Commercio, Confesercenti stima 111 mila imprese in meno dal 2019
Il presidente Gronchi parla di circa cinquanta negozi perduti al giorno fra il 2019 e il 2025.
Fra il 2019 e il 2025 le imprese del commercio al dettaglio sarebbero diminuite di oltre 111 mila unità, secondo le elaborazioni di Confesercenti richiamate dal presidente Nico Gronchi. La media di circa cinquanta attività al giorno rende immediata la dimensione del fenomeno, ma resta una media su più anni: non descrive il numero di chiusure avvenute il 25 settembre né separa aperture e cessazioni nel singolo periodo. Il dato riguarda lo stock di imprese, non necessariamente il numero di punti vendita o di addetti.
Gronchi collega la pressione sul commercio di prossimità alla crescita dei costi e alla concorrenza di gruppi e piattaforme con maggiori risorse finanziarie. Richiama anche la possibilità, per alcuni operatori, di collocare gli utili in sistemi fiscali più favorevoli. Queste sono valutazioni dell’associazione: per attribuire il calo dei negozi a una causa specifica servirebbe distinguere effetti della domanda, cambiamento delle abitudini di acquisto, commercio online, canoni e costi di gestione.
Il tema ha una dimensione territoriale. Un’attività al dettaglio può svolgere funzioni economiche e di servizio nei quartieri e nei centri minori; la sua scomparsa modifica l’offerta accessibile ai residenti e il lavoro locale. La differenza fra nuove aperture e chiusure, inoltre, può variare molto fra città, periferie e aree interne. La cifra nazionale di Confesercenti segnala una tendenza complessiva e dovrebbe essere letta insieme alla distribuzione per settore e territorio.
La priorità indicata da Gronchi è ridurre la vulnerabilità dell’economia reale agli aumenti dei prezzi energetici. Per le piccole attività, spese fisse e consumi incidono sul margine anche quando il fatturato rimane stabile. L’intervista affianca questo dato a valutazioni sull’energia e sui consumi già oggetto di dibattito: la novità specifica qui è la contrazione della rete commerciale stimata nell’arco di sei anni. Misurarne l’evoluzione richiederà aggiornamenti delle anagrafi d’impresa e un confronto con le aperture nello stesso intervallo.




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