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Chi è Valery Gergiev e perché il suo concerto alla Reggia di Caserta è stato annullato: la musica nel crocevia tra arte e politica

Il nome di Valery Gergiev non è nuovo né al pubblico internazionale né alla comunità musicale europea. Direttore d’orchestra tra i più celebri al mondo, noto per la sua direzione alla guida del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, per le numerose collaborazioni con le principali orchestre europee e statunitensi, Gergiev è da decenni un protagonista della scena sinfonica mondiale. Tuttavia, la sua figura è da anni oggetto di polemiche non tanto per le scelte artistiche, quanto per il suo legame esplicito con il presidente russo Vladimir Putin e il governo del Cremlino.


È proprio questo legame ad aver portato, nei giorni scorsi, all’annullamento del concerto che avrebbe dovuto dirigere alla Reggia di Caserta il prossimo 27 luglio, nell’ambito della rassegna “Un’estate da Re”. La decisione, annunciata ufficialmente dal Ministero della Cultura, dalla Regione Campania e dalla Direzione della Reggia, è giunta dopo un’ondata di proteste provenienti da associazioni civili, rappresentanti istituzionali e personalità del mondo culturale, che hanno contestato la presenza di un artista ritenuto da molti un “ambasciatore culturale” del regime russo.


Gergiev, classe 1953, georgiano di origine osseta, è stato per anni celebrato come una delle voci più autorevoli del repertorio russo e slavo. Ha diretto le più importanti opere di Musorgskij, Čajkovskij, Prokof’ev e Šostakovič, ottenendo riconoscimenti internazionali e incarichi prestigiosi, tra cui quello di direttore principale dei Münchner Philharmoniker e apparizioni regolari al Metropolitan di New York, al Festival di Salisburgo e alla Scala di Milano. Tuttavia, la sua carriera artistica si è sempre più intrecciata con la sua vicinanza al potere politico russo.


Nel 2007 Gergiev ha sostenuto pubblicamente la candidatura di Putin alle presidenziali, apparendo in manifesti elettorali e spot televisivi. Dopo l’invasione russa della Crimea nel 2014, ha tenuto un concerto celebrativo a Palmira, in Siria, accanto a forze militari russe, in quello che molti hanno interpretato come un evento di propaganda. Con l’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, Gergiev è stato più volte sollecitato a prendere le distanze da Putin. La sua mancata condanna ha portato a una rottura con molte istituzioni occidentali: nel marzo 2022 è stato rimosso dalla direzione della Filarmonica di Monaco di Baviera, e successivamente è stato escluso da tournée previste in Austria, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti.


La presenza di Gergiev in Italia, in un evento culturale finanziato con fondi pubblici, ha riacceso il dibattito sulla compatibilità tra libertà artistica e responsabilità morale in un contesto internazionale segnato da guerra e repressione. La sua partecipazione alla rassegna alla Reggia di Caserta è stata oggetto di dure critiche. L’associazione Memorial Italia, emanazione della storica ONG russa per i diritti umani premiata con il Nobel per la Pace nel 2022, ha espresso indignazione per l’invito, definendolo “un atto offensivo verso le vittime del regime russo e del conflitto in Ucraina”.


A prendere posizione sono stati anche esponenti politici italiani ed europei. Yulia Navalnaya, vedova dell’oppositore russo Alexei Navalny, ha denunciato pubblicamente la scelta delle autorità italiane, affermando che Gergiev rappresenta “la faccia internazionale del potere putiniano”. La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha chiesto la revoca immediata dell’evento, mentre esponenti di diverse forze politiche, da +Europa ad Azione, dal Partito Democratico a Fratelli d’Italia, hanno manifestato il loro dissenso, con motivazioni convergenti.


Il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha spiegato l’annullamento del concerto come una decisione necessaria “in nome dei valori costituzionali” e ha ribadito che “la libertà artistica non può essere utilizzata per coprire la propaganda di un regime che calpesta i diritti umani”. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che inizialmente aveva difeso la presenza di Gergiev nell’ambito della rassegna estiva, ha poi condiviso la decisione di annullare l’evento alla luce delle forti tensioni pubbliche.


Il caso ha posto interrogativi profondi sul ruolo degli artisti nelle società democratiche e sulla linea di demarcazione tra l’espressione culturale autonoma e la strumentalizzazione dell’arte da parte del potere politico. Alcuni osservatori hanno sottolineato come Gergiev non sia stato formalmente accusato di crimini né sottoposto a sanzioni internazionali personali, e hanno rilevato che altre figure del mondo culturale, pur provenienti da paesi con governi autoritari, non subiscono la stessa esclusione. Tuttavia, la posizione personale assunta da Gergiev su temi delicati — o più spesso la sua volontaria assenza di posizione — ha spinto molte istituzioni a considerare la sua presenza non come neutra, ma come ideologicamente e politicamente connotata.


A rendere più complessa la vicenda è anche la dimensione simbolica del luogo scelto per il concerto: la Reggia di Caserta, patrimonio dell’umanità UNESCO, centro della grande stagione illuministica borbonica, è oggi un simbolo della cultura pubblica italiana. L’idea di ospitare un artista fortemente associato alla linea autoritaria e aggressiva del Cremlino, in un contesto di guerra ancora in corso e in una sede fortemente rappresentativa, è risultata per molti inaccettabile.


Il concerto del 27 luglio, che avrebbe dovuto vedere Gergiev alla guida dell’Orchestra del Teatro Mariinskij, è stato dunque cancellato dal programma. La direzione artistica dell’evento ha comunicato l’intenzione di sostituirlo con una serata dedicata alla musica sinfonica europea, con un altro direttore ancora da individuare. Resta il segnale forte di una società che, almeno in questo caso, ha scelto di non separare l’arte dal contesto politico e ha rivendicato il diritto di rifiutare la normalizzazione di figure ritenute compromesse con poteri che violano apertamente i diritti umani. Il nome di Gergiev, simbolo di eccellenza musicale ma anche di fedeltà al potere, continua così a dividere il mondo della cultura.

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