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Cassazione: il decreto sicurezza non era urgente e presenta criticità costituzionali

La Corte di Cassazione ha recentemente espresso un giudizio severo sul decreto sicurezza approvato dal governo, sollevando dubbi sulla legittimità della sua adozione tramite decreto-legge. Secondo la Suprema Corte, non sussistevano i requisiti di necessità e urgenza richiesti dall'articolo 77 della Costituzione per giustificare l'uso di tale strumento normativo. Inoltre, la Cassazione ha evidenziato diverse criticità nel testo, che potrebbero violare principi costituzionali fondamentali.


Il decreto sicurezza, convertito in legge nel giugno 2025, introduce una serie di misure restrittive in materia di ordine pubblico, immigrazione e sicurezza urbana. Tra le disposizioni più controverse vi sono l'inasprimento delle pene per reati commessi durante manifestazioni pubbliche, l'ampliamento dei poteri delle forze dell'ordine e l'introduzione di nuove fattispecie di reato, come il blocco stradale e l'occupazione abusiva di immobili. Queste misure hanno suscitato preoccupazioni tra giuristi e organizzazioni per i diritti umani, che le considerano potenzialmente lesive delle libertà fondamentali.


La Cassazione ha sottolineato che l'adozione del decreto sicurezza non era giustificata da una situazione di emergenza tale da richiedere un intervento immediato. Inoltre, ha messo in evidenza come alcune disposizioni del decreto possano entrare in conflitto con diritti costituzionalmente garantiti, come la libertà di manifestazione del pensiero e il diritto di riunione. Ad esempio, l'equiparazione della resistenza passiva a condotte attive di rivolta potrebbe violare il principio di proporzionalità delle pene.


Anche il cosiddetto "daspo urbano", che consente al questore di vietare l'accesso a determinate aree a persone denunciate, è stato criticato per la sua potenziale incompatibilità con il principio di presunzione di innocenza. Inoltre, l'autorizzazione per la polizia a portare armi diverse da quelle di ordinanza anche fuori servizio solleva interrogativi sulla tutela della libertà personale e sulla sicurezza dei cittadini.


Le critiche al decreto sicurezza non provengono solo dalla Cassazione. Un gruppo di 257 giuristi di diverse università italiane ha firmato un appello in cui si denuncia l'incostituzionalità del provvedimento, evidenziando come esso violi le prerogative parlamentari e reprima il dissenso. Secondo i firmatari, l'adozione del decreto rappresenta una "torsione securitaria" che mette in pericolo i diritti fondamentali dei cittadini.


Anche il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha annunciato l'intenzione di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale, sostenendo che il governo ha leso le prerogative del Parlamento adottando un decreto-legge su una materia già in discussione in sede legislativa. Magi ha inoltre avviato la raccolta firme per un referendum abrogativo del decreto sicurezza, definendolo "un intervento per decreto legge in materia penale all'insegna del populismo penale".


Il dibattito sul decreto sicurezza si inserisce in un contesto politico teso, con il governo che difende la necessità di rafforzare la sicurezza pubblica e l'opposizione che denuncia una deriva autoritaria. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito l'approvazione del decreto un "passo decisivo per rafforzare la tutela dei cittadini", mentre il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha parlato di "nuovi ed efficaci strumenti per contrastare criminalità e terrorismo".


Tuttavia, le preoccupazioni espresse dalla Cassazione e da numerosi giuristi mettono in discussione la legittimità costituzionale del decreto sicurezza. La questione potrebbe ora essere esaminata dalla Corte Costituzionale, che sarà chiamata a valutare se le disposizioni del decreto rispettano i principi fondamentali della Carta. Nel frattempo, il dibattito pubblico continua, con manifestazioni e proteste organizzate da associazioni civili e partiti di opposizione per chiedere il ritiro del provvedimento.

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