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Casa Bianca: incentivi per l'auto-deportazione e tagli ai fondi federali per Harvard

Il 5 maggio 2025, l'amministrazione Trump ha annunciato due misure significative: un programma di incentivi finanziari per incoraggiare l'auto-deportazione degli immigrati irregolari e la sospensione di miliardi di dollari in finanziamenti federali destinati all'Università di Harvard.


Incentivi per l'auto-deportazione

Il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) ha introdotto un'iniziativa che offre un assegno di 1.000 dollari e assistenza per il viaggio agli immigrati irregolari che scelgono volontariamente di lasciare gli Stati Uniti. Secondo il DHS, questa misura rappresenta un'alternativa più economica rispetto alla deportazione forzata, che ha un costo medio di circa 17.000 dollari per individuo. Il programma è supportato da un'applicazione rinnovata, CBP Home, lanciata a marzo, che facilita il processo di auto-deportazione. Il Segretario alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, ha dichiarato che l'auto-deportazione è il metodo più sicuro ed efficiente per gli immigrati irregolari per lasciare il paese evitando l'arresto. Nonostante il Presidente Trump abbia menzionato la possibilità di un ritorno legale per alcuni migranti, il DHS non ha delineato percorsi specifici per il rientro. 


Sospensione dei finanziamenti federali a Harvard

Nello stesso giorno, il Dipartimento dell'Istruzione degli Stati Uniti ha notificato all'Università di Harvard la sospensione di miliardi di dollari in futuri finanziamenti per la ricerca e altri aiuti federali. Questa decisione è subordinata al rispetto da parte dell'università di una serie di richieste avanzate dall'amministrazione Trump, tra cui affrontare le preoccupazioni relative all'antisemitismo legato alle proteste pro-palestinesi nel campus, rivedere le politiche di ammissione basate sulla razza e aumentare la presenza di docenti conservatori. Il Segretario all'Istruzione, Linda McMahon, ha affermato che Harvard non dovrebbe aspettarsi ulteriori sovvenzioni federali a meno che non affronti queste questioni. 


Harvard ha respinto le richieste dell'amministrazione, definendole incostituzionali, motivate politicamente e una minaccia alla libertà accademica e alla ricerca. L'università ha intentato una causa legale, sostenendo che il taglio dei finanziamenti, stimato in 2,3 miliardi di dollari, mette a rischio ricerche mediche e scientifiche cruciali e ha un impatto negativo su studenti e personale. Nonostante il suo fondo di dotazione di 53 miliardi di dollari, Harvard ha sottolineato che gran parte di questi fondi sono vincolati a usi specifici, come borse di studio. 


Contesto e reazioni

Queste misure si inseriscono in un contesto più ampio di politiche restrittive sull'immigrazione e pressioni sulle istituzioni accademiche da parte dell'amministrazione Trump. Oltre all'iniziativa di auto-deportazione, l'amministrazione ha cercato di revocare lo status legale temporaneo per circa 400.000 migranti provenienti da Cuba, Haiti, Nicaragua e Venezuela, ma una corte d'appello federale ha respinto questa richiesta, criticando la mancanza di giustificazione legale sufficiente. 


Per quanto riguarda le istituzioni accademiche, l'amministrazione ha minacciato di revocare la capacità di Harvard di iscrivere studenti stranieri e di annullare il suo status di esenzione fiscale, accusando l'università di non conformarsi alle richieste federali e di mostrare simpatia per sentimenti pro-palestinesi durante le proteste contro le azioni di Israele a Gaza. Harvard ha dichiarato che continuerà a difendere la sua indipendenza e le protezioni costituzionali, pur rispettando gli obblighi legali. 


Queste azioni hanno suscitato preoccupazioni tra i gruppi per i diritti umani e le istituzioni accademiche, che vedono in esse una minaccia alla libertà di espressione, alla libertà accademica e ai diritti costituzionali. La comunità internazionale e i difensori dei diritti civili osservano con attenzione l'evolversi della situazione, temendo che queste politiche possano avere implicazioni significative per la democrazia e i diritti civili negli Stati Uniti.

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