Carestia e sangue a Gaza: oltre 100 ONG denunciano violazioni sistematiche, civili uccisi mentre cercano aiuti
- piscitellidaniel
- 23 lug
- Tempo di lettura: 4 min
La situazione nella Striscia di Gaza ha assunto contorni sempre più drammatici, trasformandosi in quella che oltre 100 organizzazioni non governative internazionali hanno definito senza esitazioni una carestia di massa. Le denunce si moltiplicano e trovano riscontro anche nei rapporti delle Nazioni Unite, che documentano una crisi umanitaria senza precedenti. La popolazione civile, stremata da mesi di guerra, si trova oggi non solo a lottare contro la fame ma anche contro le armi, in un contesto in cui gli aiuti umanitari sembrano essersi trasformati in trappole mortali.
Tra le accuse più gravi, la testimonianza di attacchi diretti contro civili disarmati mentre cercavano di accedere ai beni di prima necessità. Secondo fonti verificate e inchieste indipendenti condotte anche da emittenti internazionali, come CNN e BBC, soldati israeliani avrebbero aperto il fuoco su gruppi di persone radunatesi in prossimità dei punti di distribuzione degli aiuti. Si parla di cecchini appostati, di colpi esplosi senza preavviso su uomini, donne e bambini affamati. Episodi documentati con materiale video e testimonianze oculari, che descrivono scene di panico e sangue versato su strade divenute trappole.
Medici Senza Frontiere, Save the Children, Oxfam, Norwegian Refugee Council e molte altre sigle storiche dell’aiuto internazionale hanno firmato un appello congiunto in cui si denuncia la gravità della situazione. Le organizzazioni parlano di “sistema deliberato di privazione” che impedisce alla popolazione l’accesso ai servizi essenziali: acqua, cibo, cure mediche. Le infrastrutture sono in larga parte distrutte, gli ospedali operano con scarsissimi mezzi, il carburante è razionato e la distribuzione dell’elettricità è cessata da mesi. Il rischio epidemie è altissimo e la mortalità infantile per malnutrizione è in costante aumento.
Secondo i dati diffusi dal World Food Programme e da UNRWA, più di mezzo milione di persone si trova in condizioni di insicurezza alimentare acuta. I bambini muoiono di fame, le madri non hanno latte, i neonati nascono sottopeso in ambienti privi di igiene. La fame è diventata un’arma, denunciano le ONG, utilizzata per piegare la resistenza di un’intera popolazione. A ciò si aggiungono le difficoltà logistiche nell’ingresso degli aiuti, rallentati da controlli, veti, ritardi. I convogli umanitari spesso non raggiungono le aree più colpite o vengono respinti, sequestrati o colpiti.
Uno degli episodi più emblematici si è verificato nei pressi di Gaza City, dove centinaia di persone si erano accalcate attorno a un camion carico di farina e riso. Secondo i testimoni, senza alcun preavviso, alcuni soldati avrebbero aperto il fuoco dalla distanza, colpendo decine di civili. Le autorità israeliane hanno dichiarato che le forze armate si sarebbero limitate a disperdere la folla per motivi di sicurezza, affermando che tra i presenti si nascondevano miliziani di Hamas. Ma questa versione viene contestata da osservatori indipendenti e dalle immagini circolate sui media, che mostrano persone inermi con sacchi di cibo tra le braccia, colpite da spari diretti.
Il governo israeliano ha ribadito che Hamas utilizza i civili come scudi umani e che ogni azione dell’esercito mira a colpire infrastrutture terroristiche. Tuttavia, la proporzione delle vittime civili e la sistematicità degli attacchi agli hub umanitari sollevano pesanti interrogativi sul rispetto del diritto internazionale. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, sparare su persone che attendono aiuti alimentari costituisce una grave violazione delle Convenzioni di Ginevra. L’uso della fame come strumento bellico è qualificabile come crimine di guerra e, in determinate condizioni, anche come crimine contro l’umanità.
Sul piano diplomatico, la tensione cresce. L’Unione Europea ha convocato un consiglio straordinario dei ministri degli Esteri per discutere la crisi. Il Segretario Generale dell’ONU ha chiesto un’indagine indipendente e immediata, oltre alla riapertura permanente dei corridoi umanitari. Anche negli Stati Uniti, tradizionale alleato di Israele, il dibattito si fa acceso. Alcuni senatori democratici hanno espresso forte preoccupazione per l’evolversi della situazione e chiesto un riesame del sostegno militare a Tel Aviv.
Nel frattempo, la situazione a Gaza peggiora di giorno in giorno. Oltre 70.000 edifici risultano danneggiati o distrutti, più di un milione di persone sono sfollate, vivendo in tende o ruderi senza accesso ai servizi essenziali. Le scuole, quando ancora in piedi, sono trasformate in rifugi di fortuna. Il sistema scolastico è collassato, e con esso l’assistenza psicologica ai minori, che oggi costituiscono oltre il 50% della popolazione residente. Anche le operazioni di sepoltura si sono fatte sempre più difficili: mancano spazi, mancano materiali, mancano le persone. Interi quartieri sono ridotti a macerie, e la comunità internazionale continua ad assistere, spesso inerte, a una tragedia annunciata.
La testimonianza degli operatori umanitari è unanime: il sistema di distribuzione degli aiuti è inefficiente e pericoloso. I punti di raccolta non sono protetti, non ci sono garanzie per la sicurezza dei civili. I pochi convogli che riescono a superare i controlli sono presi d’assalto da folle disperate. La fame ha superato ogni soglia di dignità. Scene di madri che offrono l’unico pasto ai figli, bambini che si contendono pezzi di pane, uomini che scavano tra le macerie in cerca di cibo si ripetono quotidianamente.
In questo contesto, il ruolo delle ONG resta cruciale, ma insufficiente. Senza un cessate il fuoco immediato, senza la riapertura dei confini e senza un vero sforzo coordinato internazionale, ogni intervento rischia di diventare una goccia nel deserto. La popolazione di Gaza è intrappolata tra due fuochi: da una parte un’organizzazione armata che mantiene il controllo politico e militare della Striscia, dall’altra una potenza occupante che risponde agli attacchi con una forza distruttiva sproporzionata. E in mezzo, milioni di persone che chiedono solo acqua, pane e sicurezza.

Commenti