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California fa causa a Trump per l'invio "illegale" della Guardia Nazionale a Los Angeles: scontro istituzionale senza precedenti

Il 9 giugno 2025, lo Stato della California ha intentato una causa contro l'amministrazione Trump, accusando l'ex presidente di aver federalizzato illegalmente la Guardia Nazionale californiana e di averla dispiegata a Los Angeles senza il consenso del governatore Gavin Newsom. Secondo le autorità statali, questa azione rappresenta una violazione del decimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e un pericoloso precedente nell'equilibrio tra poteri federali e statali.


Contesto delle proteste e intervento federale

Le tensioni sono esplose a Los Angeles dopo una serie di raid dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement) che hanno portato all'arresto di oltre 40 persone. Le proteste, inizialmente pacifiche, si sono intensificate, con episodi di vandalismo, scontri con la polizia e l'arresto di figure di spicco come il leader sindacale David Huerta. In risposta, il presidente Trump ha ordinato il dispiegamento di 2.000 membri della Guardia Nazionale e 700 Marines, senza consultare le autorità statali. Il governatore Newsom ha definito l'azione "illegale e immorale", sostenendo che le forze dell'ordine locali avevano la situazione sotto controllo e che l'intervento federale ha solo esacerbato le tensioni. 


Fondamenti legali della causa

La causa intentata dalla California si basa sull'argomentazione che l'amministrazione Trump ha abusato del Title 10 del Codice degli Stati Uniti, che consente la federalizzazione della Guardia Nazionale solo in casi di invasione, ribellione o quando l'applicazione delle leggi federali è impraticabile. Secondo l'Attorney General Rob Bonta, nessuna di queste condizioni era presente, rendendo l'azione presidenziale una violazione della sovranità statale. È la prima volta dal 1965 che un presidente federalizza la Guardia Nazionale di uno stato senza il consenso del governatore. 


Reazioni politiche e sociali

La decisione di Trump ha suscitato critiche bipartisan. Il sindaco di Los Angeles, Karen Bass, ha accusato l'amministrazione di utilizzare la città come "caso di prova" per politiche autoritarie. Il senatore Alex Padilla ha definito la mobilitazione "inappropriata e fuorviante", mentre il senatore Adam Schiff l'ha descritta come "senza precedenti" e "destinata a infiammare le tensioni". A livello internazionale, il primo ministro australiano Anthony Albanese ha condannato l'uso eccessivo della forza, esprimendo preoccupazione per la deriva autoritaria degli Stati Uniti. 


Implicazioni costituzionali e precedenti storici

L'azione di Trump solleva interrogativi sul rispetto del Posse Comitatus Act, che limita l'uso delle forze armate per applicare le leggi civili. Sebbene il presidente possa invocare l'Insurrection Act in situazioni di emergenza, l'assenza di una reale minaccia giustificabile rende discutibile la legalità del suo intervento. Il caso richiama alla memoria il precedente del 1990, Perpich v. Department of Defense, in cui la Corte Suprema stabilì che il Congresso può autorizzare l'uso della Guardia Nazionale senza il consenso del governatore solo per scopi di addestramento, non per operazioni domestiche. 


Proteste e risposta della comunità

Le proteste a Los Angeles hanno coinvolto migliaia di persone, con manifestazioni che si sono estese a città come San Francisco, Portland e Salt Lake City. Gli scontri con le forze dell'ordine hanno portato a numerosi arresti e feriti, tra cui giornalisti e manifestanti. Le autorità locali hanno dichiarato lo stato di emergenza in diverse aree, mentre organizzazioni per i diritti civili hanno annunciato ulteriori mobilitazioni per chiedere il ritiro delle truppe federali e il rispetto della sovranità statale. 

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