Bruxelles blocca le aziende cinesi dagli appalti pubblici sanitari: stretta UE sulla reciprocità commerciale
- piscitellidaniel
- 20 giu
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L’Unione Europea ha deciso di escludere temporaneamente alcune aziende cinesi dagli appalti pubblici europei per la fornitura di dispositivi medici. Si tratta di una misura concreta, attuata per la prima volta attraverso il nuovo strumento IPI (International Procurement Instrument), pensato proprio per reagire alle politiche discriminatorie nei mercati extraeuropei. La decisione si fonda sull’accertata mancanza di accesso per le aziende europee al mercato degli appalti pubblici cinesi relativi ai dispositivi medici, con barriere che rendono di fatto impossibile partecipare alle gare indette dalle autorità sanitarie di Pechino e delle province.
La Commissione ha motivato l’intervento sulla base dei dati raccolti durante l’inchiesta avviata nell’aprile 2023. L’indagine ha evidenziato che in Cina, il mercato degli appalti per dispositivi medici è largamente chiuso alla concorrenza straniera. La percentuale di contratti aggiudicati a imprese estere è risultata inferiore al 3%, nonostante il valore complessivo del comparto sia superiore ai 90 miliardi di euro annui. Tra le pratiche segnalate figurano clausole tecniche restrittive, punteggi preferenziali per i prodotti locali, bandi redatti in modo tale da escludere l’offerta di aziende non cinesi.
Bruxelles ha scelto di reagire applicando il regolamento IPI in modo selettivo: il divieto non riguarda tutte le aziende cinesi, ma è mirato a quelle che operano in condizioni di protezione statale e che beneficiano di accesso garantito in patria, senza reciprocità nei mercati esteri. L’impatto della misura è limitato alle gare d’appalto superiori ai 5 milioni di euro, soglia stabilita per colpire solo le commesse di maggior rilievo, lasciando fuori le forniture ospedaliere di scala minore. La durata dell’esclusione è fissata in cinque anni, ma la Commissione si riserva la possibilità di rimuovere le restrizioni se la Cina adotterà misure che garantiscano condizioni paritarie alle imprese europee.
La Commissione ha specificato che la misura si applicherà già alle gare d’appalto in fase di lancio e che gli Stati membri dovranno escludere dalle procedure le offerte che superino la soglia del 50% di componentistica cinese per le categorie di dispositivi medici individuati come strategici. Tra questi rientrano strumenti per diagnostica, imaging, chirurgia avanzata e dispositivi salvavita. Il regolamento IPI obbliga anche le amministrazioni aggiudicatrici a dichiarare l’origine dei prodotti offerti in ogni gara, aumentando la trasparenza e il controllo effettivo sull’applicazione delle regole.
La mossa europea rappresenta un cambio di passo importante rispetto alla tradizionale linea del dialogo commerciale. È un atto formale e strutturato, che segna l’inizio di una fase nuova nei rapporti tra Unione Europea e Cina sul piano delle relazioni economiche e degli scambi pubblici. L’esclusione delle aziende cinesi da un segmento di mercato rilevante come quello della sanità pubblica europea può influire sugli equilibri globali del settore medicale, in cui molte imprese cinesi si sono imposte grazie a prezzi estremamente competitivi e strategie di penetrazione aggressive.
In parallelo, la Commissione ha voluto lanciare un messaggio anche interno: l’UE intende difendere le proprie imprese dall’accesso asimmetrico ai mercati mondiali. L’intervento su dispositivi medici rappresenta un primo test, ma in agenda ci sono già altre valutazioni in settori analoghi, come quelli legati all’energia rinnovabile, all’elettronica strategica e alle tecnologie digitali. La reciprocità commerciale è uno dei principi fondamentali su cui si basa il diritto europeo della concorrenza, ma fino ad oggi è rimasta in larga parte inapplicata nei rapporti con i paesi terzi. Con l’IPI, le istituzioni europee vogliono ora dotarsi di strumenti giuridici ed esecutivi concreti, in grado di riequilibrare i rapporti nei mercati strategici.
L’iniziativa è stata accolta con favore da diverse organizzazioni industriali e dalle principali associazioni di categoria, che da tempo segnalano difficoltà strutturali nel penetrare il mercato cinese dei dispositivi medici, nonostante l’alta qualità dei prodotti e gli standard tecnologici europei. MedTech Europe, associazione delle imprese europee di tecnologia medica, ha espresso sostegno alla decisione, sottolineando la necessità di continuare a promuovere l’innovazione e la competitività delle aziende continentali anche attraverso una regolamentazione più equa e rigorosa degli scambi.
Dall’altra parte, la reazione cinese è stata immediata. Il Ministero del Commercio di Pechino ha definito le misure “infondate e discriminatorie”, esprimendo rammarico per una decisione che potrebbe compromettere il dialogo economico e le relazioni bilaterali. Secondo il governo cinese, il sistema di approvvigionamento sanitario nazionale è pienamente conforme ai principi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e non prevede discriminazioni esplicite contro operatori esteri. Tuttavia, l’UE sostiene che l’opacità delle procedure, l’assenza di bandi internazionali e l’obbligo di localizzazione produttiva rendano di fatto impossibile la partecipazione equa delle imprese straniere.
La Commissione ha chiarito che la porta resta aperta al confronto: qualora la Cina fornisse garanzie verificabili sull’apertura del proprio mercato, l’esclusione delle aziende interessate potrebbe essere sospesa o revocata. Intanto, Bruxelles invita gli Stati membri a prepararsi a gestire i nuovi criteri di aggiudicazione, rafforzando le capacità di controllo sugli appalti e promuovendo filiere produttive europee alternative in grado di rispondere in modo tempestivo alle esigenze del settore sanitario pubblico.

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