Blackout globale della rete Starlink: migliaia di utenti offline per oltre due ore e impatto anche su operazioni militari
- piscitellidaniel
- 25 lug
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Il 25 luglio 2025, il sistema di connessione satellitare Starlink, sviluppato da SpaceX, ha subito un grave blackout globale che ha lasciato migliaia di utenti senza accesso a Internet per oltre due ore e mezza. Il disservizio ha interessato diverse aree del mondo, dagli Stati Uniti all’Europa, fino all’Asia e all’Australia, coinvolgendo sia utenti civili che infrastrutture critiche, incluse quelle militari. L’interruzione ha sollevato interrogativi importanti sulla resilienza del sistema e sulla dipendenza globale dalle reti satellitari per la connettività e la sicurezza.
Il blackout è stato segnalato per la prima volta intorno alle ore 21:15 italiane e ha raggiunto il suo picco con oltre 60.000 segnalazioni raccolte dal sito DownDetector, specializzato nel monitoraggio dei disservizi digitali. Le prime aree colpite sono state gli Stati Uniti, in particolare la costa occidentale, ma nell’arco di pochi minuti anche l’Europa centrale, il Sud-est asiatico e l’Oceania hanno registrato malfunzionamenti. Il problema ha avuto un impatto immediato anche in contesti remoti dove Starlink rappresenta l’unico mezzo di connessione stabile, come aree rurali, postazioni militari e navi in navigazione.
SpaceX ha confermato l’interruzione del servizio tramite un messaggio pubblicato sulla piattaforma X (ex Twitter), dove Michael Nicolls, vicepresidente per l’ingegneria, ha spiegato che il blackout è stato causato da “un’anomalia nei sistemi software critici del core network”. L’interruzione ha riguardato l’infrastruttura centrale che gestisce il traffico tra i terminali a terra e la costellazione di satelliti in orbita bassa, composta da oltre 5.500 unità. Secondo le prime ricostruzioni, non si sarebbe trattato di un attacco informatico, ma di un errore interno di configurazione che ha propagato un malfunzionamento su scala globale.
Elon Musk ha preso la parola poche ore dopo, scusandosi pubblicamente e assicurando che la priorità ora è “identificare le cause esatte del guasto e rafforzare l’affidabilità del network”. Musk ha anche ammesso che la ridondanza del sistema, uno dei punti di forza dichiarati di Starlink, non ha funzionato come previsto. L’azienda ha attivato un’indagine tecnica interna per determinare se l’interruzione sia stata provocata da un aggiornamento software difettoso o da una sequenza automatica errata.
Le conseguenze del blackout non sono state soltanto tecnologiche, ma anche operative. In Ucraina, dove Starlink è ampiamente utilizzato dalle forze armate per il coordinamento delle missioni, l’assenza di connessione ha provocato gravi ritardi nelle operazioni in corso. Il comandante del battaglione di droni Robert Brovdi ha dichiarato che “tutti i dispositivi sono andati offline contemporaneamente, rendendo impossibile visualizzare le immagini in tempo reale o trasmettere comandi ai droni in volo”. Il ministero della Difesa ucraino ha segnalato l’episodio come “estremamente pericoloso” e ha richiesto a SpaceX garanzie aggiuntive per la stabilità del servizio.
Secondo alcuni analisti della sicurezza informatica, il blackout evidenzia la vulnerabilità dei sistemi basati interamente su architetture satellitari e cloud, che, pur offrendo enorme flessibilità, sono anche suscettibili a guasti centralizzati. Non è la prima volta che Starlink registra problemi di questo tipo, ma l’estensione e la durata dell’evento del 25 luglio rappresentano un campanello d’allarme per governi e organizzazioni internazionali. La rete satellitare è infatti utilizzata anche da numerosi enti pubblici e aziende strategiche, tra cui compagnie energetiche, aeroporti e flotte mercantili.
Dati pubblicati da NetBlocks, piattaforma specializzata nel monitoraggio della connettività Internet a livello globale, mostrano che nei minuti successivi all’inizio del disservizio il traffico complessivo trasportato via Starlink è sceso dell’84%, con picchi di down totale in alcune aree della Siberia, del Midwest statunitense e della Nuova Zelanda. La ripresa è stata graduale: il ripristino dei servizi principali è avvenuto solo dopo le 23:45 ora italiana, con alcuni utenti che hanno continuato a segnalare problemi residui fino a tarda notte.
Le autorità di regolamentazione statunitensi, in particolare la Federal Communications Commission (FCC), hanno chiesto a SpaceX una relazione dettagliata sull’accaduto, sollevando la questione della sicurezza delle infrastrutture satellitari civili in situazioni di emergenza. Anche l’Agenzia europea per la cybersicurezza (ENISA) ha annunciato l’apertura di un’indagine conoscitiva, soprattutto per valutare se siano stati compromessi sistemi sensibili legati a comunicazioni governative.
Il blackout arriva in un momento in cui Starlink è al centro di un’espansione accelerata in tutto il mondo. Solo nelle ultime settimane, SpaceX aveva concluso accordi con governi dell’America Latina, dell’Africa e del Sud-est asiatico per estendere la copertura del servizio in aree isolate. L’obiettivo dichiarato da Elon Musk è quello di rendere Starlink un’alternativa stabile alla rete terrestre in ogni angolo del pianeta. Ma l’episodio ha mostrato che la crescente dipendenza da un’unica infrastruttura globale potrebbe avere conseguenze imprevedibili, soprattutto in contesti in cui non esistono sistemi di backup adeguati.
Al di là delle ripercussioni tecniche, l’evento ha avuto anche effetti sul piano finanziario: le azioni di SpaceX, pur non quotate direttamente in borsa, hanno registrato una riduzione del valore stimato sul mercato secondario del 4% nelle ore successive. Gli investitori hanno espresso preoccupazione per la gestione dell’incidente e per il potenziale impatto sull’affidabilità percepita del servizio, soprattutto nei contratti militari e governativi.
Mentre SpaceX continua a raccogliere dati per chiarire quanto avvenuto, diversi esperti chiedono che la gestione della connettività satellitare venga regolata a livello internazionale, almeno per quanto riguarda le funzioni essenziali. Il blackout ha reso evidente quanto il dominio dello spazio e dei servizi da esso derivati non possa più essere lasciato esclusivamente all’iniziativa privata, per quanto tecnologicamente avanzata. La sfida, oggi, è costruire un’architettura di rete veramente resiliente, capace di garantire continuità, sicurezza e trasparenza anche in presenza di eventi critici.

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