Bayrou avvia le consultazioni mentre le opposizioni restano ferme sul no e lo scontro Parigi-Roma domina la scena
- piscitellidaniel
- 1 set
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François Bayrou, leader centrista e figura storica della politica francese, ha ufficialmente avviato una fase di consultazioni per cercare una via d’uscita allo stallo parlamentare seguito alle ultime elezioni legislative. L’assenza di una maggioranza assoluta all’Assemblée Nationale ha congelato gran parte dell’attività legislativa, e l’Eliseo ha affidato a Bayrou il compito di esplorare possibili convergenze tra le forze politiche. Tuttavia, l’inizio di queste consultazioni è avvenuto in un contesto estremamente complicato, segnato da un fronte interno paralizzato e da tensioni crescenti con l’Italia, che alimentano un clima diplomatico e politico teso.
Le opposizioni, in particolare le forze di sinistra e il Rassemblement National di Marine Le Pen, hanno ribadito la loro indisponibilità ad appoggiare qualsiasi esecutivo guidato da esponenti dell’attuale maggioranza presidenziale. Il blocco di sinistra insiste sulla necessità di un programma radicalmente alternativo, chiedendo maggiore impegno su redistribuzione della ricchezza, diritti sociali, ecologia e riforma delle istituzioni. Al contrario, il partito di Le Pen punta a capitalizzare l’impasse istituzionale per accreditarsi come forza pronta a governare in vista delle presidenziali del 2027.
Nel frattempo, Macron resta defilato ma vigile. Dopo aver rinunciato all’ipotesi di un governo tecnico, ha scelto di non sciogliere l’Assemblea, pur avendone la possibilità, nella speranza che un’iniziativa politica trasversale come quella promossa da Bayrou possa smuovere gli equilibri. La figura di Bayrou è considerata un elemento di mediazione, forte della sua storia personale, del legame con la presidenza ma anche della sua relativa autonomia, che lo ha reso credibile anche presso alcuni settori delle opposizioni moderate.
Il clima di instabilità politica si riflette però anche sulla scena internazionale, con lo scontro con Roma che negli ultimi giorni ha raggiunto nuove vette di tensione. A infiammare il confronto è stato un passaggio critico del presidente francese Emmanuel Macron sul presunto “dumping fiscale” praticato dall’Italia, che avrebbe effetti distorsivi sulla competitività delle imprese europee. Le parole dell’Eliseo sono state interpretate come un attacco frontale alla politica economica del governo italiano, già al centro di polemiche tra Bruxelles e Roma su vari fronti, dalla gestione del debito pubblico alla riforma del Patto di Stabilità.
La reazione italiana è stata immediata. Il ministro dell’Economia ha respinto le accuse definendole “strumentalizzazioni politiche interne”, volte a spostare l’attenzione dalla crisi istituzionale che attraversa la Francia. Il ministro degli Esteri ha rincarato la dose, sostenendo che “Parigi farebbe meglio a concentrarsi sui propri problemi, anziché impartire lezioni agli altri Stati membri”. Anche da parte del presidente del Consiglio sono arrivate dichiarazioni tese, che hanno ribadito la legittimità delle scelte fiscali italiane, sottolineando come esse siano pienamente in linea con i margini consentiti dai trattati europei.
L’affaire franco-italiano si inserisce in un contesto più ampio di attriti che coinvolgono i due Paesi. Oltre al fisco, anche la questione migratoria continua a rappresentare un terreno di scontro. La Francia ha recentemente rafforzato i controlli al confine con l’Italia, in particolare nella zona di Ventimiglia, giustificando la misura con l’aumento dei flussi irregolari. Roma ha definito il provvedimento “non coordinato” e “contro lo spirito di solidarietà europea”. Le tensioni si sono poi estese al piano culturale e simbolico, con scambi polemici su temi identitari, sovranità economica e ruolo geopolitico nell’area mediterranea.
Nel mezzo di questo quadro complesso, Bayrou tenta di costruire un percorso politico che consenta di rilanciare l’azione di governo. I suoi primi incontri si sono svolti con i rappresentanti di alcuni partiti centristi e indipendenti, ma la strada appare in salita. Senza una disponibilità delle opposizioni più strutturate a dialogare, il rischio è che il suo tentativo resti confinato al livello della testimonianza politica, senza produrre effetti concreti sull’assetto dell’esecutivo. Un’opzione ventilata negli ambienti vicini all’Eliseo è quella di un governo “di responsabilità repubblicana”, sostenuto da una coalizione variegata ma coesa su un’agenda ristretta. Anche in questo caso, però, le resistenze sono molteplici.
All’interno del campo macroniano stesso non mancano divisioni. Alcuni esponenti di Renaissance, il partito fondato da Macron, guardano con scetticismo all’iniziativa di Bayrou, ritenendo che si tratti di una manovra dilatoria. Altri, più favorevoli, sperano invece che il leader centrista possa trovare un’intesa minima con i socialisti e con settori riformisti dei Verdi, dando vita a un patto di legislatura che garantisca al governo almeno due anni di relativa stabilità fino al termine naturale del mandato.
Anche il mondo economico osserva con crescente preoccupazione la paralisi istituzionale. Le principali associazioni d’impresa francesi chiedono certezze, in particolare per quanto riguarda la politica fiscale e le riforme attese nel mercato del lavoro. I mercati finanziari restano prudenti, ma iniziano a emergere segnali di inquietudine legati alla possibilità che la Francia non riesca a garantire la sostenibilità delle proprie riforme in assenza di una solida maggioranza politica.

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