Avviso di garanzia a Matteo Ricci: il caso “Affidopoli” scuote la corsa alle elezioni regionali nelle Marche
- piscitellidaniel
- 22 lug
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Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro ed europarlamentare del Partito Democratico, ha ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Pesaro ribattezzata “Affidopoli”. L’indagine riguarda una presunta gestione irregolare degli affidamenti pubblici da parte del Comune durante il suo mandato. La notizia è arrivata proprio nel momento in cui Ricci è stato indicato ufficialmente come candidato presidente per il centrosinistra alle elezioni regionali delle Marche, previste per il 28 e 29 settembre.
Al centro dell’inchiesta ci sono affidamenti diretti per circa 600.000 euro concessi ad alcune associazioni locali per la realizzazione di eventi, manifestazioni culturali, installazioni urbane e altre iniziative. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, in particolare due associazioni – “Opera Maestra” e “Stella Polare” – avrebbero ricevuto nel corso di quattro anni una serie di incarichi senza passare per procedure di gara pubblica, sollevando il sospetto di favoritismi e violazioni delle normative sugli appalti. Le due realtà, secondo le indagini, erano prive di struttura operativa, personale iscritto, DURC e di un bilancio verificabile.
L’indagine coinvolge anche alcuni stretti collaboratori di Ricci, tra cui l’ex capo di gabinetto Massimiliano Santini, che sarebbe stato uno dei referenti amministrativi dei procedimenti contestati, e Stefano Esposto, presidente delle due associazioni beneficiarie degli affidamenti. Le ipotesi di reato comprendono turbativa d’asta, abuso d’ufficio, falso ideologico e corruzione. Gli atti contestati includono eventi come l’iniziativa “Candele sotto le stelle”, l’installazione del maxi casco di Valentino Rossi, e la realizzazione di murales, rotatorie artistiche e addobbi natalizi.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Ricci non avrebbe ricevuto alcun vantaggio economico personale. Tuttavia, la procura ritiene che le attività finanziate con fondi pubblici abbiano prodotto un ritorno in termini di consenso politico, favorendo l’immagine del sindaco uscente e della sua amministrazione. L’accusa parla quindi di “utilità politica”, un’ipotesi che, se confermata, potrebbe aprire un nuovo fronte giurisprudenziale nella qualificazione dei vantaggi oggetto di reato.
Matteo Ricci ha reagito immediatamente con un videomessaggio sui social in cui ha reso pubblica la ricezione dell’avviso di garanzia. Ha dichiarato di essere “molto amareggiato, ma sereno”, escludendo qualsiasi coinvolgimento diretto negli affidamenti oggetto d’indagine. Ha precisato di essersi sempre affidato ai suoi collaboratori e di aver agito con trasparenza, confidando pienamente nell’operato dei dirigenti comunali. Ricci ha poi sottolineato di non aver tratto alcun beneficio personale e ha ribadito la sua estraneità rispetto ai fatti contestati.
Ha inoltre annunciato l’intenzione di presentarsi spontaneamente dai magistrati per fornire chiarimenti e ha espresso fiducia nel lavoro della magistratura, pur lamentando il “tempismo particolare” dell’avviso, arrivato esattamente il giorno dopo l’ufficializzazione della data delle elezioni regionali. Secondo Ricci, questo elemento non può essere ignorato e solleva legittimi interrogativi sulla ricaduta politica della vicenda.
L’inchiesta “Affidopoli” aveva già sollevato interrogativi in Consiglio comunale nei mesi scorsi, dove l’opposizione aveva chiesto più volte chiarimenti sulle modalità di assegnazione dei fondi per le attività culturali e promozionali. In particolare, era stato contestato il ricorso sistematico all’affidamento diretto e l’assenza di una procedura selettiva trasparente. Ricci non si era presentato a diverse audizioni della commissione consiliare di controllo, preferendo inviare documentazione e rassegne stampa al posto di un confronto diretto.
Il caso ha immediatamente generato reazioni nel panorama politico. Dal fronte del centrosinistra, diversi esponenti hanno espresso solidarietà a Ricci, difendendone l’operato e sottolineando la sua correttezza amministrativa. Al tempo stesso, alcuni alleati – tra cui esponenti del Movimento 5 Stelle – hanno chiesto “chiarimenti rapidi e trasparenza totale” per non compromettere l’immagine della coalizione. Sul fronte opposto, le forze del centrodestra hanno colto l’occasione per attaccare duramente il candidato, definendo “inaccettabile” che si presenti alle elezioni con un’indagine in corso e chiedendo al PD di fare un passo indietro.
La vicenda rischia di avere un impatto significativo sulla campagna elettorale, riaprendo il dibattito sui criteri di trasparenza e legalità nella gestione degli enti locali. I riflettori sono ora puntati sulla procura di Pesaro, che nei prossimi giorni potrebbe ascoltare Ricci e altri soggetti coinvolti. Gli atti dell’inchiesta sono stati in parte acquisiti anche dalla Corte dei Conti, che valuterà se sussistano profili di danno erariale.
L’indagine non solo mette sotto pressione il candidato del centrosinistra, ma richiama l’attenzione sull’intero sistema di gestione delle risorse pubbliche nei comuni italiani, soprattutto in ambito culturale e promozionale. L’uso dei fondi per eventi e manifestazioni, pur spesso motivato da esigenze di valorizzazione del territorio, apre infatti a potenziali zone grigie in assenza di una disciplina rigorosa e di controlli efficaci. Il nodo dell’affidamento diretto, già oggetto di discussione a livello nazionale, torna prepotentemente al centro del dibattito.
Nonostante l’impatto mediatico e politico del caso, Matteo Ricci ha ribadito la volontà di proseguire la propria candidatura. Nei suoi interventi ha parlato di una campagna elettorale “ancora più determinata” e ha invitato i cittadini a giudicarlo per quanto fatto nei dieci anni di amministrazione comunale. L’evoluzione dell’inchiesta sarà ora determinante nel definire i prossimi sviluppi del percorso elettorale e nella tenuta dell’alleanza tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e le altre liste civiche che sostengono la sua candidatura.

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