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Approvato alla Camera il decreto fiscale: ravvedimento speciale, controlli più trasparenti e nuovi strumenti per il fisco

La Camera dei deputati ha approvato il decreto fiscale contenente un pacchetto di misure che, oltre a confermare lo stop a nuovi aumenti fiscali, interviene su più fronti del rapporto tra contribuenti e amministrazione finanziaria. Il provvedimento, in attesa del via libera definitivo del Senato, punta a migliorare l'efficienza del sistema tributario, rafforzare gli strumenti di contrasto all'evasione e offrire nuove opportunità di regolarizzazione per i contribuenti, in particolare per autonomi e partite IVA. Tra le misure più attese spicca il ritorno del ravvedimento speciale collegato al concordato preventivo biennale, accompagnato da nuove regole sui controlli della Guardia di finanza e da una serie di interventi puntuali sul fronte della compliance fiscale.


La norma reintroduce, in una forma riformulata, il cosiddetto ravvedimento speciale, destinato ai soggetti che intendono regolarizzare le violazioni relative alle dichiarazioni fiscali fino al 2023. Si tratta di un meccanismo di sanatoria agevolata che, per essere attivato, richiede l'adesione preventiva al concordato preventivo biennale per gli anni 2025-2026. Potranno beneficiarne coloro che avevano aderito al primo concordato e hanno ricevuto esito positivo per il 2024, con l’opportunità di estendere il percorso anche all’annualità successiva. Il ravvedimento consente di definire le irregolarità dichiarative versando imposte sostitutive e sanzioni in misura ridotta, secondo una logica premiale legata al grado di aderenza agli indici sintetici di affidabilità (ISA).


Per gli anni d’imposta oggetto di regolarizzazione, il contribuente dovrà effettuare un adeguamento del reddito dichiarato, in misura variabile dal 5% al 50%, in base all’affidabilità fiscale. Su tale maggiore imponibile si calcolano le imposte dovute, con aliquote agevolate: del 15% per i soggetti non ISA e del 10% per quelli con indicatori elevati. A questo si aggiunge l’imposta IRAP, pari al 3,9%. Gli importi potranno essere versati in un’unica soluzione oppure in un massimo di dieci rate mensili, con scadenza del primo pagamento fissata al 15 marzo 2026. Per gli anni di pandemia, 2020 e 2021, è prevista una riduzione del 30% sull’adeguamento del reddito, a riconoscimento dell’eccezionalità del periodo.


La manovra include anche una disposizione significativa sui controlli fiscali, introducendo l’obbligo di motivazione per ogni accesso, ispezione o verifica da parte della Guardia di finanza. Si tratta di una risposta diretta alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che aveva censurato l’Italia per l’eccessiva discrezionalità nell’autorizzazione delle attività ispettive. Secondo le nuove regole, ogni atto autorizzativo dovrà indicare in modo chiaro e circostanziato le ragioni dell’intervento, al fine di garantire maggiore trasparenza e tutela dei diritti del contribuente. La motivazione dovrà poi essere riportata anche nei verbali di constatazione e nei documenti istruttori successivi.


Tra le altre misure previste dal decreto spicca la proroga al 16 gennaio 2026 del secondo acconto IRPEF per i contribuenti con ricavi inferiori a 170.000 euro, cioè la quasi totalità delle partite IVA. Il versamento potrà essere effettuato in un’unica soluzione oppure dilazionato in cinque rate mensili, fino a maggio 2026. Si tratta di una norma che si affianca alla precedente rimodulazione del calendario fiscale introdotta con la legge di bilancio, che punta a distribuire più equamente nel tempo gli obblighi tributari dei lavoratori autonomi.


Altra misura rilevante è l’estensione della possibilità di aderire al concordato preventivo biennale. I termini per la presentazione della domanda sono stati riaperti fino al 12 dicembre 2025, dando la possibilità anche a chi non aveva aderito alla prima tornata di accedere al nuovo percorso di determinazione agevolata dell’imponibile. Il concordato, lo ricordiamo, si basa su una proposta di reddito presuntivo elaborata dall’Agenzia delle Entrate, che il contribuente può accettare beneficiando della certezza fiscale e della limitazione dei controlli per il biennio di riferimento.


Il decreto include inoltre misure a favore del settore sportivo professionistico. È stata infatti confermata l’esenzione IMU per gli impianti sportivi, attraverso l’attribuzione di un credito d’imposta compensabile, che mira a sostenere le società nella gestione di impianti e strutture, gravate negli ultimi anni da crescenti costi di mantenimento e riqualificazione.

Dal punto di vista delle famiglie, è stato rifinanziato il bonus una tantum da 100 euro, già erogato a dicembre 2023, destinato ora anche a nuclei monogenitoriali e lavoratori con ISEE fino a 28.000 euro. Si stima che il nuovo bonus coinvolgerà circa 4,5 milioni di soggetti, con l’obiettivo di sostenere il potere d’acquisto delle fasce di reddito medio-basse, fortemente colpite dall’inflazione.


Infine, il provvedimento introduce anche disposizioni in materia di riscossione coattiva, facilitando l’attività dell’Agenzia Entrate-Riscossione attraverso strumenti digitali più efficienti e la possibilità di utilizzare le informazioni disponibili per una migliore profilazione del rischio fiscale. Viene inoltre potenziato il sistema dei controlli automatizzati, con l’obiettivo di prevenire errori e irregolarità già in fase di compilazione delle dichiarazioni, anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale e dell’analisi predittiva.


Il decreto approvato alla Camera rappresenta un nuovo tassello nella strategia di riforma del fisco portata avanti dal governo. Pur non introducendo nuove imposte, consolida strumenti già sperimentati nei mesi precedenti e interviene su una pluralità di ambiti, dalle sanatorie alla calendarizzazione degli obblighi, dai controlli alla fiscalità sportiva, fino al rafforzamento degli strumenti informatici. Il testo è atteso ora al Senato, dove potrebbe essere confermato senza ulteriori modifiche per garantire la conversione in legge nei tempi previsti.

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