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ANCI contro il Viminale: risorse insufficienti per la sicurezza urbana, i sindaci chiedono più mezzi e poteri

Nel confronto sempre più teso tra autonomie locali e governo centrale, si inserisce con forza l’ultimo affondo dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), che ha denunciato l’inadeguatezza delle risorse messe a disposizione dal Ministero dell’Interno per affrontare il tema della sicurezza urbana. L’accusa è arrivata direttamente durante l’incontro istituzionale con il ministro Matteo Piantedosi, al quale i rappresentanti dei sindaci italiani hanno consegnato un documento dettagliato che fotografa una situazione preoccupante: fondi insufficienti, organici ridotti all’osso e responsabilità crescenti scaricate sui Comuni senza le necessarie dotazioni.


Il punto principale sollevato dall’ANCI riguarda l’incoerenza tra le competenze richieste alle amministrazioni locali e le risorse disponibili. Negli ultimi anni, il ruolo delle polizie municipali si è progressivamente ampliato, inglobando funzioni di ordine pubblico, monitoraggio ambientale, presidio dei quartieri e supporto alle forze dell’ordine statali, soprattutto nei grandi centri urbani e nelle aree metropolitane. Tuttavia, i bilanci comunali sono rimasti invariati e spesso penalizzati dai vincoli di finanza pubblica e dal blocco del turnover.


Nel documento consegnato al Viminale, l’ANCI ha evidenziato come in molte città la carenza di organico nelle polizie locali sia arrivata a livelli critici, con percentuali di copertura degli organici che in alcuni capoluoghi non superano il 50% di quanto previsto dai piani regolatori. I sindaci lamentano anche l’assenza di strumenti tecnologici adeguati, l’obsolescenza dei mezzi e la mancanza di una strategia nazionale integrata per la sicurezza urbana, che possa coordinare polizie locali, prefetture e forze dell’ordine statali.


Particolarmente acceso è stato l’intervento del presidente dell’ANCI, Antonio Decaro, che ha chiesto al governo un cambio di passo immediato: più fondi vincolati per la sicurezza urbana, un piano nazionale di assunzioni per le polizie municipali e una riforma organica del ruolo dei Comuni nella gestione dell’ordine pubblico. “Non possiamo più tollerare che ai sindaci si chiedano risposte immediate su questioni come degrado urbano, criminalità minorile o spaccio nei quartieri, senza che ci vengano dati né strumenti né personale,” ha dichiarato Decaro, ottenendo l’applauso della maggior parte degli amministratori presenti.


Dal canto suo, il ministro Piantedosi ha riconosciuto la necessità di intervenire sul tema, ma ha ricordato i vincoli di bilancio e i paletti posti dalla legge di stabilità. Ha promesso un tavolo tecnico permanente tra Viminale e ANCI per affrontare le criticità e studiare un piano di medio periodo per potenziare le dotazioni organiche e tecnologiche delle polizie locali. Tuttavia, non ha fornito indicazioni chiare su tempi e risorse, limitandosi a definire “prioritaria” la sicurezza urbana nel quadro delle politiche pubbliche.


Le tensioni tra Comuni e governo non si limitano alle risorse. L’ANCI chiede anche una revisione del quadro normativo, con l’obiettivo di attribuire maggiori poteri ai sindaci in materia di sicurezza, urbanistica e ordinanze. Attualmente, infatti, molte ordinanze emesse dai sindaci vengono impugnate o annullate dai TAR per presunta violazione delle competenze statali. Decaro ha chiesto che venga formalizzata la figura del “sindaco commissario per la sicurezza” nelle città con alta densità di criminalità, con poteri straordinari e accesso diretto a fondi statali.


Un altro tema emerso durante l’incontro è stato quello delle telecamere di videosorveglianza. Molti Comuni hanno già investito, spesso con risorse proprie o regionali, nella creazione di reti di controllo urbano, ma l’assenza di una piattaforma nazionale integrata e la mancanza di interoperabilità tra le forze dell’ordine limita l’efficacia di questi strumenti. L’ANCI ha proposto la creazione di un sistema informativo condiviso, con l’accesso in tempo reale ai dati raccolti da tutte le forze sul territorio.


L’allarme lanciato dall’ANCI non riguarda solo le grandi città. Anche i piccoli Comuni, soprattutto quelli di provincia e dell’entroterra, denunciano un progressivo aumento dei fenomeni di microcriminalità, spesso legati al traffico di stupefacenti e alla presenza di gruppi criminali di tipo organizzato. La mancanza di stazioni dei carabinieri, presidi di polizia e personale specializzato rende difficile contrastare queste dinamiche in contesti già segnati dallo spopolamento e dalla crisi dei servizi pubblici.


I sindaci si trovano così schiacciati tra le aspettative dei cittadini e l’inerzia istituzionale. Secondo una recente rilevazione dell’ANCI, oltre il 70% dei sindaci intervistati ha dichiarato di sentirsi isolato nella gestione delle emergenze legate alla sicurezza, mentre l’84% ha sottolineato l’urgenza di un piano di rafforzamento delle polizie municipali. La percezione dell’insicurezza urbana, inoltre, è in crescita costante secondo i dati ISTAT, soprattutto nei quartieri periferici delle grandi città e nei contesti sociali più fragili.


Il confronto tra ANCI e Viminale si riaprirà nei prossimi giorni in sede tecnica, con l’obiettivo di tradurre le istanze dei Comuni in un pacchetto di misure da inserire nella prossima legge di bilancio. I sindaci chiedono almeno 500 milioni in più per la sicurezza urbana nel triennio 2025-2027, l’abolizione del tetto al turn-over per le assunzioni di agenti locali e una modifica al testo unico sugli enti locali per rafforzare i poteri di intervento immediato in caso di emergenze.

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