Accordo sui dazi tra Unione europea e Stati Uniti: fissata tariffa base al 15% per evitare l’escalation commerciale
- piscitellidaniel
- 28 lug
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Nel corso di un vertice ad alta intensità diplomatica, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e l’ex presidente statunitense Donald Trump hanno annunciato oggi il raggiungimento di un’intesa sulla nuova politica tariffaria transatlantica, definita da entrambi come un “patto storico”. L’accordo prevede l’introduzione di una tariffa base del 15% su un ampio insieme di beni europei esportati verso gli Stati Uniti, sostitutiva dei dazi molto più elevati — fino al 30% — che erano stati minacciati da Washington nelle settimane precedenti. L’intesa, firmata simbolicamente a Edimburgo, è frutto di mesi di negoziati serrati e rappresenta un passaggio strategico per prevenire l’inasprimento delle tensioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico.
L’obiettivo principale dell’accordo è la stabilizzazione delle relazioni economiche tra i due principali partner occidentali in un contesto globale caratterizzato da frammentazione delle catene del valore, tensioni geopolitiche e competizione crescente con attori come la Cina. Le trattative si sono concentrate su un equilibrio complesso: da un lato, la richiesta statunitense di proteggere le proprie industrie strategiche, in particolare quella automobilistica e quella dell’acciaio; dall’altro, la necessità europea di evitare una stretta commerciale che avrebbe potuto danneggiare in particolare la Germania, l’Italia e la Francia, i principali esportatori del continente verso il mercato statunitense.
La nuova tariffa del 15% sarà applicata a una serie di prodotti industriali considerati non strategici, mantenendo invece l’esenzione totale per alcune categorie chiave. Tra queste rientrano i veicoli elettrici a basso impatto ambientale, i semiconduttori, le tecnologie verdi, i macchinari ad alta precisione e le apparecchiature medicali, che saranno soggette a un regime di “zero for zero”, ovvero nessuna imposizione tariffaria reciproca. L’elenco dei beni esclusi è stato definito in base al principio di salvaguardia delle catene di fornitura critiche, condiviso da entrambi i governi.
Sul fronte energetico, l’Unione europea si è impegnata ad aumentare significativamente le importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di diversificare le fonti rispetto alla dipendenza residua dal gas russo. Questo impegno, valutato in circa 750 miliardi di dollari nei prossimi sette anni, è accompagnato da un piano congiunto per l’investimento in infrastrutture energetiche transatlantiche, tra cui terminali di rigassificazione e impianti per la produzione e lo stoccaggio di idrogeno. Parallelamente, Bruxelles ha ottenuto il via libera per accedere in forma preferenziale a contratti statunitensi di fornitura energetica a lungo termine.
Il dossier sicurezza e difesa ha giocato un ruolo fondamentale nella trattativa. L’accordo prevede che i Paesi europei membri della NATO aumentino progressivamente gli investimenti in armamenti di fabbricazione statunitense, in particolare nel settore della difesa aerea e missilistica. I numeri indicano una fornitura pianificata per oltre 600 miliardi di dollari entro il 2032. Tali forniture includono jet militari di quinta generazione, sistemi antimissile THAAD e componenti radar integrati, rafforzando così l’interoperabilità militare transatlantica e dando impulso al complesso militare-industriale statunitense.
La presidente della Commissione von der Leyen ha definito l’intesa come “una pietra miliare che segna il ritorno della fiducia tra partner strategici” e ha sottolineato che la Commissione continuerà a svolgere un ruolo guida nella definizione delle politiche commerciali comuni, evitando che i singoli Stati membri agiscano in ordine sparso. Donald Trump, da parte sua, ha rivendicato l’accordo come “una vittoria per i lavoratori americani” e ha dichiarato che grazie a questo patto “si protegge l’industria, si riducono i rischi geopolitici e si costruisce una nuova architettura di scambi equi”.
Il patto commerciale si inserisce in un contesto internazionale fortemente polarizzato. Negli ultimi mesi, l’Organizzazione mondiale del commercio ha espresso preoccupazioni per la crescente adozione di misure protezionistiche da parte delle principali economie. Il compromesso tra Stati Uniti e Unione europea rappresenta quindi un segnale rilevante per il mercato globale, che osserva con attenzione ogni evoluzione nella politica commerciale dei Paesi del G7.
Particolarmente significativa la posizione della Germania, che era tra i Paesi europei più esposti alle eventuali misure protezionistiche americane. L’industria automobilistica tedesca, principale settore esportatore verso gli Stati Uniti, ha accolto con cautela il compromesso, valutandolo come un danno limitato rispetto all’alternativa di tariffe punitive generalizzate. L’associazione dei produttori VDA ha comunicato che monitorerà attentamente l’impatto effettivo delle nuove misure sui flussi di export, ma ha riconosciuto il ruolo determinante della diplomazia tedesca, in particolare dell’intervento diretto del cancelliere Merz nei colloqui informali con emissari statunitensi.
Anche l’Italia ha seguito da vicino le trattative, data la forte presenza di esportatori di macchinari, tecnologie e beni agroalimentari verso il mercato nordamericano. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha espresso soddisfazione per l’inserimento di numerose categorie di prodotti italiani tra quelli esclusi dalla tariffa base, in particolare nel comparto biomedicale, nella moda e nel design industriale.
Dal punto di vista istituzionale, l’accordo sarà ratificato formalmente durante il prossimo Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea, dopodiché sarà oggetto di revisione triennale con clausola di revisione automatica. Le modalità applicative saranno gestite da una piattaforma congiunta Bruxelles-Washington, incaricata di monitorare il rispetto degli impegni tariffari e industriali, nonché di intervenire in caso di contenziosi. L’accordo prevede anche la possibilità di sospensione automatica in caso di violazione da parte di una delle due parti, con un meccanismo di arbitrato rapido.
L’intesa rappresenta il primo grande accordo commerciale multilaterale sottoscritto dal nuovo assetto politico degli Stati Uniti dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Essa è destinata a tracciare una linea di demarcazione rispetto al ciclo precedente, nel quale le tensioni tra Washington e Bruxelles avevano raggiunto livelli critici, culminando nell’imposizione di dazi reciproci su acciaio, alluminio, prodotti agricoli e tecnologie digitali.

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