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La ripresa della produzione nazionale di gas naturale. Nuovi giacimenti, quadro normativo e prospettive industriali

  • Immagine del redattore: Luca Baj
    Luca Baj
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Dopo un lungo periodo di contrazione strutturale, la produzione nazionale di gas naturale registra un’inversione di tendenza che segna un passaggio rilevante per l’intero settore energetico. Il recupero avviato nel corso del 2025 interrompe una traiettoria discendente iniziata oltre vent’anni fa, quando l’estrazione interna aveva progressivamente perso peso a causa dell’esaurimento di molti giacimenti maturi e di un contesto regolatorio sempre più restrittivo, in particolare per le attività offshore.

Il contributo decisivo alla risalita dei volumi proviene dall’entrata in esercizio di nuovi campi, sia a terra sia in mare. In particolare, l’avvio della produzione in un giacimento offshore nel Canale di Sicilia e di un sito onshore nell’area ravennate ha consentito di compensare, almeno in parte, il declino naturale dei campi storici. Si tratta di progetti industriali che hanno completato iter autorizzativi e realizzativi avviati anni prima e che nel breve periodo presentano dinamiche produttive non lineari, tipiche delle fasi iniziali di sfruttamento.

Sul piano strutturale, il cambiamento più rilevante riguarda il quadro normativo. Il superamento degli strumenti programmatori che avevano fortemente limitato l’esplorazione e la coltivazione degli idrocarburi ha ricreato condizioni più equilibrate per la gestione delle concessioni esistenti e per la riattivazione della ricerca. Sentenze amministrative e successivi interventi legislativi hanno restituito certezza giuridica a un settore rimasto sostanzialmente bloccato per anni, riaprendo la possibilità di pianificare investimenti di medio e lungo periodo.

In questo contesto si inserisce la riassegnazione di numerosi permessi esplorativi precedentemente sospesi o decaduti, che non comporta un’immediata crescita produttiva ma riattiva una filiera industriale complessa, fatta di studi geologici, valutazioni ambientali e scelte finanziarie. Le prospettive per il 2026 dipendono in larga misura dalla riduzione dei tempi autorizzativi e dalla loro prevedibilità, elemento essenziale per attrarre capitali e rendere sostenibile lo sviluppo di nuove riserve. Parallelamente, l’ipotesi di destinare parte del gas prodotto sul territorio all’industria a condizioni calmierate si configura come leva strategica per rafforzare la competitività del sistema produttivo e valorizzare le risorse nazionali.

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