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L’Europa e il rischio della stagnazione industriale

Il continente europeo vive una fase di profonda trasformazione economica. la deindustrializzazione, un tempo ritenuta inevitabile, mostra ora i suoi effetti collaterali: perdita di competitività, disoccupazione giovanile e dipendenza tecnologica da stati uniti e asia. la crisi energetica del 2022 ha accelerato la presa di coscienza: senza una politica industriale comune, L'Europa rischia di perdere la propria centralità economica globale.

nel 2026, la produzione manifatturiera europea cresce solo dello 0,8%, con ampie differenze tra paesi. la germania arretra, mentre francia e italia mantengono un discreto equilibrio grazie alla diversificazione produttiva. tuttavia, la rigidità fiscale e la lentezza decisionale dell’unione ostacolano una risposta coordinata alle sfide globali.

L'Europa deve ridefinire il proprio modello industriale, puntando su settori strategici come energia pulita, semiconduttori, biotecnologie e difesa. la politica dei sussidi deve lasciare spazio a investimenti mirati, sostenuti da una fiscalità comune. la sfida è duplice: non solo garantire occupazione, ma rafforzare la sovranità economica.

se l'Europa non recupererà una visione industriale unitaria, rischierà di diventare un grande mercato di consumo, dipendente dall’innovazione altrui. serve una rivoluzione culturale che riporti la produzione al centro dell’agenda politica continentale.

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