L’economia italiana tra riforme strutturali e nuova produttività
- Giuseppe Politi

- 3 nov
- Tempo di lettura: 1 min
L’italia entra nel 2026 con una sfida cruciale: aumentare la produttività e mantenere la competitività in un contesto globale in rapido mutamento. la crescita economica, stimata all’1,2%, è ancora troppo debole per sostenere la riduzione del debito pubblico e rilanciare i salari reali. il paese, pur dotato di un tessuto produttivo robusto, soffre di ritardi storici nell’innovazione, nella formazione e nell’efficienza amministrativa.
i fondi del PNRR rappresentano ancora la leva principale per modernizzare infrastrutture, pubblica amministrazione e digitalizzazione. ma la lentezza burocratica e la dispersione delle risorse rischiano di comprometterne l’impatto. il sistema industriale italiano, basato sulle pmi e sui distretti, deve affrontare la transizione ecologica e tecnologica con maggiore coordinamento, superando la frammentazione che limita l’accesso ai capitali e ai mercati esteri.
l’aumento della produttività passa anche attraverso un nuovo contratto sociale: più formazione, meno tasse sul lavoro e maggiore flessibilità nell’organizzazione aziendale. il lavoro remoto, la digitalizzazione dei processi e l’automazione non devono essere percepiti come minacce, ma come strumenti per migliorare l’efficienza.
L'Italia possiede un vantaggio competitivo unico: la capacità di coniugare industria e creatività, manifattura e cultura. se saprà investire in capitale umano e innovazione, potrà trasformare la sua resilienza in leadership europea.




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