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Attacco alla Fed, il Consiglio Bce e i governatori delle banche centrali si schierano a difesa di Powell

Le critiche rivolte alla Federal Reserve e al suo presidente Jerome Powell hanno innescato una reazione compatta da parte delle principali autorità monetarie internazionali, con il Consiglio della Banca centrale europea e diversi governatori di banche centrali che hanno espresso un sostegno esplicito all’indipendenza della Fed. L’attacco politico, proveniente dall’area repubblicana e in particolare dall’entourage di Donald Trump, viene letto come un segnale preoccupante per l’equilibrio tra potere politico e politica monetaria, in una fase in cui la stabilità delle aspettative è considerata un elemento cruciale per il funzionamento dei mercati finanziari globali. La risposta delle istituzioni monetarie europee assume quindi un valore che va oltre la solidarietà personale, configurandosi come una presa di posizione a difesa di un principio cardine dell’architettura economica internazionale.


Il cuore della questione riguarda l’autonomia delle banche centrali, messa in discussione da dichiarazioni che accusano la Fed di ostacolare la crescita economica e di agire in modo politicamente orientato attraverso la gestione dei tassi di interesse. In un contesto segnato da inflazione ancora sensibile, rallentamento ciclico e tensioni geopolitiche, la pressione politica sulle decisioni monetarie viene percepita come un fattore di rischio sistemico. Il sostegno espresso dalla Bce e da altri governatori sottolinea come l’indipendenza della Fed non sia un tema esclusivamente americano, ma un pilastro dell’intero sistema finanziario globale, dal momento che le scelte di Washington influenzano capitali, valute e condizioni finanziarie ben oltre i confini statunitensi.


Il Consiglio Bce ha ribadito, anche attraverso prese di posizione informali ma nette, che la credibilità delle banche centrali si fonda sulla capacità di prendere decisioni basate su dati macroeconomici e obiettivi di stabilità dei prezzi, senza interferenze politiche. La figura di Powell viene descritta come quella di un banchiere centrale che ha operato in un contesto estremamente complesso, segnato prima dalla pandemia, poi dallo shock inflattivo e infine dal rapido rialzo dei tassi. In questa prospettiva, l’attacco politico appare come un tentativo di semplificare una realtà molto più articolata, scaricando sulla Fed responsabilità che derivano in larga misura da fattori strutturali e globali.


Anche altri governatori di banche centrali, in Europa e fuori dall’area euro, hanno manifestato preoccupazione per il clima che si sta creando attorno alla Fed. Il timore condiviso è che la messa in discussione dell’indipendenza monetaria possa innescare un precedente pericoloso, legittimando interferenze politiche anche in altri Paesi. In un sistema finanziario fortemente interconnesso, qualsiasi segnale di indebolimento dell’autonomia delle principali banche centrali rischia di tradursi in maggiore volatilità, aumento dei premi per il rischio e perdita di fiducia da parte degli investitori.


La difesa di Powell diventa quindi una difesa del ruolo stesso delle banche centrali come istituzioni tecniche, chiamate a operare su orizzonti di medio-lungo periodo, spesso in contrasto con le esigenze di consenso immediato della politica. La tensione tra politica monetaria e ciclo elettorale non è nuova, ma assume una rilevanza particolare in una fase in cui i tassi di interesse incidono direttamente sul costo del debito pubblico, sui mutui e sulla dinamica dei consumi. La tentazione di attribuire alla banca centrale la responsabilità di scelte impopolari è vista come un rischio ricorrente, che richiede una risposta ferma sul piano istituzionale.


Il sostegno espresso dalla Bce e dai governatori rafforza l’idea di una comunità di banche centrali consapevole della necessità di fare fronte comune. La cooperazione internazionale tra autorità monetarie, già sperimentata durante le crisi finanziarie e sanitarie degli ultimi anni, si estende ora alla difesa dei principi di indipendenza e credibilità. In questo quadro, la posizione europea non rappresenta un’ingerenza nella politica americana, ma una presa d’atto del fatto che la stabilità monetaria globale dipende anche dalla capacità degli Stati Uniti di preservare l’autonomia della propria banca centrale.


L’attacco alla Fed e la reazione delle banche centrali internazionali mettono in luce una frattura più ampia nel dibattito economico contemporaneo, tra chi vede la politica monetaria come uno strumento da piegare a obiettivi di breve termine e chi la considera una funzione tecnica da proteggere da pressioni esterne. Il caso Powell diventa così emblematico di una tensione destinata a riproporsi ciclicamente, soprattutto in contesti di elevata incertezza economica. La risposta compatta del Consiglio Bce e dei governatori segnala la volontà di difendere un equilibrio istituzionale che, pur imperfetto, resta uno dei pilastri della stabilità finanziaria globale.

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