Italia 2026: il dilemma tra crescita e debito pubblico
- Giuseppe Politi

- 22 ott
- Tempo di lettura: 1 min
L’economia italiana entra nel biennio 2026–2027 con una duplice sfida: consolidare la crescita e ridurre l’enorme debito pubblico. dopo la forte ripresa post-pandemica e l’onda lunga degli investimenti del pnrr, il paese si trova ora in una fase di rallentamento fisiologico ma rischiosa. la congiuntura europea mostra segnali di debolezza, e il contesto geopolitico resta instabile, con pressioni energetiche e tensioni commerciali globali.
il governo punta su una strategia di stabilità fiscale che prevede un graduale rientro del deficit, accompagnato da misure per sostenere produttività e occupazione. ma la sostenibilità del debito — oltre il 137% del pil — resta il principale vincolo macroeconomico. in un contesto di tassi ancora elevati, il servizio del debito pesa sui conti pubblici più di qualsiasi altra voce di spesa.
la soluzione non può essere solo contabile. serve una crescita strutturale basata su innovazione, digitalizzazione, capitale umano e industria verde. il futuro dell’italia dipenderà dalla capacità di attrarre investimenti esteri e di rafforzare la produttività del lavoro, oggi tra le più basse d’europa. il rischio è quello di una stagnazione “ordinata”, in cui il paese resta stabile ma immobile.
occorre invece una strategia coraggiosa che spinga su export, formazione e politica industriale, riducendo al contempo le rigidità burocratiche e fiscali. l’italia dispone delle risorse intellettuali e industriali per trasformare la propria resilienza in crescita sostenibile. la scelta, ora, è tra mantenere l’equilibrio o rilanciare la corsa.




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