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Istat, inflazione stimata allo 0,4% a gennaio e all’1% su base annua tra prezzi sotto controllo e segnali contrastanti

La stima preliminare dell’Istat sull’inflazione di gennaio indica un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1% su base annua, delineando un quadro di prezzi sostanzialmente sotto controllo dopo le forti tensioni degli ultimi anni. Il dato conferma una fase di rallentamento dell’inflazione, collocandosi su livelli che non si registravano da tempo e che riflettono una combinazione di fattori, tra cui il ridimensionamento dei costi energetici e una domanda interna ancora debole. L’andamento dei prezzi al consumo mostra una dinamica più stabile, ma non priva di elementi di complessità, perché il rallentamento complessivo convive con pressioni differenziate tra i vari comparti. L’inflazione contenuta rappresenta un sollievo per il potere d’acquisto delle famiglie, ma allo stesso tempo solleva interrogativi sulla forza della ripresa economica e sulla capacità del sistema produttivo di generare crescita in un contesto di prezzi moderati.


L’analisi delle componenti evidenzia come il contributo principale alla dinamica mensile derivi da alcune voci stagionali e dai servizi, mentre i beni energetici continuano a esercitare un effetto di contenimento sull’indice generale. La discesa dei prezzi dell’energia, pur con oscillazioni, ha ridotto una delle principali fonti di inflazione che avevano caratterizzato il biennio precedente. Allo stesso tempo, l’inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili, resta su livelli superiori rispetto all’indice complessivo, segnalando che alcune pressioni strutturali non si sono ancora completamente esaurite. In particolare, i servizi legati al turismo, alla ristorazione e ad alcune attività ad alta intensità di lavoro mostrano una maggiore rigidità al ribasso, riflettendo l’effetto dei costi salariali e delle difficoltà di reperimento di manodopera in specifici settori.


Il dato dell’1% su base annua assume una rilevanza significativa anche sul piano delle politiche economiche e monetarie. Un’inflazione così contenuta rafforza le aspettative di una fase di stabilizzazione dei prezzi nell’area euro e contribuisce ad alimentare il dibattito sulle prossime mosse della Banca centrale europea. Sebbene l’obiettivo di stabilità dei prezzi sia formalmente vicino, le autorità monetarie continuano a muoversi con cautela, consapevoli che un rallentamento troppo marcato dell’inflazione potrebbe essere il riflesso di una domanda interna fragile. Per l’Italia, il quadro dei prezzi moderati si intreccia con una crescita economica debole, rendendo evidente come il contenimento dell’inflazione, pur positivo, non sia di per sé sufficiente a sostenere un miglioramento diffuso delle condizioni economiche. Il rischio è che la bassa inflazione conviva con margini di redditività compressi per le imprese e con un rallentamento degli investimenti.


Dal punto di vista delle famiglie, l’andamento dei prezzi di gennaio offre segnali contrastanti. Da un lato, la riduzione delle tensioni inflazionistiche allevia la pressione sui bilanci domestici, soprattutto per le spese energetiche e per alcuni beni di consumo. Dall’altro, il livello dei prezzi resta comunque più elevato rispetto al periodo pre-crisi, e il recupero del potere d’acquisto procede in modo graduale e disomogeneo. La dinamica dell’inflazione incide anche sui rinnovi contrattuali e sulle trattative salariali, che continuano a confrontarsi con l’esigenza di recuperare il terreno perso negli anni di alta inflazione senza alimentare nuove pressioni sui prezzi. La stima Istat di gennaio fotografa quindi una fase di transizione, nella quale la stabilità dei prezzi rappresenta un elemento di equilibrio, ma non elimina le incertezze legate alla crescita, ai consumi e alla capacità del sistema economico di consolidare una ripresa duratura.

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