Il Fondo Monetario Internazionale prevede che entro il 2030 il debito degli Stati Uniti supererà quello dell’Italia in rapporto al Pil
- piscitellidaniel
- 27 ott 2025
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Il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso nuove previsioni che mostrano un cambiamento rilevante negli equilibri economici mondiali: entro il 2030 gli Stati Uniti avranno un rapporto debito pubblico/Pil più elevato di quello dell’Italia. Si tratta di un’inversione storica nelle classifiche della sostenibilità fiscale tra le grandi economie avanzate, poiché per la prima volta il Paese simbolo della solidità finanziaria mondiale si troverà con un livello di indebitamento superiore a quello di un’economia europea da anni considerata fragile per il peso dei suoi conti pubblici.
Secondo il Fondo, la dinamica del debito americano è determinata da un deficit strutturale in costante aumento. Le spese federali per la difesa, la sanità e la previdenza continuano a crescere a un ritmo superiore alle entrate, mentre il gettito fiscale non riesce a compensare la perdita di margine dovuta ai tagli fiscali e al rallentamento della produttività. Il debito federale, attualmente vicino al 123 per cento del Pil, è destinato a superare il 140 per cento entro il 2030, un livello che, nelle stime del Fondo, andrà oltre quello previsto per l’Italia, che nello stesso periodo si manterrà intorno al 135 per cento.
Il dato segna un cambiamento profondo nel panorama economico internazionale. Per decenni l’Italia è stata considerata un caso isolato all’interno del G7, con un debito pubblico eccessivo ma parzialmente compensato da un’elevata propensione al risparmio delle famiglie e da un sistema bancario sotto controllo. Gli Stati Uniti, invece, hanno sempre beneficiato della fiducia dei mercati e della possibilità di emettere debito in dollari, la principale valuta di riserva mondiale. Ora, secondo il Fondo, l’espansione incontrollata del disavanzo americano rischia di trasformare questa posizione di vantaggio in un fattore di vulnerabilità.
L’aumento del debito federale americano riflette anche un contesto politico frammentato, che rende difficile l’adozione di misure correttive. Le tensioni tra Congresso e Casa Bianca sul tetto del debito hanno più volte paralizzato il governo federale e ridotto la capacità di manovra del Tesoro. Allo stesso tempo, la politica monetaria restrittiva della Federal Reserve, con tassi d’interesse ai massimi degli ultimi vent’anni, ha aumentato il costo del servizio del debito. Una parte consistente del bilancio statunitense è oggi destinata al pagamento degli interessi, che si avvicinano al livello della spesa militare complessiva.
Il quadro italiano, pur restando complesso, mostra una traiettoria diversa. Dopo anni di difficoltà, la dinamica del debito è in lieve miglioramento grazie al rallentamento dei deficit e a una gestione più prudente della spesa pubblica. Il governo punta su una crescita moderata ma stabile e su un miglioramento dei conti pubblici sostenuto dalle risorse del PNRR e dai piani di investimento europei. Le proiezioni del Fondo indicano che il rapporto debito/Pil italiano rimarrà alto ma stabile, in un intervallo tra il 135 e il 138 per cento, senza ulteriori aumenti significativi nei prossimi cinque anni.
Il confronto tra le due economie mette in luce la diversa natura del debito. Negli Stati Uniti, il peso crescente deriva da una spesa pubblica proiettata su scala globale, con impegni militari e sociali difficilmente comprimibili. In Italia, invece, la componente principale del debito è di natura strutturale e risente di un’economia che cresce poco ma che continua a mantenere una disciplina fiscale più rigida. La differenza è anche nel ruolo delle valute: mentre il dollaro consente a Washington di finanziare il debito a costi più bassi, l’Italia opera all’interno dell’eurozona, dove la politica monetaria è indipendente dai singoli governi ma vincolata a criteri di stabilità comuni.
L’analisi dell’FMI evidenzia anche come la dinamica dei tassi d’interesse giochi un ruolo determinante. Con il progressivo aumento dei rendimenti dei Treasury, il costo medio del debito americano è destinato a salire oltre il 4 per cento, un livello che renderà sempre più oneroso il rifinanziamento delle emissioni. L’Italia, nonostante tassi più alti rispetto ai livelli pre-pandemia, beneficia di una durata media del debito più lunga e di un portafoglio di titoli prevalentemente detenuti da investitori domestici ed europei, fattore che contribuisce a una maggiore stabilità del mercato.
Il Fondo Monetario sottolinea come la situazione americana sia aggravata dall’assenza di un piano di medio termine per la riduzione del disavanzo. I programmi di spesa approvati negli ultimi anni – dal piano infrastrutturale al pacchetto di incentivi industriali – hanno sostenuto la crescita, ma hanno anche ampliato il deficit strutturale. Le entrate fiscali, pur in aumento, non sono sufficienti a bilanciare le uscite. L’assenza di un consenso politico su una riforma fiscale o su un contenimento delle spese sociali lascia presagire un peggioramento progressivo della posizione finanziaria del Paese.
Per l’Italia, il sorpasso americano sul fronte del debito rappresenta un paradosso: il Paese resta tra i più indebitati al mondo, ma vede ridursi il divario rispetto alle altre grandi economie. Il mantenimento della fiducia dei mercati e la capacità di gestire il debito dipenderanno tuttavia dalla credibilità delle politiche fiscali e dalla capacità di rilanciare la produttività. Nelle proiezioni del Fondo, la differenza tra i due Paesi non sarà tanto nei numeri, quanto nella percezione di stabilità che ciascun sistema economico saprà trasmettere agli investitori.

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