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Europa e credito: la nuova stagione della selettività bancaria

Il credito europeo entra in una fase in cui la prudenza strutturale supera ogni slancio espansivo. Le banche, condizionate da un quadro macroeconomico che combina inflazione moderata, crescita fragile e margini operativi ridotti, adottano criteri di valutazione più rigorosi, con impatti immediati sulle imprese. La pressione regolatoria proveniente dall’EBA e dalla BCE induce gli istituti a privilegiare bilanci patrimoniali più robusti, sistemi di rating interni aggiornati e controlli più penetranti sui flussi finanziari. Questo irrigidimento non riguarda soltanto i settori tradizionalmente rischiosi, ma si estende anche ad ambiti storicamente considerati solidi, come la manifattura di media gamma e parte dei servizi alle imprese.

Il risultato è una marcata divaricazione: le grandi aziende urbane, con accesso facilitato al mercato obbligazionario e a forme di finanza alternativa, mantengono una certa stabilità; le PMI, invece, affrontano difficoltà crescenti nell’ottenere capitale circolante, finanziamenti per investimenti e liquidità per l’innovazione. Il 2026 appare come un anno di transizione in cui la BCE, pur orientata verso un graduale allentamento monetario, non rinuncerà a un impianto prudenziale che privilegia la stabilità sistemica. Le imprese dovranno adeguare i propri piani industriali a un quadro in cui il credito bancario tornerà a essere risorsa selettiva e non più generalizzata.

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