Europa e credito: la nuova stagione della selettività bancaria
- Giuseppe Politi

- 3 dic 2025
- Tempo di lettura: 1 min
Il credito europeo entra in una fase in cui la prudenza strutturale supera ogni slancio espansivo. Le banche, condizionate da un quadro macroeconomico che combina inflazione moderata, crescita fragile e margini operativi ridotti, adottano criteri di valutazione più rigorosi, con impatti immediati sulle imprese. La pressione regolatoria proveniente dall’EBA e dalla BCE induce gli istituti a privilegiare bilanci patrimoniali più robusti, sistemi di rating interni aggiornati e controlli più penetranti sui flussi finanziari. Questo irrigidimento non riguarda soltanto i settori tradizionalmente rischiosi, ma si estende anche ad ambiti storicamente considerati solidi, come la manifattura di media gamma e parte dei servizi alle imprese.
Il risultato è una marcata divaricazione: le grandi aziende urbane, con accesso facilitato al mercato obbligazionario e a forme di finanza alternativa, mantengono una certa stabilità; le PMI, invece, affrontano difficoltà crescenti nell’ottenere capitale circolante, finanziamenti per investimenti e liquidità per l’innovazione. Il 2026 appare come un anno di transizione in cui la BCE, pur orientata verso un graduale allentamento monetario, non rinuncerà a un impianto prudenziale che privilegia la stabilità sistemica. Le imprese dovranno adeguare i propri piani industriali a un quadro in cui il credito bancario tornerà a essere risorsa selettiva e non più generalizzata.




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