Corte dei Conti: deficit 2025 oltre le attese per l’effetto inatteso del Superbonus
- piscitellidaniel
- 2 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
I conti pubblici italiani tornano al centro del dibattito dopo le valutazioni della Corte dei Conti, secondo cui il deficit del 2025 si è attestato a un livello superiore rispetto alle previsioni iniziali a causa dell’emersione inattesa di nuovi crediti collegati al Superbonus e agli altri bonus edilizi. Il dato ha impedito all’Italia di riportare il rapporto deficit-PIL sotto la soglia del 3%, obiettivo che avrebbe consentito di accelerare il percorso di uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Secondo le analisi presentate dalla magistratura contabile alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il peggioramento dei saldi è riconducibile principalmente alla crescita della spesa in conto capitale derivante dai crediti fiscali ancora maturati sulla base della normativa precedente.
Il consuntivo del 2025 ha evidenziato un indebitamento netto superiore di circa 0,1 punti percentuali di PIL, pari a poco meno di 600 milioni di euro, rispetto alle stime contenute nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica. Questo scostamento, pur apparentemente limitato, è stato sufficiente a mantenere il rapporto deficit-PIL al 3,1%, rinviando all’anno successivo il ritorno sotto il parametro europeo del 3%. La Corte dei Conti ha sottolineato come le entrate fiscali siano cresciute più del previsto, ma tale miglioramento sia stato più che compensato da un incremento della spesa primaria superiore alle attese.
Al centro della revisione dei conti vi è la cosiddetta “coda del Superbonus”, ossia l’emersione di crediti fiscali relativi a interventi edilizi già avviati negli anni precedenti ma contabilizzati successivamente. Secondo le ricostruzioni tecniche, una parte rilevante di questi crediti è stata comunicata all’Agenzia delle Entrate entro i termini previsti dalla normativa e ha continuato a produrre effetti sui saldi pubblici del 2025. Si tratta di un fenomeno che ha sorpreso gli stessi organismi di monitoraggio, poiché l’entità delle operazioni risultate ammissibili è stata superiore alle attese formulate nei documenti programmatici.
L’impatto della misura emerge con particolare evidenza osservando la composizione della spesa pubblica. La Corte dei Conti ha evidenziato che la crescita della spesa primaria è stata trainata soprattutto dalla componente in conto capitale, aumentata di oltre 11 miliardi di euro. Di questa cifra, circa 6 miliardi risultano direttamente collegati alla revisione al rialzo dei contributi agli investimenti derivanti dai bonus edilizi. Parallelamente hanno contribuito all’aumento anche gli investimenti fissi lordi sostenuti dal PNRR e altre voci di spesa in conto capitale, ma il peso dei crediti fiscali legati all’edilizia è stato individuato come il principale fattore dello scostamento.
Il tema continua a dividere economisti e forze politiche. Da una parte vi è chi sottolinea il contributo che il Superbonus ha fornito alla crescita economica, all’occupazione e alla riqualificazione del patrimonio edilizio nazionale. Dall’altra parte, diversi osservatori evidenziano come la misura abbia prodotto costi per la finanza pubblica molto superiori alle previsioni iniziali. La Corte dei Conti ha osservato che il meccanismo originario del Superbonus non consentiva una stima precisa degli oneri complessivi e che solo nel tempo sono stati introdotti correttivi destinati a limitarne l’impatto.
Le analisi tecniche indicano inoltre che senza l’effetto della coda dei crediti edilizi il rapporto deficit-PIL avrebbe potuto attestarsi attorno al 2,7%, quindi al di sotto della soglia europea. Secondo diverse elaborazioni, i crediti emersi nel 2025 avrebbero inciso per circa 8,4 miliardi di euro, equivalenti a quasi lo 0,4% del PIL. Questo dato spiega perché il Superbonus continui a influenzare i conti pubblici anche anni dopo la modifica della disciplina originaria.
Per il Governo la questione assume particolare rilevanza in vista delle prossime manovre di bilancio. Il mantenimento del deficit sopra il 3% comporta infatti la necessità di proseguire nel percorso di consolidamento fiscale concordato con le istituzioni europee. Allo stesso tempo, la progressiva riduzione dei crediti residui lascia intravedere una diminuzione dell’impatto del Superbonus sui conti pubblici negli anni successivi. La Corte dei Conti ritiene infatti che l’esposizione collegata ai bonus edilizi stia entrando nella sua fase conclusiva, pur continuando a produrre effetti significativi nel breve periodo.
La vicenda rappresenta uno dei casi più rilevanti degli ultimi anni nel rapporto tra politiche di incentivo e sostenibilità della finanza pubblica. L’esperienza del Superbonus continua a influenzare il dibattito economico e politico italiano, offrendo un esempio concreto delle difficoltà che possono emergere quando misure di forte impatto economico producono effetti finanziari distribuiti nel tempo. I dati analizzati dalla Corte dei Conti mostrano come le conseguenze contabili delle scelte adottate negli anni precedenti continuino ancora oggi a incidere sulla traiettoria dei conti pubblici e sugli obiettivi di bilancio del Paese.


Commenti