top of page

Auto elettriche e mercato italiano: nel 2025 quota al 4,6 per cento, ma il divario con l’Europa resta ampio

Il mercato delle auto elettriche in Italia continua a crescere, ma lo fa a un ritmo insufficiente per colmare il divario con i principali Paesi europei. Nel 2025 la quota delle vetture a batteria si attesta intorno al 4,6 per cento delle immatricolazioni complessive, un dato che segnala un progresso rispetto agli anni precedenti ma che conferma la posizione di ritardo del sistema italiano nella transizione verso la mobilità elettrica. La distanza rispetto alle medie europee resta significativa e alimenta il dibattito sulla necessità di interventi strutturali, in particolare sul fronte fiscale, per sostenere la domanda e rendere il mercato più competitivo.


La crescita limitata delle immatricolazioni elettriche riflette una combinazione di fattori economici, infrastrutturali e culturali. Il prezzo di acquisto delle auto elettriche continua a rappresentare una barriera rilevante per una parte consistente dei consumatori, soprattutto in un contesto caratterizzato da inflazione persistente e da una ridotta propensione alla spesa per beni durevoli. Anche se il costo totale di possesso può risultare competitivo nel medio periodo, il differenziale iniziale rispetto ai modelli tradizionali resta un elemento dissuasivo, aggravato da incentivi discontinui e da un quadro fiscale percepito come poco stabile.


Il confronto con altri Paesi europei evidenzia come la leva fiscale giochi un ruolo decisivo nello sviluppo della mobilità elettrica. Nei mercati più avanzati, la diffusione delle auto a batteria è stata sostenuta da politiche strutturate che combinano incentivi all’acquisto, agevolazioni fiscali, benefici sull’uso del veicolo e una tassazione più penalizzante per le motorizzazioni tradizionali. In Italia, al contrario, gli interventi risultano spesso frammentati e legati a misure temporanee, con effetti limitati sulla fiducia dei consumatori e sulla pianificazione delle scelte di acquisto.


Il gap con l’Europa non riguarda soltanto la domanda, ma anche l’ecosistema che ruota attorno alla mobilità elettrica. La rete di ricarica, pur in espansione, presenta ancora forti disomogeneità territoriali, con una concentrazione maggiore nelle aree urbane e nel Nord del Paese. Questa distribuzione irregolare incide sulla percezione di affidabilità dell’auto elettrica, soprattutto per chi vive in contesti periferici o utilizza il veicolo per percorrenze medio-lunghe. La carenza di infrastrutture adeguate rafforza l’idea di una transizione incompleta, contribuendo a rallentare l’adozione su larga scala.


Sul piano industriale, la debolezza del mercato interno incide anche sulle strategie dei costruttori e della filiera. Una domanda limitata riduce l’attrattività del Paese per nuovi investimenti legati alla produzione di veicoli elettrici e di componentistica avanzata, in un momento in cui la competizione tra Stati europei per intercettare risorse e progetti industriali è particolarmente intensa. Il rischio è quello di una transizione subita più che governata, con effetti negativi sull’occupazione e sulla capacità di presidiare le nuove catene del valore della mobilità.


La questione fiscale emerge come uno dei nodi centrali del dibattito. La struttura attuale della tassazione sull’auto non favorisce in modo deciso le motorizzazioni a zero emissioni, lasciando sostanzialmente invariato il confronto con i veicoli tradizionali. Una riforma fiscale orientata alla transizione potrebbe intervenire su più livelli, dalla riduzione delle imposte sull’acquisto e sul possesso delle auto elettriche fino alla revisione della fiscalità sui carburanti e sulle emissioni. Un approccio di questo tipo consentirebbe di creare segnali di prezzo più chiari e coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione.


Il tema assume una rilevanza particolare anche per le flotte aziendali, che rappresentano una leva strategica per accelerare la diffusione dell’elettrico. In molti Paesi europei, la fiscalità sulle auto aziendali è stata utilizzata per orientare le scelte verso modelli a basse o zero emissioni, con effetti positivi sul mercato complessivo e sul rinnovo del parco circolante. In Italia, il potenziale di questo segmento risulta ancora in parte inespresso, a causa di regole fiscali che non incentivano in modo sufficiente il passaggio all’elettrico.


La lentezza della transizione italiana si riflette anche sugli obiettivi ambientali. Il settore dei trasporti continua a rappresentare una quota significativa delle emissioni complessive, e il ritardo nella diffusione delle auto elettriche rende più complesso il percorso di riduzione dell’impatto ambientale. La crescita al 4,6 per cento nel 2025 segnala un cambiamento in atto, ma non ancora in grado di produrre effetti strutturali sul parco circolante, che resta dominato da veicoli a combustione interna, spesso con un’età media elevata.


Il quadro che emerge è quello di un mercato in evoluzione, ma frenato da vincoli sistemici che richiedono risposte di lungo periodo. La transizione verso l’auto elettrica non può essere affidata esclusivamente a incentivi episodici o a dinamiche di mercato spontanee, ma necessita di una strategia coerente che integri politiche fiscali, infrastrutturali e industriali. In assenza di un intervento strutturato, il rischio è che il divario con l’Europa si consolidi, limitando la capacità del Paese di partecipare pienamente alla trasformazione della mobilità.


La quota del 4,6 per cento raggiunta nel 2025 rappresenta quindi un segnale ambivalente. Da un lato testimonia l’esistenza di una domanda crescente e di una maggiore attenzione verso le soluzioni a zero emissioni. Dall’altro mette in evidenza la distanza rispetto ai mercati più avanzati e la necessità di accelerare il passo. La riforma della fiscalità emerge come uno degli strumenti chiave per sbloccare il potenziale della mobilità elettrica in Italia, rendendo il contesto più prevedibile per consumatori e imprese e creando le condizioni per una transizione più equilibrata e competitiva.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page