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Affitti brevi, il Governo impugna la legge dell’Emilia-Romagna: scontro sulle competenze

La decisione del Governo di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge dell’Emilia-Romagna sugli affitti brevi riporta al centro del dibattito il delicato equilibrio tra competenze statali e regionali in materia di turismo, commercio e tutela della concorrenza. Il provvedimento regionale, nato con l’obiettivo di regolamentare in modo più stringente il fenomeno delle locazioni turistiche di breve durata, interviene su aspetti come limiti temporali, requisiti amministrativi e controlli, in un contesto in cui la crescita delle piattaforme digitali ha trasformato profondamente il mercato dell’ospitalità. L’esecutivo ritiene che alcune disposizioni eccedano le competenze attribuite alla Regione, invadendo ambiti riservati alla legislazione statale, in particolare quelli relativi alla disciplina civilistica dei contratti e alla tutela dell’unità del mercato.


Il nodo giuridico ruota attorno alla ripartizione delle competenze delineata dall’articolo 117 della Costituzione, che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di ordinamento civile e tutela della concorrenza, lasciando alle Regioni competenze concorrenti o residuali in ambiti come il turismo. La regolamentazione degli affitti brevi si colloca in un’area di confine, poiché tocca sia profili contrattuali sia aspetti amministrativi e urbanistici. Secondo il Governo, alcune previsioni della legge emiliano-romagnola rischiano di frammentare il quadro normativo nazionale, introducendo regole differenziate che potrebbero incidere sulla libertà di iniziativa economica e sulla parità di trattamento tra operatori in territori diversi. L’impugnazione mira quindi a riaffermare un principio di uniformità normativa su un fenomeno che, per sua natura, travalica i confini regionali.


Dal punto di vista economico e sociale, il tema degli affitti brevi è al centro di un confronto acceso tra esigenze di regolazione e libertà di mercato. Da un lato, le amministrazioni locali segnalano l’impatto delle locazioni turistiche sul tessuto urbano, sull’accesso alla casa e sulla sostenibilità dei centri storici; dall’altro, i proprietari e le piattaforme rivendicano la legittimità di un’attività economica che genera reddito e contribuisce all’offerta turistica. La legge regionale nasce proprio dalla volontà di governare un fenomeno percepito come in espansione incontrollata, ma l’intervento statale evidenzia come la disciplina debba muoversi entro confini costituzionalmente definiti. Il ricorso alla Corte costituzionale apre ora una fase di verifica sulla legittimità delle scelte regionali.


La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensione tra Stato e Regioni su materie a forte impatto economico, in cui la linea di demarcazione tra competenze esclusive e concorrenti è spesso oggetto di interpretazioni divergenti. La decisione della Corte avrà rilievo non soltanto per l’Emilia-Romagna, ma per tutte le Regioni che hanno adottato o intendono adottare normative analoghe sugli affitti brevi. Il confronto giuridico contribuirà a chiarire fino a che punto le autonomie territoriali possano intervenire per regolamentare il mercato delle locazioni turistiche senza entrare in conflitto con l’ordinamento statale, delineando un quadro di riferimento destinato a incidere sulla governance di un settore in continua evoluzione.

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