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Zelensky incontra Kellogg e i vertici del Fondo monetario internazionale a margine dell’assemblea delle Nazioni Unite

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato protagonista di una fitta agenda di incontri a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York. Tra i colloqui di maggiore rilievo spiccano quelli con il segretario generale della NATO, Mark Kellogg, e con i vertici del Fondo monetario internazionale. Due momenti distinti che confermano quanto la diplomazia ucraina, in questa fase cruciale del conflitto, cerchi di bilanciare esigenze di sicurezza militare e necessità economiche.


Il confronto con il segretario della NATO ha avuto come fulcro la prosecuzione del sostegno militare all’Ucraina. Zelensky ha sottolineato come, nonostante le difficoltà sul fronte orientale e meridionale, la capacità di resistenza del Paese sia legata al continuo afflusso di armi e sistemi di difesa avanzati. Kellogg, da parte sua, ha ribadito l’impegno dell’Alleanza a garantire un supporto di lungo periodo, pur evitando di coinvolgere direttamente i Paesi membri in operazioni che potrebbero portare a un’escalation con la Russia. Si è discusso dell’accelerazione nella consegna di sistemi di difesa aerea, della fornitura di munizioni e dell’addestramento delle forze ucraine, che negli ultimi mesi hanno mostrato un crescente livello di professionalizzazione grazie anche all’assistenza internazionale.


L’incontro con i vertici del Fondo monetario internazionale ha avuto un taglio diverso, ma non meno strategico. Zelensky ha evidenziato la necessità di garantire la stabilità macroeconomica del Paese, sottolineando come le spese militari e la distruzione di infrastrutture fondamentali abbiano indebolito gravemente l’economia. Il FMI ha confermato la disponibilità a proseguire i programmi di sostegno già avviati, che comprendono prestiti agevolati e linee di credito di emergenza. In particolare, si è discusso della possibilità di estendere ulteriormente le scadenze dei finanziamenti e di favorire la liquidità necessaria per sostenere i servizi essenziali, dai salari pubblici alla ricostruzione delle reti energetiche.


Un altro punto rilevante del colloquio riguarda la trasparenza nell’utilizzo degli aiuti. I dirigenti del Fondo hanno chiesto garanzie precise in merito alla tracciabilità delle risorse, mentre Zelensky ha assicurato che Kiev continuerà a rispettare gli impegni assunti in materia di riforme amministrative e lotta alla corruzione. Questo tema rimane centrale, sia per mantenere la fiducia dei partner internazionali sia per consolidare la credibilità dell’Ucraina come beneficiario di fondi straordinari.


L’agenda del presidente ucraino all’ONU non si è limitata a questi due incontri. Zelensky ha preso parte a diverse sessioni multilaterali, incontrando anche i rappresentanti di Paesi arabi e africani. L’obiettivo dichiarato è ampliare il fronte diplomatico, cercando di convincere anche gli Stati finora più neutrali a schierarsi contro l’aggressione russa. In questo senso, il ruolo delle istituzioni multilaterali come l’ONU e il FMI diventa fondamentale per creare un consenso più ampio e non limitato al solo blocco occidentale.


Sul fronte politico interno, l’attenzione si concentra sulla capacità del governo ucraino di trasformare questi impegni diplomatici in risultati concreti. L’opinione pubblica, provata da oltre due anni di guerra, chiede non solo sicurezza militare, ma anche condizioni economiche più stabili. Il rischio di una recessione prolungata e di un aumento della disoccupazione è alto, e la collaborazione con il FMI appare una delle poche strade percorribili per evitare un collasso del sistema finanziario nazionale.


Le discussioni con Kellogg hanno invece un forte valore simbolico oltre che pratico. La presenza di Zelensky accanto ai vertici della NATO serve a rafforzare l’immagine di un’Ucraina saldamente inserita nella rete di alleanze occidentali. Tuttavia, il percorso di adesione formale all’Alleanza resta ancora lungo e complesso, anche per le resistenze di alcuni Stati membri che temono un diretto coinvolgimento militare nel conflitto. Per questo motivo, l’impegno attuale si concentra sull’aumento delle forniture di armi e sul coordinamento delle strategie difensive.


Gli equilibri internazionali rimangono fragili. La Russia osserva con attenzione ogni mossa diplomatica dell’Ucraina, accusando i Paesi occidentali di alimentare il conflitto con la fornitura di armamenti. Mosca ha reagito alle parole di Zelensky all’ONU ribadendo che l’Ucraina, con il sostegno della NATO, non fa che prolungare la guerra. Allo stesso tempo, la diplomazia russa lavora per consolidare i rapporti con Paesi che non aderiscono alle sanzioni europee, come Cina, India e diverse nazioni africane.


La presenza di Zelensky a New York conferma la strategia di combinare pressione militare e diplomatica. Da un lato, ottenere nuovi sistemi d’arma per resistere all’offensiva russa; dall’altro, assicurarsi risorse economiche indispensabili per la sopravvivenza dello Stato e per dare un segnale di continuità ai cittadini. La doppia dimensione, militare ed economica, resta il tratto distintivo di una guerra che non si combatte solo sul campo ma anche nei tavoli della diplomazia e della finanza internazionale.

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