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Zelensky accusa la Russia di usare petroliere per lanciare droni contro l’Ucraina e l’Europa

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato l’utilizzo da parte della Russia di petroliere appartenenti alla cosiddetta “flotta ombra” per il lancio di droni diretti contro obiettivi in Ucraina e in diversi Paesi europei. L’accusa, supportata da fonti di intelligence di Kiev, indica un’evoluzione del conflitto verso una dimensione marittima e ibrida, in cui mezzi civili vengono impiegati per operazioni militari e di sabotaggio. Secondo il presidente, Mosca avrebbe trasformato alcune navi cisterna in piattaforme mobili per missioni di ricognizione e attacco, rendendo ancora più complessa la difesa dei cieli e delle infrastrutture europee.


Zelensky ha spiegato che il ricorso a queste navi consente alla Russia di occultare i propri movimenti sotto la copertura del commercio energetico. Le petroliere, che trasportano greggio verso mercati esteri, sarebbero equipaggiate con droni pronti al lancio, capaci di colpire obiettivi costieri e strutture strategiche. Questa strategia riduce la possibilità di intercettazione preventiva e amplia il raggio d’azione delle forze russe, rendendo più difficile distinguere un’operazione commerciale legittima da un’azione militare. Le autorità ucraine hanno trasmesso le informazioni raccolte ai partner occidentali e sollecitato la creazione di un meccanismo internazionale di monitoraggio navale.


La “flotta ombra” russa è composta da centinaia di navi che continuano a commerciare petrolio aggirando le sanzioni occidentali. Registrate in Paesi terzi, spesso con equipaggi misti e proprietà opache, queste navi operano al margine del diritto internazionale. Secondo Kiev, almeno alcune di esse sarebbero state modificate per ospitare droni e sistemi di comunicazione avanzati, in grado di ricevere ordini direttamente da basi militari russe. Gli attacchi partirebbero da zone neutre o internazionali, sfruttando le difficoltà legate alla giurisdizione marittima per evitare responsabilità dirette.


Il governo ucraino sostiene che i droni lanciati dalle petroliere avrebbero già sorvolato o colpito obiettivi in vari Paesi europei. Alcuni di questi dispositivi sarebbero stati intercettati nello spazio aereo di Stati membri dell’Unione Europea, a conferma del rischio di un’espansione non ufficiale del conflitto. L’Ucraina ha chiesto una risposta coordinata che coinvolga anche gli Stati Uniti e la NATO, con particolare attenzione alla sicurezza delle rotte commerciali e dei porti del Mar Nero e del Baltico. Kiev ha proposto di rafforzare la cooperazione nel controllo marittimo e nella sorveglianza satellitare per individuare eventuali piattaforme mobili russe.


Per Washington, la denuncia di Zelensky apre un fronte delicato. Gli Stati Uniti stanno già valutando il potenziamento della sorveglianza navale nel Mar Nero e nell’Atlantico, in collaborazione con le marine europee. L’uso di navi civili come basi operative potrebbe configurarsi come una violazione diretta delle convenzioni internazionali e richiedere nuove sanzioni contro il settore energetico russo. Allo stesso tempo, il Pentagono sta esaminando l’impiego di sistemi di difesa costiera integrati con sensori marittimi, per prevenire eventuali incursioni.


L’Unione Europea, a sua volta, si trova di fronte alla necessità di ridefinire la propria sicurezza marittima. Le informazioni fornite dall’Ucraina indicano che i droni potrebbero essere lanciati da navi in transito nelle acque internazionali del Mediterraneo e del Baltico, rendendo necessario un coordinamento tra le diverse forze navali europee. La Commissione sta già discutendo un piano per rafforzare la sorveglianza dei traffici petroliferi sospetti e aumentare le ispezioni nei porti, in particolare su navi con bandiere di comodo. I servizi di sicurezza marittima dell’UE hanno inoltre segnalato la possibilità che alcuni droni possano essere utilizzati non solo per attacchi diretti, ma anche per attività di spionaggio e raccolta dati su infrastrutture energetiche europee.


Il ministero della Difesa di Kiev ha sottolineato che l’uso delle petroliere per operazioni di guerra rappresenta una nuova forma di minaccia ibrida, capace di aggirare i tradizionali strumenti di difesa. Secondo gli esperti, l’obiettivo russo sarebbe quello di creare instabilità nei mari europei, costringendo i Paesi occidentali a disperdere le proprie risorse militari su più fronti. Gli attacchi da piattaforme mobili aumentano il livello di incertezza e costringono la NATO ad ampliare la sorveglianza delle rotte commerciali.


Parallelamente, l’Ucraina si prepara a rafforzare le proprie capacità di difesa costiera e navale. Sono stati avviati programmi di sviluppo di droni marittimi e sistemi radar capaci di identificare movimenti sospetti nelle acque del Mar Nero. Le autorità di Kiev intendono costruire una rete di sensori e satelliti integrati con i sistemi di sorveglianza europei, per monitorare i flussi di navi e individuare eventuali comportamenti anomali. L’obiettivo è evitare che le petroliere vengano usate come copertura per operazioni belliche o di sabotaggio.


Le accuse di Zelensky hanno suscitato reazioni immediate anche tra i partner europei. Alcuni Stati membri, tra cui Polonia, Lituania e Danimarca, hanno chiesto un rafforzamento dei dispositivi di sicurezza nelle loro acque territoriali. Altri Paesi, come Germania e Francia, hanno chiesto prove più dettagliate prima di assumere posizioni ufficiali. Tuttavia, il timore di una possibile estensione marittima del conflitto spinge Bruxelles a prendere in considerazione un sistema di allerta congiunto per il monitoraggio delle navi sospette. Anche l’Agenzia europea per la sicurezza marittima ha iniziato a raccogliere dati incrociati su movimenti di petroliere riconducibili alla rete russa.


Nel frattempo, la Russia ha respinto con fermezza tutte le accuse, definendole “propaganda di guerra”. Il Cremlino sostiene che le navi della propria flotta commerciale operano nel pieno rispetto delle leggi internazionali e che l’Ucraina tenta di distogliere l’attenzione dalle proprie difficoltà militari. Mosca ha anche accusato Kiev di voler coinvolgere l’Europa in un confronto diretto, aggravando il rischio di escalation. Nonostante la smentita, diversi analisti militari considerano plausibile che la Russia utilizzi strumenti non convenzionali per compensare le perdite subite sul terreno e mantenere alta la pressione sull’Ucraina e sui suoi alleati.


Il quadro che emerge conferma come la guerra sia entrata in una nuova fase, in cui la linea di demarcazione tra conflitto militare e attività civile diventa sempre più sfumata. L’utilizzo di mezzi commerciali per operazioni offensive mostra la capacità di Mosca di adattarsi alle restrizioni imposte dalle sanzioni e di sfruttare le vulnerabilità del sistema marittimo globale, spingendo le potenze occidentali a un progressivo ripensamento delle proprie strategie di difesa.

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