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X.ai e Tesla sotto pressione: fuga di top manager mette in luce tensioni e rischi nel regno Musk

Negli ultimi mesi, uno dei fenomeni più significativi che scuote l’universo di Elon Musk riguarda le uscite in massa di dirigenti di alto livello da xAI e da Tesla. Quelle che potrebbero sembrare semplici dimissioni, in realtà mostrano crepe profonde nella struttura di comando, riflettono dissidi interni e ripropongono domande sul modello di leadership, sulle pressioni interne e sulla sostenibilità di visioni così aggressive. L’exodus manageriale è diventato un segnale che, se non gestito, può minare reputazione, continuità progettuale e capacità di attrarre talenti.


A xAI, la giovane startup di intelligenza artificiale di Musk, il turnover è stato particolarmente intenso. I vertici dell’azienda hanno visto cambi repentini: il direttore finanziario ha lasciato dopo pochi mesi, il general counsel ha detto addio dopo poco tempo, e altri dirigenti chiave sono usciti a uno a uno, spesso con pubbliche dissociazioni o infortuni verbali nei canali social. Dietro a queste partenze ci sono segnalazioni di burnout, turni massacranti, morale basso e disallineamenti strategici, soprattutto nel modo in cui Musk intreccia xAI con la sua piattaforma sociale X. Alcuni ex dirigenti hanno fatto trasparire che la pressione per recuperare terreno rispetto a concorrenti come OpenAI — in particolare nella guerra per chi detiene il controllo sui modelli di linguaggio — ha spinto scelte operate con tempi strettissimi e scarsa tolleranza per il dissenso.


Le perdite di vertice non si limitano solo a xAI. Anche in Tesla le dimissioni e migrazioni stanno assumendo dimensioni rilevanti. Negli ultimi dodici mesi, almeno dieci alti dirigenti hanno lasciato l’azienda: responsabili vendite, figure chiave della divisione energetica, dirigenti della mobilità autonoma e vertici della parte software. Alcune di queste uscite sono legate a riorganizzazioni interne e tagli, ma molte confessano motivazioni più intime: disillusione, difficoltà a stare al passo con le richieste, tensioni sul progetto robotaxi e sulla direzione strategica. Tesla ha sempre avuto una struttura centralizzata, ma la concentrazione del potere decisionale su Musk accentua le pressioni su chi è vicino al vertice. In questo meccanismo, perdere la fiducia o sentirsi tagliati fuori da decisioni chiave può spingere a partire.


Un tema ricorrente nelle testimonianze è quello del burnout: orari estenuanti, aspettative molto alte, difficoltà nel bilanciare vita personale e lavoro. In diversi casi, dirigenti hanno citato come motivo di uscita proprio la necessità di recuperare equilibrio psicofisico. L’industria tech è nota per ritmi intensi, ma l’intensità moltiplicata dall’“effetto Musk” — la cultura del “work hard, die fast” — accentua il costo umano della direzione. Alcuni ex collaboratori hanno raccontato che il regime interno tende a premiare perduranti “sacrifici” piuttosto che sostenibilità dei ruoli.


Parallelamente, entrano in gioco elementi politici e ideologici. Alcuni dirigenti hanno manifestato disagio per le posizioni pubbliche di Musk su temi sociali, ideologici e politici, che spesso si riflettono nella comunicazione aziendale. In più, la commistione sempre maggiore tra attività imprenditoriali, piattaforme social e posizionamenti personali rende complesso distinguere linee strategiche aziendali da scelte personali: chi si sente in disaccordo rischia di essere ostracizzato o emarginato nel “cerchio interno”. In un contesto in cui l’immagine pubblica è strategica, queste tensioni si riflettono anche nei rapporti interni.


Un altro fattore emerge con forza: lo spostamento strategico di Musk da un cuore green (auto elettrica, energia sostenibile) verso una visione che enfatizza l’IA, la robotica e il dominio digitale come elementi centrali di potere e influenza. Alcuni dirigenti hanno espresso disaccordi con cambi repentini nei piani di prodotto: progetti come la versione low-cost del veicolo elettrico sono stati cancellati, e risorse ridirezionate verso robotica e centri dati. Chi credeva nel focus iniziale della missione Tesla si è trovato ad assistere a un allargamento dell’orizzonte che non sempre è stato accompagnato da consenso interno. Queste divergenze hanno accelerato le partenze di manager che avrebbero voluto un’azienda più stabile e coerente con la sua identità originaria.


La fuga di top manager ha effetti tangibili. Innanzitutto, la perdita di memoria aziendale e competenze verticali tende a rallentare i progetti, specie in aree complesse come hardware, software per guida autonoma, infrastrutture AI e integrazione tra macchine e modelli di intelligenza. Poi, la reputazione esterna soffre: investitori, partner e potenziali dipendenti percepiscono instabilità e rischio. In un mercato in cui l’essere “cool” e attrattivi è parte integrante del capitale, veder partire figure chiave può minare l’immagine di dominio. Infine, la coesione interna rischia: restano coloro che accettano il modello culturale dominante, ma può crearsi una divisione tra “fedeli” e “critici silenti”, con impatti sulla motivazione e sull’innovazione.


La sfida principale per Musk è gestire il passaggio da un impero guidato da una figura suprema a una struttura che deve avere continuità operativa e appeal per i talenti. Se ogni volta che un manager si avvicina al vertice rischia di essere bruciato, diventa difficile costruire gerarchie stabili, accountability e piani di carriera credibili. Alcuni suggeriscono che Musk debba accettare un grado maggiore di delega, strutturare ruoli con autonomia protetta e mitigare l’effetto “presenzialismo etico” che impone ai dirigenti di essere al suo fianco 24/7.


La fuga dai ruoli definisce dunque una tensione strutturale: da un lato, l’ambizione messa in campo da Musk con visioni grandiose, concorrenza globale e innovazioni radicali; dall’altro, i limiti umani, la necessità di strutture regolari, il bisogno di equilibrio organizzativo e di gerarchie affidabili. Come in ogni realtà guidata dal carisma, il passaggio generazionale e la distribuzione del potere sono prove decisive.


La discesa di talenti non deve essere letta come fallimento, ma come richiamo a una governance più equilibrata. Se Musk vorrà salvaguardare Tesla, xAI e le sue altre imprese, dovrà costruire strutture che reggano non solo sul suo genio, ma su team forti, identità coese e modelli di autonomia. La sfida sarà mantenere la spinta visionaria senza perdere la tenuta organizzativa.

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