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Urso chiede all’Ue di sospendere l’Ets in attesa della revisione: “È una tassa sulle imprese”

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sollecitato l’Unione europea a valutare la sospensione temporanea dell’Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, in attesa della revisione del meccanismo. Secondo il ministro, l’attuale configurazione dell’Emission Trading System si tradurrebbe in una vera e propria “tassa sulle imprese”, con effetti rilevanti sulla competitività del tessuto produttivo italiano ed europeo.


L’Ets rappresenta uno dei pilastri della politica climatica dell’Unione, basato sul principio “cap and trade”: viene fissato un tetto massimo alle emissioni consentite e le imprese possono scambiarsi le quote di CO₂ sul mercato. L’obiettivo è incentivare la riduzione delle emissioni attraverso un prezzo crescente della carbon footprint. Tuttavia, l’aumento del valore delle quote negli ultimi anni ha comportato un incremento dei costi per i settori energivori, in particolare acciaio, cemento, chimica e produzione energetica.


La richiesta di sospensione avanzata da Urso si colloca in un contesto di forte pressione sui costi industriali, aggravata dalla volatilità dei prezzi dell’energia e dalle tensioni geopolitiche. Il ministro sostiene che il sistema, così come strutturato, rischi di penalizzare le imprese europee rispetto ai concorrenti extraeuropei che operano in contesti regolatori meno stringenti. La questione si intreccia con il tema della competitività industriale e con la necessità di evitare fenomeni di delocalizzazione produttiva verso Paesi con normative ambientali meno rigorose.


Il dibattito sull’Ets è parte integrante del più ampio pacchetto climatico europeo, che mira a ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. La revisione del sistema è già prevista nell’ambito delle politiche di transizione verde, ma la richiesta italiana punta a un intervento immediato, almeno fino a quando non sarà definita una riforma capace di bilanciare obiettivi ambientali e sostenibilità economica.


Le imprese energivore lamentano un incremento dei costi legato all’acquisto delle quote di emissione, che incide direttamente sui margini e sulla capacità di investimento. Il prezzo della CO₂, salito sensibilmente negli ultimi anni, è considerato da alcuni operatori un fattore di aggravio in una fase economica complessa. L’argomentazione del governo italiano si fonda sull’idea che la transizione ecologica debba essere accompagnata da strumenti di compensazione e da misure di tutela della competitività.


A livello europeo, la posizione italiana si confronta con quella di altri Stati membri che difendono il ruolo dell’Ets come strumento centrale per orientare il mercato verso tecnologie a basse emissioni. La Commissione europea ha più volte ribadito che il sistema rappresenta un meccanismo efficace per internalizzare i costi ambientali e promuovere investimenti in innovazione. L’eventuale sospensione temporanea aprirebbe un confronto politico significativo, con implicazioni sul percorso di decarbonizzazione.


Il tema si lega anche al Carbon Border Adjustment Mechanism, il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere, introdotto per evitare distorsioni competitive e garantire che le importazioni da Paesi terzi siano soggette a un prezzo del carbonio equivalente a quello applicato nell’Ue. L’efficacia di questo strumento è parte integrante del dibattito, poiché mira a ridurre il rischio di “carbon leakage” e a proteggere l’industria europea.


La richiesta di sospensione dell’Ets riflette quindi una tensione tra esigenze ambientali e priorità industriali. L’Italia, con un sistema manifatturiero ampio e diversificato, solleva la questione dell’impatto immediato dei costi della transizione sulle imprese, soprattutto in settori strategici. Il confronto con Bruxelles sarà determinante per comprendere se si aprirà uno spazio di revisione anticipata o se prevarrà la linea di continuità nel percorso di attuazione del Green Deal europeo.


Nel quadro di una competizione globale sempre più intensa, la definizione di regole che coniughino sostenibilità e competitività resta uno dei nodi centrali della politica economica europea. La proposta di sospendere l’Ets in attesa della revisione rappresenta un segnale politico forte, destinato a incidere sul dibattito tra Stati membri e sulle future scelte in materia di transizione energetica e politica industriale.

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