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Ucraina: oltre le terre rare, il vero tesoro è la 'Terra Nera' Agricola



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Mentre l'attenzione internazionale si è spesso concentrata sulle potenziali ricchezze minerarie dell'Ucraina, incluse le terre rare citate in recenti accordi e oggetto di interesse strategico, la vera "rarità" del paese risiede altrove: nei suoi vasti e fertilissimi terreni agricoli. L'articolo originale di Sissi Bellomo (datato 03 maggio 2025) mette in luce un equivoco persistente, alimentato anche da figure come Donald Trump, che confonde le terre rare – presenti in Ucraina ma in quantità non rilevanti o difficilmente sfruttabili economicamente – con la più ampia categoria dei materiali critici e, soprattutto, oscura il valore preponderante dell'agricoltura.


Il Miraggio Minerario e la Realtà Strategica

L'accordo menzionato nel testo elenca sì le terre rare, ma include anche una quarantina di altri minerali strategici come antimonio, grafite, titanio, tungsteno e uranio, oltre a metalli preziosi, industriali, petrolio e gas. L'Ucraina possiede indubbiamente un sottosuolo ricco, con depositi significativi, ad esempio, di litio (tra i più grandi d'Europa) e titanio. Tuttavia, lo sfruttamento commerciale di molte di queste risorse è irto di ostacoli.

Le sfide sono molteplici:

  1. Conoscenza e Valutazione: L'ultima mappatura geologica completa risale agli anni '80. Non tutto ciò che esiste nel sottosuolo è stato quantificato come "riserva" economicamente e tecnologicamente estraibile.

  2. Limiti Produttivi: Anche dove esiste produzione, ci sono limiti. L'uranio proviene da depositi in esaurimento; il titanio è principalmente in forma di pigmento, non di spugna per l'aeronautica; la minima produzione di grafite si è fermata.

  3. Impatto della Guerra: Molti siti minerari e impianti metallurgici, specialmente nell'est (come il promettente sito di litio di Shevchenko nel Donetsk o la miniera di carbone da coke di Pokrvosk), sono vicini al fronte, a rischio di controllo russo, o sono stati danneggiati o distrutti. La produzione siderurgica è crollata e la capacità elettrica è dimezzata, complicando ulteriormente ogni ripresa estrattiva.


Il Vero Oro: La "Chernozem" e l'Agribusiness

In netto contrasto con le incertezze minerarie, spicca la ricchezza agricola dell'Ucraina. Il paese è storicamente conosciuto come il "cestino di pane d'Europa" grazie alla sua "chernozem" o "terra nera", un suolo eccezionalmente fertile che costituisce l'1,8% della terraferma globale, ma di cui l'Ucraina ospita un terzo. Questa terra copre metà dei 42 milioni di ettari agricoli del paese (una superficie superiore a quella dell'intera Italia).

Prima della guerra, l'agricoltura rappresentava il 10% del PIL e il 40% dell'export ucraino (27,8 miliardi di dollari nel 2021, superando i 25,73 miliardi da minerali e metalli). Kiev rimane un fornitore leader mondiale di semi di girasole e tra i primi esportatori di cereali. Questo "tesoro" agricolo, che attirò persino Hitler, è oggi un polo d'attrazione per gli investimenti.


Investimenti e Proprietà della Terra

Nonostante le sfide (come lo sminamento), la rinascita agricola appare meno problematica di quella mineraria. L'agribusiness offre opportunità di investimento più concrete e con ritorni potenzialmente più rapidi, favorite anche dalla privatizzazione dei terreni avviata da Zelensky. Grandi multinazionali USA come Cargill, Bunge e ADM hanno già una presenza significativa con impianti, silos e terminal.

La questione della proprietà terriera è delicata. Una moratoria ventennale sulla vendita di terreni agricoli è terminata nel 2021, e dal 2024 anche appezzamenti più grandi e soggetti giuridici possono essere coinvolti nelle compravendite. Sebbene la legge escluda formalmente gli stranieri (in attesa di un referendum popolare mai tenuto), un meccanismo precedente ha permesso la creazione di enormi "agro-holding". Aggregando contratti di affitto di piccoli lotti, oligarchi locali ma anche investitori stranieri (operando legalmente) hanno acquisito il controllo di vaste aree. ONG stimano che oltre 3 milioni di ettari siano sotto il controllo di attori stranieri, tra cui il fondo USA NCH Capital, il fondo sovrano saudita Salic e il colosso cinese Cofco.

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