Ucraina, attacco in Crimea: Mosca accusa la Nato e l’Unione europea di alimentare il terrorismo mentre il conflitto entra in una fase sempre più pericolosa
- piscitellidaniel
- 22 set
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La tensione tra Russia e Ucraina ha conosciuto un nuovo drammatico capitolo con l’attacco avvenuto in Crimea, che Mosca ha immediatamente definito un atto terroristico sostenuto indirettamente dall’Occidente. Le autorità russe hanno accusato la Nato e l’Unione europea di fornire a Kiev non solo armi e supporto logistico, ma anche la cornice politica che consentirebbe all’Ucraina di intensificare operazioni considerate da Mosca come attentati alla sovranità e alla sicurezza del Paese.
Secondo le prime ricostruzioni diffuse dal ministero della Difesa russo, l’attacco avrebbe colpito infrastrutture militari strategiche nella penisola, provocando danni rilevanti e causando un numero ancora imprecisato di vittime. La Crimea, annessa unilateralmente dalla Russia nel 2014 e mai riconosciuta come parte integrante del territorio russo dalla comunità internazionale, resta il cuore del contenzioso e uno degli obiettivi principali delle forze ucraine. Per Kiev, infatti, il controllo della penisola è imprescindibile per ristabilire l’integrità territoriale del Paese.
Le dichiarazioni provenienti dal Cremlino sono state particolarmente dure. Mosca sostiene che senza l’appoggio delle potenze occidentali, l’Ucraina non avrebbe la capacità né le risorse per condurre simili operazioni. Da qui l’accusa diretta a Bruxelles e a Washington di “alimentare il terrorismo”, una formula retorica che riflette la volontà di inasprire lo scontro diplomatico e di consolidare la narrativa interna secondo cui la Russia non starebbe combattendo solo contro Kiev, ma contro un intero blocco occidentale deciso a minarne la sicurezza e la stabilità.
Il governo ucraino, dal canto suo, non ha confermato né smentito ufficialmente la responsabilità diretta dell’attacco, mantenendo la tradizionale linea di ambiguità operativa. Fonti vicine a Kiev hanno però sottolineato che la Crimea è un obiettivo legittimo, in quanto territorio occupato militarmente dalla Russia. La leadership ucraina ribadisce da mesi che la riconquista della penisola rappresenta un punto non negoziabile, elemento centrale della strategia militare e politica del Paese.
Sul fronte internazionale, le reazioni non si sono fatte attendere. A Bruxelles, pur senza commentare nello specifico l’attacco, diversi rappresentanti hanno ribadito che l’Unione europea continuerà a sostenere Kiev “finché sarà necessario”, sottolineando che la responsabilità ultima del conflitto ricade sull’aggressione russa del febbraio 2022. Anche la Nato ha riaffermato il proprio appoggio militare e politico all’Ucraina, evidenziando che il diritto alla difesa comprende anche la possibilità di colpire obiettivi in territori occupati.
La vicenda accentua il rischio di una nuova escalation. Le parole di Mosca, che evocano il concetto di terrorismo per descrivere le operazioni ucraine, hanno un peso particolare: significano che la Russia intende considerare questi attacchi non solo come episodi bellici, ma come minacce dirette alla sicurezza nazionale paragonabili a quelle di gruppi estremisti. Un simile approccio può aprire la strada a un inasprimento delle misure militari e repressive, dentro e fuori dai confini russi, e giustificare nuove offensive su larga scala.
Dal punto di vista militare, l’attacco in Crimea conferma la crescente capacità di Kiev di colpire in profondità le retrovie russe, grazie anche all’uso di droni e sistemi missilistici avanzati forniti dall’Occidente. Questa evoluzione rappresenta una sfida significativa per l’esercito di Mosca, che si trova a dover difendere un territorio esteso e vulnerabile, con una linea del fronte che si è fatta sempre più fluida. La difesa aerea russa, pur rafforzata negli ultimi mesi, non è riuscita a impedire del tutto l’azione, alimentando polemiche interne e mettendo in luce le difficoltà strutturali delle forze armate.
Sul piano politico, l’attacco si inserisce in un contesto di crescente isolamento internazionale della Russia, ma anche di difficoltà per l’Unione europea. All’interno dell’Ue non mancano divergenze sul livello e sulla durata del sostegno a Kiev, con alcuni Paesi che spingono per mantenere alta la pressione su Mosca e altri che temono le ricadute economiche e sociali delle sanzioni e degli aiuti militari. L’episodio in Crimea rischia di acuire queste tensioni, costringendo le capitali europee a ribadire la loro linea comune e a fronteggiare le accuse di Mosca.
Per gli Stati Uniti, l’attacco rappresenta un ulteriore banco di prova. Washington è consapevole che ogni operazione ucraina in Crimea suscita timori di escalation nucleare, dato che Mosca considera la penisola come parte integrante del proprio territorio. La Casa Bianca ha più volte invitato Kiev alla cautela, pur continuando a fornire assistenza militare e finanziaria. Il delicato equilibrio tra sostegno all’Ucraina ed evitare uno scontro diretto con la Russia diventa sempre più difficile da mantenere.
La popolazione civile in Crimea vive una situazione di crescente precarietà. Da un lato, l’amministrazione filorussa cerca di rassicurare i residenti con messaggi di stabilità e protezione; dall’altro, gli attacchi sempre più frequenti alimentano paura e incertezza. La penisola, che Mosca ha cercato di trasformare in una vetrina della propria influenza, si trova ora esposta a un conflitto che sembra destinato a protrarsi ancora a lungo.
Il nuovo attacco e le accuse incrociate tra Mosca, Kiev e l’Occidente mostrano come il conflitto ucraino sia entrato in una fase in cui la guerra sul campo e la guerra delle parole viaggiano di pari passo. Ogni episodio militare si traduce immediatamente in uno scontro diplomatico e mediatico, con ricadute che vanno ben oltre la dimensione locale e che toccano gli equilibri internazionali, sempre più fragili e instabili.

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