Turismo sulla neve, crescono i costi del 5,8% ma i ricavi del settore superano i 12 miliardi di euro
- piscitellidaniel
- 31 ott
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Il turismo invernale italiano si prepara ad aprire la nuova stagione con numeri incoraggianti sul fronte dei ricavi, ma con margini di profitto messi alla prova dall’aumento dei costi di gestione. Secondo le più recenti rilevazioni di Confturismo e Federturismo, il comparto della montagna ha registrato nel 2024 un giro d’affari complessivo di oltre 12 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente, ma accompagnato da un incremento medio dei costi operativi del 5,8%. Energia, trasporti e materie prime restano le principali voci di spesa, condizionando la redditività di impianti, alberghi e servizi connessi al turismo sulla neve.
L’Italia resta una delle destinazioni europee più apprezzate per le vacanze invernali, con oltre 30 milioni di presenze registrate tra dicembre e marzo, concentrate soprattutto nelle Alpi e nelle Dolomiti. Le località di Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Lombardia e Veneto continuano a trainare il settore, seguite da Piemonte e Abruzzo, che stanno investendo per ampliare la propria offerta. Le stazioni sciistiche italiane rappresentano un pilastro dell’economia turistica nazionale, generando un indotto che coinvolge non solo il comparto alberghiero, ma anche ristorazione, commercio, trasporti e attività sportive.
Il bilancio positivo dei ricavi è legato soprattutto al ritorno dei turisti stranieri, che rappresentano oggi quasi il 40% del totale delle presenze. Germania, Austria, Svizzera, Francia e Regno Unito restano i principali mercati di riferimento, ma cresce anche la quota proveniente dai Paesi extraeuropei, in particolare Stati Uniti e Canada. L’attenzione verso il turismo sostenibile e la valorizzazione delle esperienze di montagna autentiche hanno contribuito ad attrarre una nuova fascia di clientela ad alto potere di spesa, interessata a soggiorni di qualità, gastronomia locale e servizi personalizzati.
Tuttavia, la redditività delle imprese del comparto è messa a dura prova da un aumento generalizzato dei costi di esercizio. L’energia elettrica e il carburante incidono pesantemente sui bilanci dei gestori di impianti di risalita, che devono far fronte anche alle spese legate all’innevamento artificiale e alla manutenzione delle strutture. La scarsità di neve naturale in alcune stagioni impone un uso sempre più frequente dei cannoni sparaneve, con un conseguente aumento dei consumi idrici ed energetici. A questi fattori si aggiungono l’inflazione dei beni alimentari e l’aumento dei salari, che hanno reso più onerosa la gestione delle strutture ricettive.
Il rincaro dei costi ha spinto gli operatori del settore a ritoccare verso l’alto i prezzi di skipass, soggiorni e servizi accessori. In media, un pacchetto di vacanza sulla neve è aumentato del 7% rispetto allo scorso anno, con picchi del 10% nelle località più esclusive. Nonostante questo, la domanda resta solida: molti turisti prenotano con largo anticipo, spinti anche dal desiderio di vivere esperienze di benessere e relax oltre allo sci. Le strutture che hanno puntato sulla diversificazione dell’offerta – spa, escursioni, eventi culturali e gastronomici – hanno registrato performance migliori rispetto a quelle legate esclusivamente al turismo sportivo.
Le previsioni per la stagione 2025 indicano un ulteriore consolidamento del comparto, con una crescita attesa dei ricavi del 3,5%. Tuttavia, gli operatori chiedono un piano di sostegno pubblico per affrontare le sfide strutturali del settore, in particolare sul fronte della sostenibilità energetica e del rinnovamento infrastrutturale. Le associazioni di categoria propongono incentivi per l’efficienza energetica degli impianti, il potenziamento dei collegamenti ferroviari verso le località montane e la creazione di fondi dedicati alla formazione del personale turistico.
Le Regioni alpine stanno lavorando a programmi di riqualificazione delle aree sciistiche, con investimenti pubblici e privati per oltre 1,5 miliardi di euro. L’obiettivo è modernizzare gli impianti di risalita, migliorare la digitalizzazione dei servizi e promuovere un turismo di montagna più sostenibile. Molte stazioni stanno introducendo sistemi di prenotazione online integrati, tariffe dinamiche e soluzioni di mobilità elettrica per ridurre l’impatto ambientale. Anche il settore alberghiero si sta adattando: cresce il numero di strutture che adottano certificazioni green e soluzioni di autosufficienza energetica, come pannelli solari e impianti geotermici.
Il turismo della neve, pur attraversando una fase di riallineamento economico, si conferma una risorsa strategica per il Paese. L’intero comparto genera occupazione stabile per circa 120.000 addetti e stagionale per oltre 200.000 lavoratori. Il valore aggiunto della filiera montana rappresenta circa il 10% del Pil turistico italiano, con effetti positivi anche sulla valorizzazione del territorio e sulla conservazione delle tradizioni locali. L’Italia, con le sue 350 stazioni sciistiche e oltre 6.000 chilometri di piste, continua a competere con le grandi destinazioni europee come Svizzera, Austria e Francia, puntando su accoglienza, enogastronomia e bellezze naturali.
Nonostante l’aumento dei costi, il settore mantiene una prospettiva di crescita sostenuta, sostenuta da una domanda interna stabile e da un turismo internazionale in ripresa. Le imprese della montagna stanno dimostrando una notevole capacità di adattamento, investendo in innovazione, servizi digitali e nuove forme di intrattenimento. L’obiettivo condiviso da operatori e istituzioni è quello di rendere il turismo invernale italiano più competitivo, resiliente e sostenibile, garantendo al tempo stesso la continuità di uno dei comparti più importanti dell’economia del Paese.

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