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Trump vieta l’ingresso negli USA da 12 Paesi e blocca i visti per gli studenti stranieri di Harvard: escalation nelle politiche migratorie e accademiche

Il 4 giugno 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato una serie di provvedimenti che hanno suscitato ampie reazioni sia a livello nazionale che internazionale. Tra le misure più significative, spiccano il divieto totale di ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di 12 Paesi e la sospensione dell'emissione di visti per studenti stranieri diretti all'Università di Harvard.


Divieto di ingresso per 12 Paesi e restrizioni per altri 7

Il nuovo divieto di viaggio, che entrerà in vigore il 9 giugno 2025, riguarda i cittadini di Afghanistan, Myanmar, Ciad, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, Eritrea, Haiti, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. Per altri sette Paesi, tra cui Cuba e Venezuela, sono state imposte restrizioni parziali all'ingresso. La Casa Bianca ha giustificato queste misure con preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale, citando un recente attacco terroristico a Boulder, Colorado, come esempio dei pericoli derivanti da un controllo insufficiente sull'immigrazione. Tuttavia, è emerso che l'attentatore proveniva dall'Egitto, Paese non incluso nella lista dei divieti, sollevando interrogativi sulla coerenza delle nuove restrizioni.


Sospensione dei visti per studenti stranieri diretti a Harvard

Parallelamente, l'amministrazione Trump ha annunciato la sospensione dell'emissione di visti F, M e J per studenti stranieri che intendono studiare all'Università di Harvard. La decisione è stata motivata da presunte preoccupazioni per la sicurezza nazionale e da accuse secondo cui l'ateneo avrebbe legami con entità straniere ostili e non avrebbe adeguatamente contrastato l'antisemitismo all'interno del campus. La misura prevede anche la possibilità di revocare i visti già concessi agli studenti attualmente iscritti.


Reazioni e conseguenze

L'Università di Harvard ha definito la decisione come una ritorsione illegale e una violazione dei diritti costituzionali, annunciando l'intenzione di intraprendere azioni legali per difendere i propri studenti internazionali. La sospensione dei visti potrebbe avere un impatto significativo sull'ateneo, che conta circa 7.000 studenti stranieri, rappresentando circa il 27% del corpo studentesco. La misura ha sollevato preoccupazioni anche tra altre istituzioni accademiche, timorose di possibili ripercussioni simili.


A livello internazionale, diversi Paesi hanno espresso preoccupazione per le nuove restrizioni. Venezuela ha criticato la decisione, definendo gli Stati Uniti un Paese non sicuro, mentre la Somalia ha manifestato disponibilità a collaborare per affrontare le preoccupazioni sulla sicurezza.


Le nuove misure si inseriscono in un contesto più ampio di inasprimento delle politiche migratorie e di controllo sulle istituzioni accademiche da parte dell'amministrazione Trump. In precedenza, erano già state annunciate restrizioni sui visti per studenti cinesi e tagli ai finanziamenti federali per università accusate di non contrastare adeguatamente l'antisemitismo.


Le decisioni recenti hanno suscitato un acceso dibattito negli Stati Uniti, con critiche da parte di organizzazioni per i diritti civili, istituzioni accademiche e rappresentanti politici, che le considerano misure discriminatorie e dannose per l'immagine e l'economia del Paese. Al contempo, sostenitori dell'amministrazione difendono le scelte come necessarie per garantire la sicurezza nazionale e contrastare influenze straniere ritenute pericolose.


La situazione resta in evoluzione, con attese per le decisioni dei tribunali sui ricorsi presentati e per eventuali ulteriori provvedimenti da parte dell'amministrazione. Le implicazioni delle nuove misure potrebbero avere effetti duraturi sulle politiche migratorie, sull'istruzione superiore e sulle relazioni internazionali degli Stati Uniti.

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