Trump torna in Regno Unito per tre giorni: Starmer cerca intesa su dazi, Ucraina e rafforzamento dei legami transatlantici
- piscitellidaniel
- 16 set
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Donald Trump è atteso in visita ufficiale in Regno Unito per un soggiorno di tre giorni che non sarà solo cerimoniale, ma carico di tensioni diplomatiche, negoziati economici e poste in gioco geopolitiche. Keir Starmer, primo ministro britannico, considera strategica questa visita: l’occasione per chiedere concessioni sui dazi imposti da Washington, per rafforzare l’impegno americano sull’Ucraina, e per consolidare una nuova fase nei rapporti bilaterali trasversali che vanno dall’economia alla sicurezza, fino all’energia.
L’agenda è fitta. Tra i temi principali quello dei dazi su acciaio e alluminio, prodotti che il Regno Unito esporta ma che sono stati fortemente penalizzati dalle misure tariffarie statunitensi. Starmer punta a ottenere una riduzione o sospensione di queste tariffe, sostenendo che esse danneggiano l’industria britannica, rendono meno competitive le imprese e creano attriti non solo con gli USA ma anche con l’Europa. È su questo fronte che Londra spera di strappare a Trump qualche disponibilità, approfittando della volontà dichiarata della Casa Bianca di rinsaldare il rapporto con gli alleati tradizionali.
Oltre ai dazi, Starmer cerca un intesa su come gli Stati Uniti sosterranno l’Ucraina da qui in avanti. L’UK vuole garanzie concrete su aiuti militari, protezione del fronte orientale, appoggio diplomatico e sicurezza, e un posizionamento meno ambiguo di Washington rispetto al conflitto con la Russia. Il Regno Unito sta spingendo affinché l’impegno USA sia non solo verbale ma operativo e sostenibile, soprattutto in vista delle sfide future della guerra: rifornimenti, intelligence, cooperazione politica internazionale.
Nel corso della relazione Stati Uniti-Regno Unito, il governo britannico guida assieme a Starmer un approccio che sottolinea il bisogno di realisticità: evitare retorica, ottenere risultati tangibili. Starmer vuole che queste visite si traducano in accordi chiari; non solo dichiarazioni stampa, ma impegni concreti sui dazi, sugli scambi commerciali, sugli scambi agricoli, sulle condizioni per le esportazioni britanniche verso gli Stati Uniti.
Un altro aspetto decisivo è quello della “special relationship” che Londra invoca: Starmer vuole che l’immagine del Regno Unito torni al centro delle attenzioni strategiche americane, non solo come partner storico ma come alleato protagonista in settori quali difesa, intelligence, tecnologia e produzione industriale. La visita di Trump è quindi intesa anche come momento di riaffermazione diplomatica, non priva di simbolismi, ma vista con occhio pragmatico al commercio e alla politica estera.
La questione dei dazi non si limita solo a acciaio e alluminio. Anche le tariffe sulle automobili britanniche verso gli Stati Uniti sono sotto esame: Starmer ambisce a ridurle, idealmente a livelli più vicini a quelli che permettano una maggiore convenienza per l’export, alleviando una delle principali fonti di attrito commerciale. In cambio, il Regno Unito è disposto ad aprire mercati interni su alcuni beni agricoli e industriali americani, pur mantenendo standard qualitativi e regolamentari che considera non negoziabili.
Sul fronte politico, Starmer affronta criticità interne: il suo governo deve bilanciare le richieste delle imprese britanniche, attente alle esportazioni, con le pressioni dell’opinione pubblica su sovranità, tutela dei consumatori, sicurezza alimentare. Ogni concessione verso gli Stati Uniti rischia di essere criticata se percepita come troppo sbilanciata o come sacrificio normativo. Starmer dovrà garantire che l’intesa rispetti gli standard britannici, specie su prodotti agroalimentari, regolamentazioni ambientali e lavoro.
Dal punto di vista americano, Trump ha interesse a mostrare risultati concreti in politica estera ed economica: è un’occasione per mostrare che la sua amministrazione è capace di concludere accordi che rafforzino la sua immagine, che rispondano alle sue promesse sul commercio e sulla ripresa economica statunitense. Il presidente punta a ottenere accordi che possano essere presentati come “win-win”, e che siano utilizzabili come esempio per altri negoziati bilaterali simili.
Ci sono rischi da considerare: i tempi sono stretti, le opposizioni politiche nel Regno Unito potrebbero attaccare Starmer se percepiscono che gli interessi nazionali siano stati sacrificati; gli Stati Uniti potrebbero offrire promesse vaghe o rimandare le decisioni concrete; le dinamiche internazionali – con l’Unione Europea vigile su dazi, su standard regolamentari, su misure protezionistiche – possono interferire, rendendo difficile isolare il Regno Unito da pressioni sia esterne che interne.
Le reazioni europee sono un altro tassello da considerare: Bruxelles sta osservando con attenzione queste mosse, sapendo che un’intesa tra USA e Regno Unito può avere impatti sull’Ue, sia sugli scambi commerciali sia sulle politiche di dazi e contro-dazi. C’è la preoccupazione che possano nascere precedenti che spingano altri paesi a richiedere simili esenzioni o accordi preferenziali, generando tensioni nel mercato unico europeo.
Elemento non trascurabile, la questione della sicurezza: la cooperazione su Ucraina non è solo economica, ma anche militare, diplomatica, di intelligence. Starmer vuole che la visita sia anche segnale forte agli alleati occidentali che il Regno Unito resta impegnato, che non cerca sponda individuale ma cooperazione multilaterale, e che gli Stati Uniti siano partner credibili nel lungo periodo, non solo in funzione elettorale.

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