Trump rilancia lo scontro con la Cina: “Ha violato l’accordo”, e reintroduce i dazi
- piscitellidaniel
- 30 mag
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Donald Trump ha riacceso la tensione commerciale con la Cina, accusando apertamente Pechino di non aver rispettato gli impegni presi nell’accordo commerciale sottoscritto nel 2020 durante il suo primo mandato. Secondo il presidente statunitense, la Cina avrebbe violato i termini dell’intesa, in particolare sul fronte della proprietà intellettuale e degli acquisti di beni americani, e per questo motivo la sua amministrazione ha deciso di reintrodurre una serie di dazi su diverse categorie di prodotti cinesi. L’annuncio è stato accompagnato da toni duri e da un esplicito messaggio: “La Cina ha imbrogliato ancora, e l’America non resterà a guardare”.
La nuova ondata di dazi prevede aliquote fino al 25% su beni che includono componentistica elettronica, batterie, veicoli elettrici, acciaio e semiconduttori. Secondo la Casa Bianca, si tratta di un intervento necessario per “riequilibrare” il commercio bilaterale e “difendere le industrie strategiche americane”. I nuovi dazi vanno a colpire settori in cui la Cina ha consolidato una forte presenza nel mercato globale e che l’amministrazione statunitense considera sensibili per la sicurezza economica nazionale.
Pechino ha risposto con fermezza alle accuse di Trump, definendole “infondate e irresponsabili”. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che la Cina ha rispettato gli impegni assunti, accusando invece gli Stati Uniti di voler strumentalizzare il commercio per fini politici. Le autorità cinesi hanno anche annunciato una valutazione dettagliata delle misure e preannunciato contromisure mirate nel caso in cui i dazi vengano effettivamente applicati. Il timore, ora, è che si possa riaprire una nuova fase di guerra commerciale tra le due superpotenze, con effetti rilevanti sulla catena globale di approvvigionamento.
I mercati finanziari hanno reagito con volatilità all’annuncio dell’amministrazione Trump. Gli indici azionari di Wall Street hanno registrato cali nelle ore immediatamente successive alla notizia, mentre il comparto tecnologico è stato tra i più penalizzati. Gli analisti economici hanno segnalato il rischio di un’escalation che potrebbe rallentare la crescita globale, proprio in un momento in cui l’economia internazionale mostra segni di indebolimento per effetto dell’inflazione persistente e della stretta monetaria.
Oltre ai dazi, Trump ha promesso nuove iniziative per ridurre la dipendenza americana dai prodotti cinesi, rilanciando l’obiettivo di riportare negli Stati Uniti parte della produzione industriale delocalizzata in Asia. Tra i provvedimenti in discussione ci sono crediti d’imposta per le imprese che riportano la produzione in patria e un piano di investimenti per rafforzare la manifattura high-tech sul territorio americano. Il piano si inserisce in una strategia più ampia che punta al “decoupling” economico con la Cina, già emersa durante il primo mandato e ora riproposta con forza.
La questione dei rapporti commerciali con la Cina si inserisce anche nel contesto della campagna elettorale statunitense in vista delle elezioni presidenziali. Trump ha fatto della “tolleranza zero” verso la Cina un cavallo di battaglia politico, accusando le amministrazioni precedenti – e in particolare Joe Biden – di aver mostrato debolezza nei confronti di Pechino. Non è escluso che la linea dura adottata sul commercio possa essere utilizzata come strumento per rafforzare il consenso elettorale interno, soprattutto nelle regioni industriali del Midwest, storicamente penalizzate dalla delocalizzazione produttiva.
In questo scenario, l’eventualità di nuovi negoziati tra Stati Uniti e Cina appare lontana. Il clima diplomatico si è deteriorato nelle ultime settimane e l’iniziativa unilaterale della Casa Bianca rischia di compromettere ulteriormente le relazioni bilaterali. L’Organizzazione mondiale del commercio ha espresso preoccupazione per l’adozione di misure che possono ostacolare la libera circolazione delle merci e indebolire le regole multilaterali, ma al momento non sembrano esserci margini per un intervento conciliativo.

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