Trump rilancia il dazio globale al 15%: “Molti Paesi ci hanno derubato”
- piscitellidaniel
- 3 giorni fa
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Donald Trump torna a mettere al centro della propria agenda economica la leva dei dazi globali, rilanciando l’ipotesi di una tariffa generalizzata al 15% sulle importazioni e sostenendo che per anni “molti Paesi hanno derubato” gli Stati Uniti attraverso pratiche commerciali ritenute sleali. La proposta si inserisce in una visione protezionistica dell’economia, orientata a ridurre il deficit commerciale americano e a rafforzare la produzione interna.
L’idea di un dazio uniforme su larga scala rappresenta un cambio di passo rispetto a misure mirate su singoli settori o su specifici partner commerciali. Una tariffa del 15% applicata in modo esteso inciderebbe su una vasta gamma di beni importati, con effetti potenzialmente significativi sui prezzi al consumo, sulle catene di approvvigionamento e sugli equilibri internazionali. La misura avrebbe l’obiettivo dichiarato di incentivare le imprese a riportare la produzione negli Stati Uniti, riducendo la dipendenza da fornitori esteri.
Trump ha più volte sostenuto che gli accordi commerciali degli ultimi decenni abbiano penalizzato l’industria americana, favorendo la delocalizzazione e la perdita di posti di lavoro manifatturieri. Il rilancio del dazio globale si fonda su questa narrativa, secondo cui la protezione tariffaria costituirebbe uno strumento per riequilibrare le relazioni economiche. La proposta riapre il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nel commercio internazionale e sulle conseguenze di una svolta protezionistica.
Gli economisti sottolineano che l’introduzione di un dazio generalizzato potrebbe comportare un aumento dei costi per le imprese che utilizzano componenti importati, con possibili ripercussioni sull’inflazione. Molti settori produttivi americani sono integrati in filiere globali, e una tariffa uniforme potrebbe incidere sulla competitività delle aziende stesse. Allo stesso tempo, i partner commerciali potrebbero reagire con contromisure, innescando tensioni e ritorsioni.
Il contesto internazionale è già segnato da un aumento delle barriere commerciali e da un ripensamento delle strategie di globalizzazione. La pandemia, le tensioni geopolitiche e la crescente attenzione alla sicurezza economica hanno spinto diversi Paesi a riconsiderare la dipendenza da fornitori esteri. In questo scenario, la proposta di un dazio globale al 15% si inserisce in una tendenza più ampia verso la regionalizzazione delle catene del valore.
Dal punto di vista politico interno, la misura può rappresentare un messaggio forte rivolto all’elettorato industriale e alle comunità colpite dalla deindustrializzazione. Il tema della sovranità economica e della tutela del lavoro domestico è diventato centrale nel dibattito pubblico americano. La retorica secondo cui altri Paesi avrebbero tratto vantaggio a scapito degli Stati Uniti alimenta una visione critica del libero scambio tradizionale.
Le istituzioni internazionali e gli alleati osservano con attenzione le evoluzioni della proposta. Un dazio generalizzato potrebbe avere implicazioni rilevanti per l’Organizzazione mondiale del commercio e per gli accordi bilaterali in vigore. Le relazioni economiche transatlantiche e quelle con le principali economie asiatiche potrebbero essere ridefinite alla luce di una politica tariffaria più aggressiva.
Il rilancio del dazio globale al 15% riporta al centro la questione dell’equilibrio tra apertura commerciale e protezione dell’industria nazionale, in un momento in cui la globalizzazione appare in trasformazione e le politiche economiche sono sempre più intrecciate con le dinamiche geopolitiche.

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