Trump prepara l’attacco alle istituzioni globaliste all’assemblea generale delle Nazioni Unite
- piscitellidaniel
- 23 set
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Alla vigilia del suo intervento all’assemblea generale delle Nazioni Unite, Donald Trump ha lasciato intendere che il discorso sarà caratterizzato da toni duri nei confronti delle principali istituzioni multilaterali, considerate dal leader repubblicano come espressioni di un “globalismo inefficace” che, a suo dire, ha penalizzato gli Stati Uniti e limitato la sovranità delle nazioni. L’ex presidente, tornato protagonista della scena politica internazionale, intende utilizzare la platea dell’ONU per ribadire la centralità del concetto di interesse nazionale e per rilanciare la sua visione di un ordine mondiale basato su rapporti bilaterali più che su organismi collettivi.
Secondo fonti vicine al suo staff, il discorso di Trump sarà incentrato su alcuni punti chiave: la critica alla burocrazia internazionale, la richiesta di un maggiore impegno finanziario da parte dei Paesi membri per sostenere la sicurezza globale e l’accusa alle istituzioni multilaterali di aver fallito nella gestione delle principali crisi, dal conflitto in Medio Oriente alla guerra in Ucraina. In questo quadro, l’ex presidente presenterà la propria ricetta alternativa, fondata sul rafforzamento delle alleanze strategiche con singoli Stati disposti a collaborare con Washington su base paritaria e vantaggiosa.
Il ritorno di Trump sulla scena internazionale avviene in un momento di forte tensione geopolitica. La guerra in Ucraina, le tensioni tra Stati Uniti e Cina, la crisi in Medio Oriente e le sfide legate al cambiamento climatico sono temi che dominano l’agenda globale. La sua posizione critica verso l’ONU e le istituzioni collegate si lega a un’idea di fondo: gli organismi multilaterali, secondo Trump, avrebbero perso credibilità perché incapaci di garantire soluzioni concrete e tempestive. L’ONU verrebbe accusata di essersi trasformata in una piattaforma di discussione sterile, più attenta agli equilibri diplomatici che alla risoluzione dei problemi reali.
Il linguaggio che Trump utilizzerà sarà probabilmente diretto e privo di compromessi, come già accaduto durante la sua presidenza. L’ex presidente potrebbe anche insistere sulla necessità di riformare le regole del commercio internazionale, accusando l’Organizzazione mondiale del commercio e altre istituzioni di aver favorito la Cina e penalizzato le imprese americane. Un altro tema ricorrente sarà quello della spesa per la difesa: Trump ribadirà la necessità che i partner occidentali, in particolare europei, aumentino il proprio contributo finanziario alla sicurezza collettiva, smettendo di dipendere in modo eccessivo dalla protezione militare americana.
Il discorso è atteso con particolare attenzione anche perché si inserisce nel quadro della campagna elettorale interna negli Stati Uniti. Trump intende presentarsi agli elettori come l’unico leader capace di difendere la sovranità americana da quelle che considera ingerenze esterne, e l’assemblea ONU rappresenta la vetrina ideale per dimostrare la sua fermezza. L’attacco alle istituzioni globaliste non è quindi solo un messaggio rivolto ai governi stranieri, ma anche un segnale chiaro all’elettorato repubblicano e agli indecisi, in vista delle prossime elezioni presidenziali.
Dal punto di vista internazionale, le reazioni potrebbero essere contrastanti. Alcuni Paesi, in particolare quelli che condividono una visione più scettica verso il multilateralismo, potrebbero trovare nella posizione di Trump un sostegno alle proprie critiche. Altri governi, invece, temono che un indebolimento delle istituzioni multilaterali possa tradursi in maggiore instabilità e in una riduzione della capacità di risposta alle crisi globali. L’Europa, tradizionalmente più orientata al multilateralismo, guarda con preoccupazione a un ritorno del nazionalismo aggressivo, che rischia di compromettere anni di cooperazione internazionale.
Gli osservatori sottolineano che la strategia comunicativa di Trump mira a dividere e a polarizzare, trasformando l’ONU in un’arena politica funzionale ai propri obiettivi. Se da un lato è improbabile che l’ex presidente riesca a ottenere modifiche immediate nell’assetto istituzionale, dall’altro il suo intervento potrà contribuire ad alimentare il dibattito sul ruolo e sulla credibilità delle istituzioni globali. La sua voce, comunque, avrà un peso significativo, sia per la risonanza mediatica sia per il potenziale impatto sulla politica estera americana.
Il messaggio principale che emergerà dal discorso è che, secondo Trump, le nazioni devono tornare a essere protagoniste in prima persona, senza demandare alle organizzazioni sovranazionali la gestione delle proprie priorità. Un approccio che richiama lo slogan “America First”, già utilizzato durante la sua presidenza, e che oggi viene riproposto come chiave di lettura delle sfide globali. La critica al globalismo, nelle parole di Trump, non riguarda solo la dimensione economica, ma anche quella politica, culturale e persino climatica, con la convinzione che siano i singoli Stati a dover stabilire il proprio percorso, senza vincoli imposti da organismi esterni.
In attesa del suo intervento ufficiale, le aspettative restano alte e la comunità internazionale si prepara a un discorso che promette di scuotere l’aula dell’ONU. L’attenzione è rivolta non solo alle parole che Trump pronuncerà, ma anche alle reazioni che ne seguiranno, in un contesto globale già segnato da divisioni profonde e da un bisogno crescente di soluzioni condivise.

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