Trump fa causa per diffamazione al New York Times: 15 miliardi di dollari, accuse pesanti e implicazioni legali e politiche
- piscitellidaniel
- 16 set
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Donald Trump ha avviato una causa da 15 miliardi di dollari contro il New York Times, quattro suoi giornalisti e la casa editrice Penguin Random House, muovendo accuse di diffamazione, calunnia e danni reputazionali gravissimi. L’azione legale è stata depositata in un tribunale della Florida e punta il dito su una serie di articoli e sul libro Lucky Loser: How Donald Trump Squandered His Father’s Fortune and Created the Illusion of Success, sostenendo che siano parte di un “schema decennale” volto a denigrare la sua persona, la sua immagine, la sua famiglia e la sua attività politica. Trump afferma che queste pubblicazioni siano state redatte con “negligenza” o con “riconoscimento cosciente della falsità”, colpendo non solo il suo nome ma anche i suoi interessi economici, incluso il valore del suo gruppo media.
Nel suo messaggio pubblico su Truth Social, Trump ha accusato il quotidiano di diventare un “megafono” del Partito Democratico, affermando che il New York Times abbia ripetutamente diffuso falsità su di lui, contribuendo a creare una percezione errata dell’uomo e del politico in modo da danneggiarne la reputazione. L’accusa comprende non solo articoli giornalistici ma anche un endorsement elettorale verso la candidata democratica, Kamala Harris, durante la campagna presidenziale del 2024, elemento che Trump ritiene essere parte integrante della distorsione narrativa. Le richieste di risarcimento sono legate non solo a danni morali ma anche a presunte perdite economiche, con riferimenti al fatto che l’immagine pubblica di Trump sia influente sul valore delle sue attività.
Le controparti alla causa includono i giornalisti Susanne Craig, Russ Buettner, Peter Baker e Michael S. Schmidt, citati assieme al New York Times Company e a Penguin Random House. Il ricorso legale sostiene che queste persone abbiano pubblicato dichiarazioni false, malevole, ed ingannevoli. In particolare, il libro Lucky Loser è indicato come elemento di gravame, in quanto avrebbe contribuito a diffondere versioni dannose della storia finanziaria e personale di Trump, distorcendo fatti e insinuando affermazioni che lui definisce “falsità repellenti”.
Dal lato difensivo, i media coinvolti non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali immediate. Tuttavia, già in altri casi simili, le corti statunitensi hanno evidenziato l’elevata soglia da superare per chi accusa di diffamazione: non basta che una dichiarazione sia scorretta, serve provare che sia stata fatta con malizia suprema (actual malice), ovvero consapevolezza della falsità o negligenza grave nella verifica dei fatti, soprattutto se il soggetto danneggiato è una figura pubblica. Trump dovrà sostenere che il Times e i giornalisti conoscessero la falsità delle affermazioni o avessero seri dubbi ma abbiano comunque pubblicato, oppure che si siano comportati con leggerezza deliberata.
Le conseguenze legali e politiche dell’azione sono molteplici. Innanzitutto, in termini giudiziari, la causa alzata da Trump si inserisce in un filone di contenziosi sempre più numerosi in cui egli contesta la stampa, accusandola di scorrettezze operative, distorsioni e schieramento politico. Sono già in corso o recentemente concluse altre cause verso testate e media americani, alcune che chiedono risarcimenti altre che si sono risolte con transazioni. La modalità scelta – una cifra estremamente alta – può avere l’effetto deterrente verso altre testate, o essere percepita come un tentativo di intimidazione del panorama mediatico, ma allo stesso tempo rischia di essere rigettata per mancanza di prove sufficienti o per motivi di diritto costituzionale legati alla libertà di stampa.
Sul piano politico, l’azione legale si svolge in un contesto in cui Trump resta una figura divisiva, e ogni mossa contro i media assume valore simbolico oltre che sostanziale. La causa arriva in piena epoca post-elettorale, in un clima polarizzato, dove la credibilità, la verità percepita e la disinformazione sono temi centrali. Il suo annuncio mira a rafforzare la narrativa di vittima di una stampa ostile, supportare la sua base, consolidare la posizione politica, e orientare l’attenzione pubblica su questioni di libertà d’espressione e di bias mediatico.
Un punto delicato è anche il forum scelto per la causa, la Florida, che ha norme specifiche che possono risultare più favorevoli per chi fa causa per diffamazione rispetto ad altri stati USA. La scelta del tribunale, del diritto applicabile, e delle procedure processuali può infatti influenzare la probabilità di successo della causa, la dinamica delle prove, la tempistica.

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