Trump esulta per lo stop a Jimmy Kimmel: “nessun talento”, attacchi e congratulazioni all’ABC
- piscitellidaniel
- 18 set
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Donald Trump torna a far parlare di sé con uno dei suoi commenti taglienti, questa volta rivolto al mondo dello spettacolo. L’ex presidente degli Stati Uniti ha esultato pubblicamente per lo stop imposto dalla rete ABC a Jimmy Kimmel, volto storico della televisione americana e conduttore di un late night show tra i più seguiti oltreoceano. Secondo Trump, la decisione rappresenterebbe la conferma di quanto Kimmel sia privo di talento, al punto da meritare il provvedimento. Alle parole di attacco ha fatto seguito anche un messaggio ironico di congratulazioni indirizzato alla rete televisiva, accusata in passato dall’ex presidente di non avergli riservato una copertura equilibrata.
Il rapporto conflittuale tra Trump e gran parte del mondo mediatico non è una novità. Fin dai tempi della sua candidatura, l’ex presidente ha costruito parte della sua comunicazione sul confronto diretto con giornalisti, presentatori televisivi e personaggi dello spettacolo considerati ostili. Jimmy Kimmel, noto per il suo stile irriverente e per le frequenti battute sulla politica americana, è stato spesso nel mirino delle critiche trumpiane. Il conduttore, negli anni, non ha risparmiato frecciate nei monologhi di apertura delle sue trasmissioni, diventando una delle voci più esplicite dell’intrattenimento televisivo critico nei confronti dell’ex presidente.
La decisione dell’ABC di sospendere Kimmel ha dunque offerto a Trump l’occasione per prendersi una rivincita pubblica. L’ex presidente ha utilizzato i social per sottolineare come lo stop fosse la prova della scarsa qualità del lavoro del conduttore e per ribadire le sue accuse a una parte del mondo mediatico che, a suo dire, avrebbe trasformato la satira politica in propaganda anti-repubblicana. Le sue parole hanno immediatamente fatto il giro dei media statunitensi, alimentando un dibattito che, come spesso accade, travalica i confini dello spettacolo per assumere una valenza politica più ampia.
La figura di Jimmy Kimmel, in effetti, è diventata negli ultimi anni emblematica di una televisione che mescola intrattenimento e critica politica. I suoi monologhi, seguiti da milioni di spettatori, hanno spesso affrontato temi delicati come le armi, la sanità e i diritti civili, attirando l’attenzione non solo del pubblico ma anche della politica. In questo senso, la sua popolarità ha contribuito a renderlo un bersaglio privilegiato per Trump e per altri esponenti repubblicani, che lo accusano di rappresentare la voce del progressismo liberal travestito da comicità televisiva.
Lo scontro verbale con Kimmel è solo l’ennesimo episodio di una strategia comunicativa che Trump utilizza da anni: identificare nemici pubblici, colpirli con dichiarazioni roboanti e trasformare la polemica in strumento di rafforzamento del proprio consenso. Non a caso, i sostenitori dell’ex presidente hanno accolto con favore le sue parole, condividendo e rilanciando i commenti sui social come se fossero una nuova vittoria simbolica contro i media tradizionali.
Dall’altro lato, i sostenitori di Kimmel e gran parte del mondo dell’intrattenimento hanno difeso il conduttore, ricordando come le sue battute siano parte integrante della tradizione satirica americana e sottolineando il rischio di una limitazione della libertà di espressione. Alcuni analisti hanno fatto notare come la sospensione del presentatore potrebbe avere ragioni non solo legate ai contenuti ma anche a scelte aziendali e di palinsesto, non necessariamente politiche. Tuttavia, il fatto che Trump abbia immediatamente politicizzato la vicenda dimostra quanto il confine tra spettacolo e politica negli Stati Uniti sia ormai sempre più sottile.
L’attacco a Kimmel si inserisce in una fase in cui Trump sta cercando di mantenere alta l’attenzione mediatica sulla propria figura, in vista delle prossime sfide politiche. Ogni occasione diventa utile per ribadire il suo ruolo di outsider rispetto alle élite culturali e mediatiche, un posizionamento che continua a rappresentare uno dei punti di forza della sua comunicazione. L’episodio conferma anche la polarizzazione del dibattito pubblico americano, dove perfino la sorte di un conduttore televisivo diventa terreno di scontro tra sostenitori e oppositori dell’ex presidente.
Il caso Kimmel, con le dichiarazioni di Trump, va quindi oltre la semplice cronaca televisiva e diventa il riflesso di una società divisa, in cui la politica permea ogni ambito della cultura e dello spettacolo. La sospensione del conduttore e l’esultanza dell’ex presidente sono due facce di un Paese che continua a interrogarsi sul rapporto tra libertà di espressione, satira e potere politico, in un contesto in cui ogni gesto e ogni parola assumono immediatamente un significato più ampio e simbolico.

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