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Trump avverte il Qatar: alleato degli Stati Uniti ma nel mirino se sostiene Hamas. Israele annuncia nuovi raid su Gaza

La crisi in Medio Oriente conosce un nuovo capitolo con le dichiarazioni di Donald Trump, che da Doha ha ribadito la centralità del Qatar come alleato degli Stati Uniti, ma allo stesso tempo ha lanciato un avvertimento diretto: qualsiasi sostegno ad Hamas potrebbe compromettere l’equilibrio nei rapporti con Washington. Le parole dell’ex presidente arrivano in un contesto già incandescente, mentre l’esercito israeliano (IDF) annuncia nuovi raid su Gaza, segnando un’ulteriore escalation del conflitto.


Il Qatar è da tempo al centro delle dinamiche regionali, per il suo ruolo di mediatore nei negoziati e per i rapporti stretti con la leadership di Hamas, che mantiene uffici politici a Doha. Allo stesso tempo, l’emirato ospita basi militari statunitensi e rappresenta un partner strategico per la sicurezza e l’energia. Questo doppio profilo, di alleato di Washington e interlocutore privilegiato dei movimenti islamisti, rende la posizione del Paese particolarmente delicata.


Trump, parlando a margine di un incontro con le autorità locali, ha sottolineato che gli Stati Uniti non possono permettere ambiguità. “Il Qatar è un amico, un alleato fondamentale, ma deve scegliere con chiarezza da che parte stare”, avrebbe dichiarato, evocando la necessità di un allineamento totale con Israele. L’avvertimento, pur non accompagnato da minacce esplicite, riflette la linea dura che l’ex presidente intende mantenere sulla questione mediorientale, in continuità con la sua storica vicinanza al governo israeliano.


Parallelamente, Israele ha intensificato le operazioni militari nella Striscia di Gaza. L’IDF ha annunciato nuovi raid aerei mirati contro obiettivi di Hamas, con l’obiettivo dichiarato di indebolire le capacità operative del movimento e di rispondere al lancio di razzi verso il territorio israeliano. Le autorità di Tel Aviv sostengono che gli attacchi abbiano colpito infrastrutture militari, depositi di armi e centri di comando. Tuttavia, fonti locali riferiscono di gravi danni anche in aree residenziali, con vittime civili e sfollamenti che aggravano una situazione umanitaria già drammatica.


Il ruolo del Qatar si intreccia proprio con gli sforzi di mediazione per un cessate il fuoco. Negli ultimi mesi, l’emirato ha partecipato a negoziati indiretti tra Israele e Hamas, spesso in collaborazione con l’Egitto e con il sostegno degli Stati Uniti. Ma l’avvertimento di Trump rischia di complicare questa funzione, mettendo sotto pressione un Paese che cerca di mantenere un equilibrio difficile tra il sostegno alle cause palestinesi e la cooperazione con Washington.


La comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione all’evoluzione del conflitto. Le Nazioni Unite hanno lanciato appelli per fermare l’escalation e garantire corridoi umanitari, mentre le capitali europee insistono sulla necessità di un ritorno al negoziato politico. Ma sul terreno prevale la logica militare, con il rischio di una spirale che trascina la regione in una crisi sempre più profonda.


La presa di posizione di Trump segna anche un messaggio politico interno, in un momento in cui la politica estera torna al centro del dibattito statunitense. L’ex presidente si propone come garante della sicurezza di Israele e come uomo capace di esercitare pressioni dirette sugli alleati mediorientali, contrapponendosi a una linea che accusa l’attuale amministrazione di eccessiva prudenza.


Il Qatar, dal canto suo, si trova stretto tra due pressioni opposte. Da un lato la necessità di mantenere il proprio ruolo di mediatore e di garante degli aiuti umanitari verso Gaza, dall’altro il rischio di compromettere i rapporti strategici con gli Stati Uniti. La sua capacità di muoversi su questo doppio binario sarà determinante per gli sviluppi futuri, ma appare chiaro che l’avvertimento lanciato da Trump spinge l’emirato verso una scelta di campo sempre più netta.


In questo scenario, gli annunci dell’IDF su nuovi raid a Gaza non fanno che accentuare la tensione. La prospettiva di un allargamento del conflitto e di un deterioramento ulteriore della situazione umanitaria rendono la crisi una delle più gravi degli ultimi anni in Medio Oriente, con implicazioni che vanno ben oltre i confini della regione.

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