Trump annuncia dazi shock dal primo ottobre: farmaci al 100 %, mobili da cucina e bagno al 50 %, camion pesanti al 25 % — l’impatto sui partner e le reazioni globali
- piscitellidaniel
- 26 set
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Il presidente statunitense Donald Trump ha lanciato un pacchetto tariffario che promette di ridisegnare le regole del commercio internazionale a partire dal 1° ottobre 2025. L’annuncio, diffuso tramite i suoi canali social, prevede misure drastiche per diversi settori: dazi del 100 % sui farmaci di marca e brevettati (salvo che il produttore stia costruendo impianti negli Usa), dazi del 50 % sui mobili di cucina e bagno e del 25 % sui camion pesanti importati. Il tabù diplomatico è rotto: la strategia commerciale si trasforma in strumento geopolitico esplicito.
Secondo le dichiarazioni ufficiali, il provvedimento punta a riprendere produzione interna, contrastare l’“inondazione” di importazioni straniere e rafforzare la sovranità industriale americana. La misura farmacéutica è la più estrema: il dazio del 100 % è concepito come una leva di pressione mascherata da protezione industriale. Tuttavia, l’esenzione per chi sta costruendo strutture sul suolo USA suggerisce che il vero target è la ricollocazione produttiva oltre la mera punizione tariffaria. In campo mobili, la metà del valore delle importazioni sarà assorbita da tariffe, penalizzando fortemente l’offerta estera nel segmento cucina e bagno. Anche il settore dei trasporti subirà la scure: i camion pesanti importati si vedranno applicare un dazio del 25 %, con possibili effetti a catena sui costi logistici interni.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Bruxelles ha già fatto sapere che i dazi farmaceutici non potranno oltrepassare il 15 %, in quanto legati a un accordo commerciale vigente con gli Stati Uniti. Dalla cavalcata anti-globalizzazione al rischio di contromisure: l’Unione Europea valuta già il potenziale avvio di procedure di ritorsione commerciale. Le industrie europee del mobile, del retrofit domestico e della componentistica pesante sono in allarme per la perdita di competitività sui mercati statunitensi.
A livello interno negli Stati Uniti, l’effetto sui prezzi al consumo potrà essere immediato. I costi dei farmaci, dei mobili e dei ricambi auto potrebbero salire, aggravando le pressioni inflazionistiche. Le aziende che importano giocheranno con margini compressi o scelte di riorganizzazione della supply chain. Per alcuni settori strategici, come l’industria delle forniture domestiche e dei veicoli commerciali, le tariffe rappresentano un salto nell’assetto dei rapporti internazionali.
Il contesto legale è incerto: molte delle misure protezionistiche discusse in passato sono finite sotto scrutinio giudiziario. L’uso della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 come giustificazione per motivi di “sicurezza nazionale” è già stato contestato. Analoghe misure introdotte negli ultimi anni sono state sottoposte a causa davanti alle corti commerciali statunitensi. Anche questo pacchetto non sembra immune da sfide legali.
In sostanza, l’operazione di Trump va oltre una mera manovra commerciale: è un segnale di ridefinizione strategica, che impatta su diplomazia, industria e rapporti transatlantici. L’uscita è prevista il 1° ottobre: da quella data, le relazioni fra Stati Uniti e partner commerciali – e in particolare l’Europa – entreranno in una nuova fase di tensione tariffaria.

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