Trump annuncia che un gruppo di grandi aziende vuole comprare TikTok: la vendita USA di ByteDance tra obblighi legali, pressioni politiche e incertezza geopolitica
- piscitellidaniel
- 16 set
- Tempo di lettura: 3 min
Donald Trump ha reso noto che è stato raggiunto un accordo preliminare con un gruppo di grandi aziende statunitensi per acquistare TikTok o comunque acquisire le sue attività negli USA, attualmente in capo alla società cinese ByteDance. L’annuncio mette fine in parte a mesi di speculazioni, tensioni diplomatiche e politiche che vedono il social media in bilico tra la richiesta di vendita imposta da una normativa USA e il rischio di esclusione dal mercato americano.
Secondo quanto dichiarato, Trump ha affermato che «abbiamo un accordo per TikTok», precisando che un gruppo di grandi aziende desidera comprarlo. Non ha però reso noti i nomi degli acquirenti, né i dettagli finanziari dell’operazione, né confermato quando esattamente la cessione verrà formalizzata. L’intesa sarebbe parte della risposta alle preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale avanzate dal Congresso degli Stati Uniti, che ha già approvato una legge che richiede che ByteDance venda le operazioni statunitensi entro una certa scadenza, pena il divieto dell’app nel paese.
La questione TikTok negli Stati Uniti ha una storia quarrelata: le autorità americane, a partire dalla legislazione del 2024, hanno espresso timori che il governo cinese possa accedere ai dati degli utenti americani, condurre operazioni di influenza tramite la piattaforma, o che ByteDance possa essere costretta a collaborare con richieste statali cinesi. Tali rischi hanno portato all’adozione di norme che obbligano la cessione delle attività nazionali oppure il bando dell’app se la società non si adegua. In più, già in vari momenti erano emersi altri possibili acquirenti e manifestazioni di interesse, ma finora nulla era stato ufficializzato con chiarezza.
Le date contano: la legge approvata obbliga ByteDance a cedere o scindere le attività statunitensi entro una certa deadline, che è stata prorogata più volte. Donald Trump stesso pare aver concesso proroghe, rinvii e spostamenti di scadenze per dare tempo alle trattative, anche in ragione delle pressioni politiche ma anche della necessità diplomatica: le autorità cinesi devono approvare qualunque vendita parte di un asset nazionale strategico, e ByteDance si trova nella posizione delicata di dover negoziare non solo con acquirenti americani ma anche con il governo cinese che deve autorizzare la cessione.
Sul fronte degli acquirenti potenziali, sono circolati nomi che vengono dal mondo tech, investitori privati molto ricchi, possibili gruppi con forte liquidità e capacità di finanziamento. Alcune indiscrezioni parlano di Amazon, Oracle, Microsoft, persino partecipazione di fondi di investimento o anche persone note nell’ambiente tech privato. Ma nessuno ha finora confermato ufficialmente la partecipazione, né sono noti i termini economici o se ByteDance manterrà una quota o sarà completamente disinvestita.
L’annuncio di Trump sottolinea anche la volontà dell’amministrazione statunitense di presentare una soluzione che permetta a TikTok di continuare a operare negli USA, ma sotto controllo nazionale: una struttura proprietaria americana, con possibili obblighi regolatori aggiuntivi, garanzie su privacy, sicurezza dei dati, trasparenza nell’algoritmo e nei flussi informativi. È chiaro che l’operazione non sarebbe solo un’operazione di mercato, ma anche un atto politico, con implicazioni su politica commerciale, sicurezza informatica e relazioni con la Cina.
Il fatto che Trump abbia parlato di “gruppo di grandi aziende” invece che di una singola società è significativo: con più partecipanti si riducono i rischi finanziari e politici legati alla cessione, si consente una distribuzione dei costi, una condivisione delle responsabilità, e facilita l’approvazione normativa, legislativa e diplomatica. Però aumenta anche la complessità negoziale, perché ogni azienda coinvolta vorrà avere garanzie, dire condizioni precise, e potrebbe esserci concorrenza interna tra gli offerenti su prezzo, condizioni di governance, rapporti con ByteDance e con le autorità cinesi.
Tutto questo si inserisce in un contesto internazionale di crescente conflitto tecnologico e commerciale tra Stati Uniti e Cina, dove le piattaforme digitali non sono solo imprese private ma elementi di competizione strategica. TikTok è diventato un simbolo: da un lato l’idea che una piattaforma globale con proprietà straniera possa costituire rischio, dall’altro la preoccupazione che misure troppo rigide limitino la libertà di espressione, l’innovazione e il libero mercato digitale.
Resta però molta incertezza. Non è chiaro se la Cina approverà l’operazione nei termini richiesti, soprattutto se la proposta prevede un controllo americano pieno o se ByteDance manterrà potere di veto, partecipazione o influenza. Non è noto nemmeno se il Congresso USA imporrà condizioni aggiuntive, come limiti normativi sull'uso dei dati, obblighi di trasparenza sull’algoritmo, o clausole di sicurezza nazionale. Né si conosce il valore su cui si sta trattando, se l’operazione includerà solo i dati, la monetizzazione del social, la proprietà del codice, il cloud provider, ecc. Né quando tutto possa concretamente concludersi.

Commenti