top of page

Trump accelera sulla Fed: avanza la candidatura del fedelissimo Miran

Negli Stati Uniti si accende il dibattito politico ed economico attorno alla Federal Reserve, con l’avanzata di una figura vicina a Donald Trump che potrebbe ridefinire gli equilibri della banca centrale americana. La notizia riguarda la candidatura di David Miran, economista considerato un fedelissimo dell’ex presidente, che si sta facendo strada come possibile nuovo membro del board della Fed. Una prospettiva che apre scenari complessi sia sul piano interno, per le scelte di politica monetaria, sia a livello internazionale, vista la centralità della Fed nei mercati globali.


Miran è conosciuto per le sue posizioni fortemente critiche nei confronti dell’attuale gestione della Federal Reserve. Ha più volte contestato l’approccio del presidente Jerome Powell, accusandolo di aver tenuto i tassi troppo bassi per troppo tempo e, successivamente, di aver reagito con ritardo di fronte all’impennata inflazionistica seguita alla pandemia. Le sue posizioni, in linea con la narrativa economica di Trump, puntano a un maggiore controllo politico sulla Fed e a una revisione profonda delle sue priorità, spostando l’attenzione dalla stabilità dei prezzi alla crescita e all’occupazione.


L’avanzata della candidatura di Miran non è solo una questione tecnica, ma un segnale politico di grande peso. Trump, che si prepara a una nuova sfida presidenziale, intende rafforzare il proprio controllo sugli organismi chiave della governance economica americana. Avere un alleato diretto all’interno del board della Fed significherebbe poter influenzare più da vicino le decisioni di politica monetaria, riducendo il margine di autonomia dell’istituzione, tradizionalmente considerata indipendente dal potere politico.


Le reazioni dei mercati e degli osservatori internazionali sono state immediate. L’ipotesi di una Fed meno indipendente e più allineata alle priorità di Trump suscita timori sulla stabilità del dollaro, sull’attrattività dei Treasury americani e sulla credibilità stessa della politica monetaria statunitense. Analisti sottolineano che una banca centrale percepita come politicizzata rischierebbe di perdere la fiducia degli investitori, con conseguenze significative sui tassi di interesse e sulla capacità di finanziamento del debito federale.


La candidatura di Miran si inserisce inoltre in un contesto delicato: l’inflazione negli Stati Uniti è in calo rispetto ai picchi del 2022, ma resta superiore al target del 2% fissato dalla Fed. Allo stesso tempo, l’economia mostra segnali contrastanti, con un mercato del lavoro ancora solido ma con settori industriali in rallentamento. Le prossime mosse della Fed saranno cruciali per decidere se proseguire con una politica restrittiva o avviare un ciclo di tagli dei tassi. In questo scenario, la presenza di una figura vicina a Trump nel board potrebbe orientare le decisioni verso scelte più espansive, con l’obiettivo di sostenere la crescita in vista delle elezioni.


Sul piano politico interno, i democratici hanno già espresso forte preoccupazione. La Casa Bianca e i membri del Partito Democratico in Congresso vedono la candidatura di Miran come un tentativo esplicito di minare l’indipendenza della Fed, considerata un pilastro della stabilità economica americana. Anche alcuni esponenti repubblicani moderati hanno manifestato riserve, temendo che una banca centrale eccessivamente politicizzata possa avere effetti destabilizzanti di lungo periodo.


Trump, dal canto suo, rivendica la necessità di una “nuova direzione” per la Fed. Durante i suoi comizi ha più volte accusato Powell e l’attuale board di aver commesso errori che hanno pesato sulle famiglie americane, promettendo una politica monetaria più favorevole a imprese e lavoratori. La nomina di Miran, in questo senso, viene presentata come il primo passo di una riforma che riporti la Fed “al servizio del popolo americano”.


L’avanzata del fedelissimo Miran alla Fed diventa quindi un test sulla capacità di Trump di estendere la sua influenza anche sugli organismi tradizionalmente indipendenti, trasformando la banca centrale in un terreno di scontro politico. Le prossime settimane diranno se la candidatura riuscirà a consolidarsi e a ottenere il sostegno necessario, ma il messaggio è già chiaro: la partita per la guida della politica monetaria americana è entrata a pieno titolo nella campagna elettorale.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page