Trasporti ed edifici sotto la lente: i due settori su cui intervenire con urgenza per ridurre le emissioni in Europa
- piscitellidaniel
- 3 giorni fa
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Nel dibattito sulle politiche climatiche e sulle strategie di decarbonizzazione, emergono con chiarezza i due settori che concentrano la maggior parte dell’attenzione — e dell’urgenza — quando si tratta di tagliare gas serra: i trasporti e gli edifici. Recenti analisi e studi indicano che, combinando misure di efficientamento energetico, elettrificazione e cambiamento delle pratiche di consumo, è realisticamente possibile ottenere riduzioni drastiche di emissioni in questi comparti entro il 2050. La necessità di intervenire con decisione su queste due leve assume un carattere centrale nella corsa alla neutralità climatica.
Il settore dei trasporti, da solo, rappresenta una delle principali fonti di emissioni nell’Unione europea. Le statistiche più recenti mostrano come la quota di gas serra imputabile a questo comparto resti sostanzialmente elevata; negli ultimi decenni, nonostante gli sforzi per promuovere mobilità elettrica ed energie alternative, i progressi sono stati insufficienti. Quasi un quarto delle emissioni totali dell’UE proviene dai trasporti, un dato che conferma la loro responsabilità centrale nella crisi climatica attuale. Oltretutto, la natura sistemica del trasporto — con conseguenze che coinvolgono infrastrutture, modalità di mobilità, urbanistica, logistica e abitudini personali — rende le sfide da affrontare particolarmente complesse.
Dal lato edilizio, la situazione non è meno critica. Il settore delle costruzioni e dell’abitazione assorbe una quota rilevante dei consumi energetici complessivi ed è responsabile, su scala globale, di una significativa porzione delle emissioni legate al riscaldamento, al raffrescamento, all’illuminazione, alla climatizzazione e all’uso di energia per elettrodomestici. Anche in Europa, gli edifici — sia residenziali sia del terziario — pesano sulle emissioni, rendendo indispensabile un intervento massiccio di ristrutturazione energetica, efficientamento degli impianti e riqualificazione dell’involucro edilizio.
Uno studio recente di rilevanza internazionale — al quale hanno contribuito ricercatori del centro climatologico europeo — propone una roadmap concreta: grazie all’elettrificazione (per esempio con veicoli elettrici nel trasporto e pompe di calore negli edifici), a interventi di efficienza energetica e a modifiche nei comportamenti di consumo, è possibile ridurre entro il 2050 le emissioni dirette degli edifici tra il 45 e il 77 per cento, e quelle dei trasporti tra il 22 e l’86 per cento. Se a queste misure si aggiungono un uso più efficiente dell’energia e comportamenti più sostenibili da parte di cittadini e imprese, le riduzioni diventano ancora più ampie: per gli edifici tra il 51 e l’85 per cento, per i trasporti tra il 37 e il 91 per cento. Questa soglia di diminuzione — se realizzata davvero su larga scala — si inserisce coerentemente negli obiettivi fissati per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5°C.
Il potenziale tecnico dunque esiste già oggi: le tecnologie necessarie per fare la transizione — veicoli elettrici, pompe di calore, sistemi di coibentazione, strumenti di gestione energetica, infrastrutture per la mobilità sostenibile — sono disponibili e in parte già diffuse. Ciò che manca, in molti contesti, è la volontà politica, la programmazione strategica, gli investimenti coordinati e un impegno concreto da parte degli attori pubblici e privati. Per gli edifici, ad esempio, la transizione richiede ristrutturazioni profonde, adeguamenti impiantistici e incentivi economici e normativi. Per i trasporti, servono infrastrutture di ricarica, trasporto pubblico efficiente, politiche di mobilità urbana sostenibile e una spinta reale verso veicoli a basso impatto, ma anche una revisione delle abitudini di spostamento.
Accanto a queste sfide, il contesto regolamentare europeo punta a intensificare gli sforzi: tra le proposte più rilevanti emerse negli ultimi anni c’è l’estensione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) proprio al settore degli edifici e ai trasporti, finora in gran parte esclusi o trattati con regimi separati. Questo passaggio — se attuato con rigore — imporrebbe standard più stringenti e indurrebbe un’accelerazione degli investimenti verso la decarbonizzazione. Tale revisione normativa rappresenta un elemento strategico, perché sposta l’approccio dalla mera efficienza intermittente a un paradigma in cui la sostenibilità diventa obbligo strutturale.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche nazionali e locali, le misure da adottare sono molteplici e di ampio respiro. Servono incentivi fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, sostegno alle pompe di calore e al retrofit, programmi di rinnovamento urbano orientati alla mobilità sostenibile, investimenti nella rete di trasporto pubblico e nelle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, regolamentazioni per l’efficienza energetica nel costruito, strumenti di pianificazione territoriale che favoriscano densificazione e mix funzionali, e campagne di sensibilizzazione per modificare comportamenti individuali e collettivi. Le opportunità in termini di riduzione delle emissioni e di miglioramento della qualità dell’aria sono rilevanti, ma richiedono una visione coordinata.
Va inoltre considerato il duplice effetto positivo: oltre al taglio delle emissioni, la transizione del comparto edifici e trasporti può generare risparmi energetici, riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, minore pressione sulle reti energetiche, maggiore efficienza e sostenibilità economica nel medio-lungo termine. A livello sociale può tradursi in miglior qualità della vita, aria più pulita, riduzione dei rischi sanitari legati all’inquinamento, giustizia energetica e maggiore equità. Dal punto di vista industriale, può stimolare un mercato verde dell’edilizia, delle ristrutturazioni, della mobilità sostenibile e delle energie rinnovabili, creando nuove opportunità di lavoro, innovazione e sviluppo.
Il tema del taglio delle emissioni nei trasporti e negli edifici non può dunque essere affrontato come un’aggiunta simbolica o come un elemento opzionale: rappresenta una vera e propria priorità strategica per ogni Paese che intenda rispettare gli impegni sul clima, garantire la sostenibilità del proprio modello di sviluppo e tutelare la salute ambientale e sociale delle comunità. Gli strumenti ci sono, le tecnologie sono mature, gli obiettivi internazionali sono chiari. Spetta alle istituzioni, alle imprese e ai cittadini tradurre queste possibilità in azioni concrete, tempestive e sistemiche.

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