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Telefonica progetta un piano massiccio di uscite: 6-7 mila dipendenti potrebbero lasciare l’azienda entro fine anno — i motivi, i rischi e le reazioni al piano

Il gruppo spagnolo delle telecomunicazioni Telefonica si trova nel mezzo di una fase di revisione strategica che potrebbe segnare una svolta radicale nella gestione delle risorse umane: secondo fonti vicine all’azienda, è in preparazione un piano di uscite che potrebbe coinvolgere tra i 6.000 e i 7.000 dipendenti entro la fine dell’anno. In un contesto competitivo sempre più agguerrito e costi operativi sotto pressione, la misura viene letta come un tentativo di riduzione aggressiva della struttura aziendale e di rilancio dell’efficienza operativa.


Il piano, pur non ancora ufficialmente confermato dall’azienda, avrebbe come scopo principale il taglio dei costi strutturali e la riconfigurazione del modello organizzativo, in modo da allineare l’assetto interno con le esigenze del mercato e con le spinte digitali che impongono automazione, cloud, reti di nuova generazione e servizi a margine più elevato. Una spinta alla trasformazione digitale potrebbe richiedere una forza lavoro più snella, con competenze aggiornate e capacità di adattamento rapido, tanto che le uscite sarebbero accompagnate da processi interni per ridefinire ruoli, competenze e modelli di servizio.


Gran parte delle uscite previste riguarderebbe, almeno in prima battuta, la Spagna, dove Telefonica concentra le sue attività più tradizionali e dove la saturazione del mercato e la maturità del settore impongono scelte drastiche. Le aree più coinvolte dovrebbero essere quelle operative, di supporto e le unità legate a infrastrutture legacy — reti copper, manutenzioni, supporto non strategico — mentre settori come il cloud, le piattaforme digitali, la connettività evoluta e lo sviluppo software potrebbero essere meno colpiti, o addirittura rafforzati, in previsione del futuro.


Questo piano si innesta su una traiettoria già avviata: negli ultimi anni, Telefonica ha già ridotto la sua forza lavoro, in parte attraverso uscite volontarie, processi di ristrutturazione e razionalizzazione delle operazioni. Ormai da tempo l’azienda affronta una dualità fra la pressione competitiva nei mercati maturi europei e le opportunità di crescita in America Latina, dove è presente con linee operative importanti. In tale bilanciamento, il ridimensionamento in Spagna può liberare risorse per sostenere investimenti nei mercati emergenti.


Le reazioni sindacali e sociali non potranno essere di semplice gestione. In Spagna il dialogo con i sindacati è storicamente protagonista nelle ristrutturazioni aziendali. Per attivare un piano così esteso, Telefonica dovrà negoziare intese che garantiscano forme di uscita volontaria, incentivi all’esodo, prepensionamenti o accordi di incentivazione compatibili con la normativa del lavoro spagnola. Il rischio di conflitti sociali è elevato, specie se il piano fosse percepito come imposto senza adeguati strumenti di tutela.


Sul versante finanziario ed economico, l’obiettivo del taglio massiccio è duplice: da un lato ridurre la spesa operativa corrente (salari, contributi, struttura) e migliorare i margini, dall’altro liberare capacità di investimento per quegli ambiti in cui il gruppo prevede di crescere — reti 5G, fibra, piattaforme digitali, infrastrutture cloud e soluzioni anche in ambito business e servizi avanzati. Il risparmio atteso da simili programmi è spesso quantificato in decine o centinaia di milioni all’anno, ma deve essere bilanciato con i costi di uscita, i possibili contenziosi e la perdita di capacità produttiva residua.


Una criticità importante riguarda la coesione interna e la morale dei dipendenti: annunci di tagli così ampi possono generare uno stato di allerta diffuso, rallentare la produttività, disincentivare l’innovazione e spingere gli elementi più dotati a guardarsi intorno. Telefonica dovrà gestire non solo il “taglio numerico”, ma anche la comunicazione interna, la continuità dei servizi e l’ottimizzazione degli organici senza compromettere la qualità dell’offerta.


Un altro nodo è la tempistica: per entrare nei conti dell’esercizio attuale, le disposizioni devono essere eseguite entro una finestra che consenta di imputare le spese straordinarie e le provisions nei bilanci 2025. Ciò richiede negoziazioni rapide, roadmap precise e un piano operativo ben definito, pena il rischio di ritardi e impatti contabili incerti.


Il piano di uscite, se realizzato nella misura indicata, rappresenterebbe un’operazione di ristrutturazione di grande entità — paragonabile a quello di grandi imprese che attraversano fasi di trasformazione profonda. Telefonica dovrà bilanciare l’urgenza di ridurre costi e modernizzare la struttura con l’esigenza di salvaguardare la resilienza operativa e la capacità di competere in mercati caratterizzati da rapidi cambi tecnologici.


In questo scenario, la sfida più cruciale sarà dare attuazione al piano con giusti equilibri: garantire che le uscite siano progressivamente assorbibili, che le competenze critiche non vengano sacrificate, che le aree strategiche emergenti siano supportate e che l’impatto sociale e reputazionale dell’operazione non indebolisca la posizione aziendale nel lungo periodo.

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