Striscia di Gaza, 60 morti in 24 ore: la guerra continua a colpire i civili e il sistema sanitario crolla
- piscitellidaniel
- 15 mag
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Almeno 60 palestinesi sono stati uccisi nelle ultime 24 ore nella Striscia di Gaza in seguito a nuovi raid aerei e bombardamenti israeliani, secondo quanto dichiarato dal Ministero della Sanità di Gaza, controllato da Hamas. Il bilancio complessivo delle vittime palestinesi, dall’inizio del conflitto a oggi, ha ormai superato quota 36.200 morti, con oltre 81.000 feriti, la maggior parte dei quali sono civili. Tra le vittime, come ormai avviene quotidianamente, si contano donne, anziani e bambini. Il conflitto, che ha avuto un’accelerazione drammatica a partire dall’ottobre 2023, continua a devastare la popolazione civile e ad aggravare una crisi umanitaria senza precedenti.
Gli attacchi delle forze israeliane si sono concentrati in particolare nelle aree centrali e meridionali della Striscia, comprese Khan Yunis, Rafah e i quartieri periferici di Gaza City. In molti casi, le bombe hanno colpito abitazioni residenziali, scuole, ambulatori medici e centri di raccolta per gli sfollati. Numerose famiglie sono state sterminate mentre si trovavano nei rifugi o cercavano riparo in strutture gestite da agenzie umanitarie. Gli stessi ospedali sono divenuti obiettivi o si trovano in prossimità di aree bombardate, costringendo i medici a operare in condizioni di emergenza continua.
Il sistema sanitario nella Striscia è ormai al collasso. La scarsità di forniture mediche, anestetici, antibiotici e carburante per i generatori ha ridotto drasticamente la capacità di risposta degli ospedali. Gran parte delle strutture sanitarie sono fuori servizio, parzialmente distrutte o sovraffollate da feriti gravi, molti dei quali non riescono a ricevere cure adeguate. Il personale medico, esausto e sottodimensionato, lavora senza sosta in reparti privi di corrente elettrica, acqua potabile e strumenti essenziali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, almeno il 70% delle strutture sanitarie di Gaza è stato colpito o danneggiato da bombardamenti diretti o indiretti.
A peggiorare la situazione è la chiusura quasi totale dei valichi di frontiera per l’ingresso degli aiuti umanitari. I convogli organizzati dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie internazionali faticano a raggiungere la popolazione civile a causa delle continue operazioni militari e della mancanza di garanzie di sicurezza. Le scorte di cibo, acqua e medicinali sono ormai esaurite in molte aree, e cresce il rischio di epidemie a causa delle condizioni igienico-sanitarie critiche nei campi di sfollati e nei rifugi sovraffollati.
Le agenzie umanitarie denunciano inoltre l’impossibilità di evacuare i feriti gravi e i malati cronici, rimasti intrappolati senza accesso ai trattamenti essenziali. Le autorità locali segnalano un numero crescente di morti indirette causate dalla fame, dalla disidratazione e dall’impossibilità di accedere a cure mediche basilari. La popolazione vive in uno stato permanente di allarme, sotto le bombe e senza alcuna possibilità di protezione. Le famiglie dormono all’aperto o nei tunnel sotterranei, con la speranza di sfuggire ai raid notturni.
La comunità internazionale continua a lanciare appelli per un cessate il fuoco immediato. L’ONU, l’Unione Europea, la Croce Rossa e numerosi Stati mediorientali hanno chiesto l’apertura urgente di corridoi umanitari, la protezione dei civili e la fine degli attacchi contro le infrastrutture sanitarie. Tuttavia, i tentativi di mediazione rimangono bloccati da posizioni inconciliabili. Israele sostiene di continuare l’offensiva finché Hamas non verrà completamente smantellato, mentre l’organizzazione palestinese continua a lanciare razzi contro il territorio israeliano, aggravando la spirale di violenza.
Nelle ultime ore, il segretario generale dell’ONU António Guterres ha ribadito che “nessuna giustificazione militare può legittimare il livello di distruzione e sofferenza inflitto ai civili nella Striscia di Gaza”. Ha chiesto con forza un’interruzione immediata delle ostilità e il rispetto del diritto umanitario internazionale, ricordando a entrambe le parti in conflitto l’obbligo di proteggere la popolazione non coinvolta.
Intanto, a Gaza, si continua a scavare tra le macerie in cerca di sopravvissuti. Le immagini che arrivano da Rafah e Deir al-Balah mostrano interi isolati rasi al suolo, bambini intrappolati sotto i detriti, ambulanze ferme senza carburante, e medici impotenti davanti a ferite mortali che non possono curare. Ogni ora che passa senza una tregua aggiunge nuove vittime a un conflitto che ha già superato ogni limite.

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