Sextortion l’estorsione sessuale digitale che si diffonde in Italia e spinge istituzioni e associazioni a intervenire
- piscitellidaniel
- 30 set
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La sextortion è una delle minacce digitali che negli ultimi anni ha registrato la crescita più rapida, trasformandosi da fenomeno marginale a emergenza sociale. Si tratta di una forma di ricatto in cui un malintenzionato, dopo aver ottenuto immagini o video intimi di una persona, minaccia di diffonderli se non riceve denaro o altre prestazioni. In molti casi, il materiale è frutto di conversazioni online registrate a insaputa della vittima o di contenuti che quest’ultima ha inviato spontaneamente in un contesto che appariva sicuro.
Il meccanismo è noto ma continua a colpire con forza. Un contatto apparentemente innocuo su un social network si trasforma in una conversazione intima, la fiducia porta allo scambio di contenuti personali, e poco dopo arriva il ricatto. Gli estorsori minacciano di inviare i materiali a familiari, amici e colleghi, facendo leva sulla vergogna e sull’impatto psicologico della possibile esposizione. Alcuni criminali non hanno neppure reali immagini compromettenti ma contano sulla paura della vittima per ottenere comunque pagamenti.
In Italia i dati ufficiali mostrano un aumento dei casi. La Polizia Postale segnala che i minorenni rappresentano una fascia particolarmente vulnerabile, con oltre un centinaio di episodi denunciati solo nell’ultimo anno. La maggioranza delle vittime è di sesso maschile, spesso giovanissimi che, attratti da contatti apparentemente coetanei, si ritrovano intrappolati in una rete di ricatti che non sanno come gestire. Ma il fenomeno non risparmia gli adulti, anzi: la fascia dei trentenni e quarantenni è tra le più colpite, con casi che si sviluppano anche in contesti professionali, dove il danno reputazionale diventa un’arma potentissima nelle mani dei criminali.
Le conseguenze psicologiche sono gravi. Le vittime spesso si isolano, temono di confidarsi con familiari o amici, rimandano la denuncia per paura che la minaccia si concretizzi. In diversi casi documentati, il ricatto non si ferma a una singola richiesta: anche dopo aver pagato, la vittima continua a ricevere pressioni per ulteriori somme, entrando in un circolo vizioso difficile da interrompere. Gli investigatori sottolineano che il pagamento non garantisce la fine delle molestie e incoraggiano a rivolgersi immediatamente alle autorità.
Dal punto di vista giuridico, l’Italia affronta la sextortion attraverso norme esistenti. Si tratta di estorsione quando vi è richiesta di denaro sotto minaccia, ma in molti casi si sovrappongono anche i reati di diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, minacce e violenza privata. La legge contro il cosiddetto revenge porn del 2019 ha introdotto una tutela importante, ma non sempre riesce a coprire tutti i profili della sextortion, soprattutto quando la minaccia riguarda la diffusione di materiale che potrebbe essere manipolato o addirittura inesistente.
Le piattaforme digitali sono coinvolte in prima linea. Meta ha avviato collaborazioni con associazioni italiane per rafforzare i sistemi di segnalazione, rimuovere più rapidamente i contenuti e bloccare account sospetti. La prevenzione tecnologica si affianca così a campagne di sensibilizzazione, soprattutto rivolte ai giovani, che spiegano i rischi e forniscono strumenti per riconoscere in anticipo situazioni potenzialmente pericolose. L’educazione digitale diventa una componente fondamentale per ridurre la platea di possibili vittime.
Associazioni come PermessoNegato svolgono un ruolo cruciale. Offrono supporto psicologico e legale, assistono nella procedura di denuncia e si occupano della rimozione dei contenuti dalle piattaforme. La loro azione serve non solo ad aiutare le vittime, ma anche a rompere il muro di silenzio che circonda molti casi. In Italia, infatti, si denuncia meno di quanto accade in altri Paesi, e questo limita la capacità di contrasto da parte delle autorità.
Le dinamiche della sextortion sono rese ancora più insidiose dalle nuove tecnologie. L’uso di software di intelligenza artificiale e deepfake consente di creare immagini false a partire da foto comuni, aumentando il potere di ricatto. Questo significa che non è più necessario che la vittima invii materiale intimo: basta una foto profilo per costruire un’immagine compromettente che viene poi usata come leva. Gli esperti segnalano che questa evoluzione renderà sempre più difficile distinguere tra casi reali e minacce basate su falsi digitali.
La lotta al fenomeno richiede quindi un approccio multilivello. Serve aggiornare le normative, potenziare le risorse delle forze di polizia specializzate, sviluppare tecnologie di protezione più sofisticate e, soprattutto, costruire una cultura della sicurezza digitale. La consapevolezza deve passare anche attraverso scuole, famiglie e luoghi di lavoro, dove le persone possano trovare informazioni chiare e supporto immediato.
Il fenomeno della sextortion in Italia dimostra come la violenza digitale sia ormai un tema che incide direttamente sulla vita reale. Non è solo un problema tecnologico, ma una minaccia che tocca dignità, libertà e sicurezza personale. Contrastarlo significa difendere diritti fondamentali e garantire che la rete rimanga uno spazio di opportunità, non un terreno fertile per ricatti e abusi.

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