Sanità pubblica e fondi bloccati: oltre 10 miliardi disponibili ma inutilizzati tra prevenzione e trasparenza
- piscitellidaniel
- 17 nov 2025
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Nel cuore del sistema sanitario nazionale si staglia un paradosso che mette in luce una criticità tanto strutturale quanto operativa: nonostante la disponibilità di risorse finanziarie ingenti — nell’ordine di oltre 10 miliardi di euro — destinate a rafforzare la prevenzione della corruzione, la trasparenza dei processi e la governance delle aziende sanitarie, tali strumenti restano largamente inutilizzati o sotto-utilizzati. La manifestazione di questa anomalia riguarda le aziende sanitarie locali e ospedaliere, ma anche le strutture accreditate che operano a vario titolo nell’ambito del servizio pubblico. La situazione è resa ancor più grave dalla constatazione che il comparto sanitario è uno dei più vulnerabili ai rischi di mala gestione, sprechi e fenomeni corruttivi a causa dell’elevata entità di risorse in gioco, della complessità dei processi e del numero elevato di fornitori, stakeholder e soggetti coinvolti. La disposizione normativa che impone l’adozione di Piani triennali di prevenzione della corruzione e della trasparenza (PTPCT) per le strutture sanitarie è stata recepita, ma la messa in pratica delle relative misure appare largamente disattesa: ad esempio oltre la metà delle aziende sanitarie non ha attivato in modo pieno gli strumenti previsti per la prevenzione anticorruzione, segno di una cultura organizzativa che fatica a integrare la compliance nel tessuto operativo quotidiano. Parallelamente, l’utilizzo reale delle risorse stanziate — pur formalmente approvate — è ostacolato da ritardi, incertezze applicative, assenza di formazione specialistica e lacune digitali, rendendo i fondi in larga misura inattivi, e comportando un duplice danno: da un lato lo spreco potenziale di risorse pubbliche; dall’altro l’ulteriore indebolimento di un sistema sanitario pubblico che già affronta gravi tensioni finanziarie, esercizio sotto pressione e attese crescenti da parte dei cittadini.
Il primo tema da considerare è la dimensione delle risorse pronte ma non attive. L’entità del fondo destinato a interventi di compliance, trasparenza e prevenzione nella sanità è consistente e riflette la consapevolezza delle istituzioni della dimensione del problema. Tuttavia, la traduzione pratica di questi stanziamenti in progetti operativi — come sistemi digitali di tracciamento, piattaforme di whistle blowing, rotazione degli incarichi sensibili, controlli sugli appalti e formazione dei responsabili d’anticorruzione — appare lenta e carente. Le strutture sanitarie lamentano sovente un eccessivo carico burocratico, risorse umane insufficienti e mancanza di incentivi concreti a implementare le misure anticorruzione. Di conseguenza, quello che avrebbe dovuto essere un catalizzatore di efficienza e integrazione si è tramutato in un capitale in gran parte inattivo o in attesa di attuazione, con ricadute dirette sulla capacità del sistema sanitario di garantire qualità, equità ed efficienza.
Parallelamente alla questione delle risorse, occorre rilevare che il sistema normativo offre già strumenti piuttosto articolati per porre sotto controllo i rischi. La legge 190/2012, in combinato con il d.lgs. n. 33/2013 e con il d.lgs. n. 39/2013, ha introdotto obblighi di trasparenza, rotazione degli incarichi, conflitti di interesse, modalità di whistleblowing e pubblicazione dei dati di spesa. In ambito sanitario questi strumenti sono rinforzati da piani specifici redatti dall’Autorità Nazionale Anticorruzione e da azioni di controllo che coinvolgono le strutture sanitarie pubbliche e accreditate. Nonostante ciò, studi e rilievi segnalano che la presenza di strumenti è spesso “a carte” o formale, senza effettiva operatività: ad esempio la percentuale delle strutture sanitarie che dichiara di aver completato l’analisi dei rischi, integrato la rotazione degli incarichi e attivato piattaforme dedicate alle segnalazioni risulta tuttora significativamente inferiore al livello desiderato. Le cause sono molteplici e spaziano dalla scarsa formazione del personale alla mancanza di un sistema di incentivazione efficace, dall’eredità di organizzazioni rigide e poco orientate all’innovazione fino a ritardi tecnologici che impediscono la messa in opera di soluzioni digitali funzionali.
La mancata spesa o la bassa attivazione delle risorse anticorruzione nella sanità genera impatti che vanno ben oltre il mero aspetto quantitativo. In primo luogo, erode la credibilità del sistema sanitario nei confronti dei cittadini: la trasparenza e la legalità rappresentano fondamentali nell’ottica del diritto alla salute e della fiducia che l’utente ripone nella pubblica amministrazione. Un sistema nel quale risorse ingenti rimangono inutilizzate rischia di alimentare percezioni di inefficienza, spreco e favori, con ripercussioni sul rapporto tra cittadino e istituzioni. In secondo luogo, l’efficacia del servizio sanitario ne risente direttamente: la prevenzione della corruzione non è solo una questione di costi evitati, ma anche di capacità di allocare le risorse in modo ottimale, di assicurare acquisti e forniture efficaci, di garantire equità negli accessi e qualità negli esiti sanitari. In un contesto in cui le regioni si confrontano con forti pressioni di spesa, mancanza di personale e aumento della domanda, l’incapacità di utilizzare fondi finalizzati alla trasparenza e alla governance rappresenta un elemento di vulnerabilità sistemica.
Un terzo profilo riguarda la governance territoriale e la disparità tra regioni. Le criticità legate all’attuazione delle misure anticorruzione sono maggiori nelle aree con minori risorse strutturali, dove ad esempio la digitalizzazione infrastrutturale è più arretrata, il personale amministrativo ridotto e la cultura della compliance meno radicata. Questo genera un effetto di “doppio svantaggio”: da un lato la disponibilità di fondi in quelle aree è la stessa o addirittura maggiore per contrastare i dislivelli, dall’altro l’effettiva attuazione rimane più difficile, accentuando i divari territoriali in termini di efficacia del sistema sanitario. Inoltre, le situazioni emergenziali del periodo pandemico hanno evidenziato come l’emergenza abbia potuto sovrapporsi alla prevenzione strutturale, richiedendo che le risorse disponibili fossero destinate al contenimento immediato piuttosto che al rafforzamento della governance. Le conseguenze di questo orientamento emergenziale si riverberano oggi nell’incapacità di tradurre in pratica gli strumenti normativi e finanziari segnalati come disponibili.
Sul versante delle proposte operative emergono diverse linee di intervento che potrebbero contribuire a superare il blocco attuale. In primo luogo, è necessario un monitoraggio puntuale della spesa effettiva delle risorse destinate alla prevenzione della corruzione nelle aziende sanitarie, con pubblicazione sistematica dei risultati e verifica dei traguardi. Una maggiore trasparenza sulla destinazione e utilizzo dei fondi avrebbe un effetto deterrente e contribuirebbe a rafforzare la fiducia sulla reale volontà di riforma. In secondo luogo, va potenziata la formazione del personale amministrativo, clinico e direttivo alla cultura della legalità, della gestione del rischio e della compliance, con metodologie moderne, moduli digitali e indicatori di misurazione collegati anche alla performance dell’utilizzo dei fondi. In terzo luogo, è opportuno innovare le piattaforme digitali e i processi informativi che integrino la tracciabilità delle risorse, la segnalazione degli irregolari, la rotazione degli incarichi e il controllo degli appalti, rendendo questi strumenti funzionali e non semplici adempimenti. Infine, è fondamentale includere nei criteri di valutazione dei manager sanitari indicatori specifici relativi all’attuazione degli strumenti anticorruzione e alla spesa delle risorse date in dotazione, affinché la prevenzione diventi parte integrante della gestione strategica dell’azienda sanitaria piuttosto che un accessorio burocratico.
L’inerzia nella trasformazione delle risorse disponibili in strumenti operativi efficaci descrive una falla che ha effetti su economia, performance, equità e fiducia del sistema sanitario pubblico. La disponibilità di oltre 10 miliardi pronta all’uso è una condizione che avrebbe potuto rafforzare l’intero comparto, ma che oggi resta in gran parte inattiva, alimentando il rischio che la sanità pubblica italiana non colga l’occasione per integrità, trasparenza e rilancio organizzativo.

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