Riso, i produttori contestano l’Unione europea: barriere all’import troppo basse
- piscitellidaniel
- 3 dic 2025
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Il settore risicolo italiano torna a sollevare con forza la questione delle importazioni dai Paesi extra-UE, accusando le istituzioni europee di mantenere livelli di tutela insufficienti rispetto alla pressione esercitata dai produttori asiatici. Le associazioni di categoria denunciano che le attuali barriere tariffarie e le misure di controllo non garantiscono condizioni di concorrenza equilibrate, penalizzando in modo significativo le aziende italiane ed europee che operano secondo standard produttivi più rigidi, sia in termini di sostenibilità sia di sicurezza alimentare. Le preoccupazioni arrivano in un momento in cui il mercato del riso attraversa una fase complessa, caratterizzata da costi di produzione in aumento, margini ridotti e un quadro geopolitico che rende ancora più evidente la dipendenza dell’Europa dalle importazioni.
I produttori italiani osservano che negli ultimi anni si è verificato un incremento costante delle quantità di riso proveniente da Paesi che applicano norme meno stringenti su pesticidi, fitofarmaci e processi di lavorazione. Questo squilibrio, secondo le organizzazioni del settore, genera una concorrenza distorta che mette in difficoltà le imprese europee costrette a sostenere costi più elevati per rispettare i parametri imposti dall’Unione. Il punto critico non riguarda soltanto il prezzo, ma anche la qualità dei prodotti introdotti nel mercato europeo, che presentano caratteristiche difficilmente comparabili con quelle del riso coltivato in Italia, dove la filiera è sottoposta a controlli accurati e certificazioni che ne garantiscono la tracciabilità.
Uno degli aspetti più discussi è la revisione delle clausole di salvaguardia applicate agli scambi con i Paesi meno avanzati. Le associazioni risicole contestano che l’UE continui a mantenere un regime agevolato che permette l’ingresso di grandi quantità di riso lavorato a dazio zero. Questa politica, introdotta per sostenere lo sviluppo economico dei Paesi beneficiari, secondo i produttori italiani ha finito per danneggiare gravemente la coltivazione europea, senza portare benefici proporzionati alle realtà locali cui era destinata. L’effetto combinato di dazi ridotti, costi produttivi inferiori e una domanda europea costante ha favorito un aumento delle importazioni che negli ultimi anni ha messo in crisi molte aziende italiane, specialmente quelle specializzate nelle varietà più pregiate.
Il settore risicolo italiano evidenzia inoltre come la minore rigidità delle norme applicate ai prodotti provenienti dall’estero abbia favorito il diffondersi di pratiche difficilmente sostenibili sul piano ambientale. Le aziende europee sono vincolate da obblighi che riguardano l’uso dell’acqua, la gestione dei terreni, le rotazioni colturali e l’impiego di fitofarmaci, mentre in molte aree di produzione asiatica questi vincoli non esistono o sono applicati in modo diverso. Tale asimmetria, secondo i rappresentanti del settore, mina la credibilità dell’UE quando si parla di sostenibilità e tutela ambientale, poiché consente l’ingresso di prodotti che non rispettano gli stessi standard imposti ai produttori europei.
Le tensioni sono aumentate anche per effetto dell’andamento dei prezzi internazionali. Le fluttuazioni del mercato globale hanno ridotto ulteriormente i margini delle aziende italiane, che ora chiedono misure urgenti per proteggere una filiera che rappresenta un elemento storico e identitario dell’agricoltura nazionale. Il riso italiano, noto per la qualità elevata e per varietà tipiche come Carnaroli, Arborio e Vialone Nano, richiede investimenti costanti in tecnologia, irrigazione e sostenibilità. I produttori sottolineano che, senza interventi dell’Unione, l’intero comparto rischia di perdere competitività e di vedere compromesso il futuro delle attività agricole legate alla risicoltura.
Un altro tema riguarda i controlli sanitari e doganali. Le associazioni agricole denunciano che le verifiche sui prodotti importati non sono sufficientemente frequenti e accurate, soprattutto nei porti europei dove transitano grandi volumi di merce proveniente dall’Asia. Secondo i produttori, l’aumento dei controlli non avrebbe solo un effetto di tutela sanitaria, ma contribuirebbe anche a evitare fenomeni di svalutazione del prodotto europeo causati dall’immissione sul mercato di riso a basso costo e dagli standard qualitativi incerti.
La richiesta principale rivolta alle istituzioni europee è quella di rivedere le condizioni di accesso al mercato comunitario, adottando dazi più elevati, controlli più severi e una valutazione più realistica degli effetti delle politiche commerciali sui produttori europei. Le organizzazioni propongono anche l’introduzione di una clausola di reciprocità che imponga ai Paesi esportatori di rispettare gli stessi standard europei in materia di sicurezza alimentare, ambiente e diritti dei lavoratori. Questa misura, già discussa in altri settori agricoli, permetterebbe di evitare squilibri competitivi e garantirebbe una maggiore trasparenza sull’origine dei prodotti.
La filiera del riso in Italia continua a rappresentare uno dei comparti più rilevanti per la produzione europea, con una tradizione radicata, un patrimonio genetico unico e un sistema di aziende che negli ultimi decenni ha investito in qualità e innovazione. La pressione esercitata dalle importazioni, però, rischia di indebolire un equilibrio già fragile. I produttori ribadiscono che la tutela del settore non è una richiesta protezionistica, ma una condizione necessaria per garantire la sopravvivenza di un comparto che opera nel rispetto di regole severe e che contribuisce alla biodiversità e alla stabilità economica delle aree rurali.
Il confronto con le istituzioni europee proseguirà nelle prossime settimane, con l’obiettivo di ottenere un’analisi più approfondita sull’impatto delle politiche commerciali e sull’opportunità di adottare misure di difesa più efficaci. I produttori italiani restano fermi sulla loro posizione: senza interventi concreti, la competitività del riso europeo continuerà a deteriorarsi a favore di prodotti provenienti da Paesi che operano con costi più bassi e standard meno rigorosi.

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