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Rapporto Svimez 2025: il Mezzogiorno cresce ma rischia di fermarsi con la fine degli investimenti straordinari

Il nuovo rapporto Svimez del 2025 fotografa un Mezzogiorno in crescita, ma con prospettive fragili. Dopo anni di ritardi e squilibri, il Sud ha mostrato segnali di ripresa economica più solidi rispetto al resto del Paese, trainato soprattutto dagli investimenti pubblici, dalle costruzioni e dalle risorse straordinarie del PNRR. Tuttavia, l’associazione lancia un monito: se non si consolideranno politiche strutturali di lungo periodo, la fase positiva rischia di esaurirsi già nel 2025, con un ritorno alle vecchie disparità territoriali.


Il Pil del Mezzogiorno nel 2024 è cresciuto dello 0,9%, superando il +0,7% del Centro-Nord. È un risultato importante, che testimonia la capacità di reazione dell’economia meridionale dopo la crisi pandemica e la stretta inflazionistica. A sostenere la crescita è stato soprattutto il comparto delle costruzioni, spinto dal Superbonus, dai cantieri legati al PNRR e dalle opere infrastrutturali avviate negli ultimi due anni. Gli investimenti in costruzioni sono aumentati del 4,9%, contro il 2,7% registrato nelle regioni settentrionali.


Dietro questo dato positivo, però, si nasconde un equilibrio precario. Il rapporto evidenzia che buona parte della crescita è dovuta a misure eccezionali e temporanee, la cui portata andrà riducendosi a partire dal 2025. Gli investimenti collegati al PNRR, che nel triennio 2024-2026 valgono circa 1,8 punti di Pil del Mezzogiorno, non potranno essere replicati con la stessa intensità una volta terminato il ciclo di spesa straordinaria. In assenza di un piano di sviluppo stabile, il rischio è che la crescita del Sud rallenti, tornando al di sotto della media nazionale.


Sul fronte dei consumi interni, la fotografia è meno incoraggiante. Nel 2024 i consumi delle famiglie meridionali hanno registrato una lieve flessione, pari al -0,1%, mentre nel resto del Paese si è osservato un incremento dello 0,3%. Il reddito disponibile è cresciuto del 2,3%, ma con un ritmo dimezzato rispetto all’anno precedente, quando l’aumento era stato del 4,5%. La perdita di potere d’acquisto, dovuta al rialzo dei prezzi e alla riduzione dei salari reali, ha frenato la domanda interna e pesato soprattutto sui nuclei familiari a basso reddito.


Anche l’occupazione mostra luci e ombre. Tra il 2019 e il 2024 il numero degli occupati nel Mezzogiorno è cresciuto del 5,4%, pari a circa 330 mila unità in più. È un progresso significativo, ma non sufficiente a colmare il divario con il Centro-Nord. La quota di “non lavoro” – che include disoccupati, inattivi potenziali e part-time involontari – è scesa dal 39,3% al 33%, ma rimane ancora più che doppia rispetto al resto del Paese. Il calo dei salari reali è un altro elemento di preoccupazione: tra il 2019 e il 2024 le retribuzioni effettive sono diminuite del 5,7%, più della media italiana e in netta controtendenza rispetto all’area euro.


La crescita demografica negativa accentua ulteriormente le criticità. Il Sud continua a perdere popolazione giovane e qualificata, con un’emigrazione di circa 70 mila persone l’anno verso il Nord o l’estero. Questo fenomeno, combinato all’invecchiamento della popolazione e al calo delle nascite, riduce il potenziale produttivo e la base fiscale delle regioni meridionali, aggravando gli squilibri sociali e territoriali.


La Svimez sottolinea come la sostenibilità della ripresa dipenda da una politica di coesione più efficace e da un utilizzo pieno e tempestivo dei fondi europei. La realizzazione delle infrastrutture materiali e digitali, il potenziamento del sistema logistico, il rafforzamento delle reti energetiche e la transizione ecologica rappresentano i pilastri su cui costruire una crescita duratura. È necessario, inoltre, investire in capitale umano, formazione e innovazione, con misure che favoriscano il rientro dei giovani laureati e il radicamento delle imprese ad alto valore aggiunto nel territorio meridionale.


Il quadro macroeconomico per i prossimi anni lascia intravedere un rallentamento. Nel 2025 il Pil del Sud è stimato in crescita dello 0,7%, contro l’1% del Centro-Nord, mentre nel 2026 il divario potrebbe ampliarsi ulteriormente, con una differenza di circa 0,3 punti percentuali. La “normalizzazione” dell’economia, dopo la fase di stimolo legata al PNRR, rischia quindi di riportare il Mezzogiorno nella sua posizione storica di fragilità, se non verranno introdotte misure permanenti per rafforzarne la competitività.


Il rapporto evidenzia infine un tema di natura politica e istituzionale: la governance dello sviluppo territoriale. La frammentazione amministrativa, la lentezza della spesa pubblica e la carenza di competenze tecniche nei piccoli enti locali continuano a rappresentare un ostacolo all’efficacia delle politiche di coesione. Per la Svimez serve un coordinamento più stretto tra Stato, Regioni e Comuni, in grado di garantire tempi certi e qualità nella realizzazione dei progetti.


Se il Mezzogiorno è riuscito a colmare temporaneamente parte del divario economico, il merito è stato delle risorse straordinarie e di un contesto favorevole che difficilmente si ripeterà. La sfida ora è evitare che il Sud torni a essere la parte più vulnerabile del Paese, intrappolata tra bassa produttività, emigrazione giovanile e scarsa attrattività per gli investimenti privati. Il rapporto Svimez invita a trasformare l’eccezionalità degli ultimi anni in un percorso strutturale di sviluppo, per rendere il riequilibrio territoriale una realtà stabile e non una parentesi destinata a chiudersi.

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