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Putin punta a prolungare lo Start per riallacciare i rapporti con Trump e dividere la Nato

Il Cremlino ha riacceso i riflettori sul trattato Start, l’accordo bilaterale che regola la riduzione e il controllo degli arsenali nucleari tra Stati Uniti e Russia. Vladimir Putin ha fatto trapelare l’intenzione di proporre un’estensione dell’intesa, presentandola come un passo necessario per preservare la stabilità strategica globale. Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali, la mossa è interpretata da molti analisti come un tentativo di riaprire un canale diretto con Donald Trump e, allo stesso tempo, di incrinare la compattezza della Nato in una fase già segnata da tensioni interne e pressioni esterne.


Lo Start, nella sua versione attuale, è l’ultimo grande trattato sul controllo degli armamenti rimasto in vigore tra le due potenze. Prevede limiti precisi al numero di testate nucleari e ai vettori di lancio, oltre a un sistema di verifiche reciproche. La sua scadenza naturale è fissata per il 2026, ma già da mesi il dibattito internazionale ruota intorno alla possibilità che non venga rinnovato, soprattutto a causa del deterioramento dei rapporti tra Mosca e Washington dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Con la sua proposta, Putin cerca di presentarsi come interlocutore responsabile, disposto a mantenere aperto il dialogo su un tema vitale per la sicurezza globale.


Il contesto, tuttavia, racconta un’altra storia. La Russia si trova sotto pressione economica e militare, con un conflitto in Ucraina che si protrae senza una soluzione a breve termine e con un isolamento crescente sul piano internazionale. Riportare l’attenzione su un trattato storico come lo Start offre a Putin un’opportunità di rompere l’assedio politico, cercando di sfruttare le divisioni interne all’Occidente. Non è un caso che la mossa arrivi proprio mentre gli Stati Uniti vivono una fase politica turbolenta, con Trump che punta a un ritorno alla Casa Bianca e che potrebbe essere più incline di altri leader americani a riaprire il dialogo con il Cremlino.


Trump, durante la sua presidenza, aveva spesso criticato il costo delle alleanze multilaterali e mostrato aperture verso la Russia, pur senza risultati concreti in termini di accordi duraturi. Per Putin, la prospettiva di un suo ritorno rappresenta una finestra strategica: proporre un prolungamento dello Start significa offrirgli un terreno diplomatico appetibile, che potrebbe essere presentato agli elettori americani come un successo in politica estera. Allo stesso tempo, questa apertura rischia di accentuare le differenze tra gli Stati Uniti e i partner europei della Nato, i quali guardano con diffidenza a qualsiasi segnale di ammorbidimento nei confronti del Cremlino.


Il messaggio lanciato da Mosca è duplice. Da un lato, si propone come attore razionale che vuole evitare una nuova corsa agli armamenti nucleari. Dall’altro, invia un segnale politico a Washington, suggerendo che la Russia è pronta a discutere direttamente con la Casa Bianca bypassando l’Alleanza Atlantica. Questa dinamica, se trovasse sponde negli Stati Uniti, rischierebbe di indebolire il fronte occidentale, già alle prese con differenze su spese militari, strategie di sostegno all’Ucraina e gestione delle relazioni con la Cina.


Le reazioni dei Paesi Nato non si sono fatte attendere. Diversi governi hanno accolto con prudenza le parole di Putin, sottolineando che la credibilità della Russia è oggi fortemente compromessa. Qualsiasi trattativa, viene ricordato, non può prescindere dalla fine delle ostilità in Ucraina e dal rispetto delle regole internazionali. Allo stesso tempo, resta forte la consapevolezza che un crollo definitivo degli accordi sul controllo degli armamenti aprirebbe scenari pericolosi, con la possibilità di una nuova escalation nucleare non più regolata da limiti condivisi.


Dal punto di vista strategico, la proposta russa mette in luce la volontà del Cremlino di tornare a giocare un ruolo centrale nella governance della sicurezza globale, nonostante l’isolamento. L’arma nucleare rimane il principale strumento di pressione nelle mani di Mosca, sia come deterrente sia come leva diplomatica. La possibilità di un prolungamento dello Start viene così usata per presentare la Russia non solo come potenza militare, ma anche come attore indispensabile per la stabilità internazionale.


L’Europa osserva con preoccupazione. Qualsiasi apertura bilaterale tra Washington e Mosca rischierebbe di marginalizzare il ruolo europeo, già messo a dura prova dalla difficoltà di trovare una linea comune sulle questioni di sicurezza e difesa. In particolare, i Paesi dell’Est, direttamente minacciati dalla guerra in Ucraina, vedono nella proposta di Putin un tentativo di dividere il blocco occidentale e di guadagnare tempo sul fronte militare.


Resta da capire quale sarà la risposta di Washington. L’amministrazione americana attuale ha mantenuto una linea di fermezza nei confronti della Russia, ma non può ignorare l’importanza del controllo sugli armamenti nucleari. Il rischio di un mondo senza regole condivise su arsenali e vettori rappresenta un incubo per la sicurezza globale. Tuttavia, accettare oggi la proposta di Mosca significherebbe offrire a Putin un successo politico in un momento in cui la Russia continua la sua offensiva in Ucraina.


Il futuro dello Start si intreccia quindi con la partita politica americana e con gli equilibri interni alla Nato. Se la mossa di Putin riuscirà a trovare ascolto negli Stati Uniti, potrebbe aprire un nuovo capitolo di trattative. In caso contrario, il rischio è che l’ultimo grande trattato sul controllo delle armi nucleari scada senza essere rinnovato, lasciando il mondo più esposto a un ritorno della competizione atomica senza regole.

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